Vaccini obbligatori nei nidi lombardi?

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Due pediatre a confronto sul farli o non farli e sulle motivazioni

Vaccini obbligatori per chi va al nido in Lombardia? Al via la raccolta di firme per presentare una proposta di legge che rende obbligatorio il vaccino esavalente e il combinato trivalente per tutti i bambini che si iscrivono al nido. L’obiettivo è di riuscire ad approvare il progetto di legge (presentato da Patto Civico) in tempi record e in modo trasversale così da fare scattare l’obbligo fin dall’inizio del prossimo anno scolastico.  Nel 2014, secondo i dati del Ministero della Salute, nessun vaccino per bambini ha raggiunto il 95% di copertura in Italia. Negli ultimi due anni sono aumentati i casi di morbillo e la pertosse, per cui le vaccinazioni sono scese al 90% e, dopo anni, ci sono stati nuovi morti tra i bimbi. L’Oms ha alzato il cartellino giallo verso il nostro paese. E mentre la legge nazionale è ferma (a novembre le Regioni avevano detto sì all’obbligo di vaccinazioni per chi si iscrive alle elementari), le Regioni si stanno muovendo. Emilia Romagna, Toscana e Lombardia. E possono farlo soltanto sui nidi, di loro competenza.

Ecco due pediatre, con posizioni diverse, a confronto: Maria Teresa Torri, pediatra specialista in medicina antroposofica (per anni pediatra della scuola Rudolf Steiner di Milano) e la pediatra family friendly Francesca Brambillasca.

RADIOMAMMA: Vaccinare o non vaccinare?
TORRI:  Il tema non è vaccinare o non vaccinare è scegliere di vaccinare per malattie realmente esistenti e soprattutto a che età è possibile farlo senza disturbare il sistema immunitario In giro ci sono 500 mila batteri, ma noi stiamo vaccinando per quattro, che non ci sono più sul territorio. E non grazie alle vaccinazioni, ma al fatto che le malattie si modificano nel tempo e nello spazio. Non ci sono più il morbillo o la pertosse che conoscevamo, si sono evoluti. In più l’immunizzazione indotta dal vaccino è temporanea, dura 5 anni. Se fai realmente la malattia del morbillo invece sei immune per tutta la vita.
BRAMBILLASCA: La vaccinazione è un’immunizzazione attiva che tramite la somministrazione del microrganismo o di suoi prodotti modificati, evoca una risposta immunologica simile a quella stimolata dall’infezione naturale. I vaccini sono quindi concretamente una strategia difensiva di fronte a malattie seriamente debilitanti e potenzialmente letali. Sono efficaci e danno un immunità duratura, anche se per alcuni di essi è richiesto un richiamo a distanza di anni. Ma, paradossalmente, è proprio il successo delle vaccinazioni a creare problemi nella loro accettazione, poiché la diminuzione di frequenza di queste malattie prevenibili ha portato ad una diminuzione della percezione della loro gravità.

RADIOMAMMA: Ci sono controindicazioni alle vaccinazioni? E cosa risponde a chi ha paura di vaccinare?
TORRI: Possono esserci controindicazioni, se il bambino in quel momento è debole. Il problema poi è che, come fossimo artefici del suo sistema immunitario, iniettiamo 5/6 malattie alla volta. Poi lo mandiamo a scuola e in giro tranquillamente. Invece in quel periodo il bambino sta vivendo la malattia. Se avesse realmente il morbillo lo terremmo a letto 45 giorni. Invece se fa la vaccinazione, lo ammaliamo e non rispettiamo la malattia. Per non disturbare il sistema immunitario si dovrebbe vaccinare a 21 anni, quando il sistema immunitario è sviluppato completamente e farlo comunque con una malattia alla volta.
BRAMBILLASCA: Le cause di ritardati programmi e delle basse coperture vaccinali sono da ricercarsi nei preconcetti sulla necessità di vaccinare e sulla sicurezza dei vaccini.  I vaccini prima di essere messi in commercio devono superare prove di sicurezza ed efficacia, le varie e mai provate relazioni fra autismo e vaccinazioni sono state smentite ampiamente, esiste ovviamente la possibilità di piccoli effetti indesiderati come esiste la possibilità che il vaccino pur correttamente somministrato non procuri una protezione completa verso la malattie, ma gli studi costi/beneficio sono ampiamente a favore delle campagne vaccinale

RADIOMAMMA: Ai genitori che hanno paura di avere intorno bimbi non vaccinati cosa risponde?
TORRI: I bimbi vaccinati sono immuni, sono gli altri che devono temere, non avendo incontrato quegli agenti patogeni. E inoltre si dovrebbero fare altre domande: quanto dura l immunizzazione, qualora sia avvenuta effettivamente? E ogni quanto andrebbe allora ripetuto il, cosiddetto, richiamo? Tutta la vita? Noi adulti siamo vaccinati? Ovviamente no, vista la scadenza quinquennale...
BRAMBILLASCA: Le vaccinazioni possono essere definite un “intervento collettivo”. Il beneficio è diretto (la persona vaccinata si immunizza) ed è indiretto, in virtù della creazione di una rete di sicurezza a favore dei soggetti non vaccinati, che riduce il rischio di contagio. Per quanto concerne la durate dei vaccini vanno fatte alcune distinzioni.  L’immunità per Tetano e Difterite è molto duratura (è consigliato un richiamo ogni 10 anni); per l'Epatite B circa cinque anni. Ma l'assenza di anticorpi specifici a diversi anni dalla vaccinazione non significa necessariamente la scomparsa dell'effetto protettivo della vaccinazione, tant'è che basta un richiamo per indurre una pronta e consistente risposta secondaria. Stesso discorso vale per la vaccinazione anti-Morbillo, Rosolia e Parotite. Per altre malattie, come la Pertosse o l'Haemophilus influenzae di tipo b (Hib), gli anticorpi indotti durano per circa 2-4 anni, ma siccome si tratta di patologie tipicamente pediatrica, questo in parte riduce l'importanza di una memoria immunologia duratura nella popolazione generale.

RADIOMAMMA: La comunità intera è a rischio se non si vaccinano i bambini?
TORRI: Se si supera la famosa soglia del 95% di neonati vaccinati non vuol dire che la comunità intera è immunizzata, perché ci sono sempre gli adulti. Siamo portatori di quelle malattie per cui da piccoli ci hanno vaccinato, visto che dopo 5 anni gli anticorpi indotti con il vaccino scompaiono.
BRAMBILLASCA: Vaccinarsi offre una sicura protezione per se stessi e permette anche quella che viene definita immunità di gregge ovvero l’immunità a un determinato batterio o virus patogeno di tutta la comunità. La vaccinazione offre infatti, oltre a una protezione individuale, la possibilità di ridurre il rischio di malattia fra gli altri membri della popolazione, perché si abbassa la possibilità di trasmissione dell’agente patogeno. Quando la percentuale degli immuni di una popolazione supera un determinato livello, il microrganismo non è in grado di circolare e di sopravvivere autonomamente e cessa perciò di essere in quella regione un problema di sanità pubblica.

RADIOMAMMA Si sta parlando di un piano vaccinale più ampio e di vietare le scuole ai bimbi non vaccinati. Cosa ne pensa?
TORRI: I virus per cui si vaccinano i bambini sono scomparsi o in netta riduzione nella comunità e soprattutto i virus si modificano così attivamente che è praticamente impossibile vaccinare per tutti i virus/ batteri esistenti. Il piano vaccinale sarà sempre riduttivo rispetto al numero di agenti patogeni. Vietare la scolarizzazione è come fare un passo indietro di 16 anni...
BRAMBILLASCA: In realtà questo obbligo (nelle scuole pubbliche solo bimbi vaccinati) già era previsto dal precedente Piano Vaccinale 2012 ma “si faceva un po’ finta di niente”. Ora si sta pensando di tornare a stringere la corda, visto che l’aumentare dei bambini non vaccinati i rischi di contagio e di sviluppo di epidemie all’interno delle comunità chiuse aumenta fortemente.

di Cristina Colli

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