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Uno psicologo tra i banchi

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Un fumetto entra nelle scuole per aiutare gli adolescenti con bullismo, anoressia e disagio giovanile

Anna e Ricky sono due adolescenti, compagni di classe. Anna soffre di disturbi alimentari: di notte si abbuffa di cibo davanti al frigorifero e poi corre in bagno a vomitare.  Ricky è sempre arrabbiato e si sfoga impennando con la moto.  Ed ecco che insegnanti e amici li convincono a parlare con la psicologa presente nella loro scuola. Cosa succederà?

Anna e Richy sono i due protagonisti di “Uno psicologo tra i banchi”, un fumetto distribuito in 58 scuole superiori della città. L’iniziativa, che vede la collaborazione tra Ordine Psicologi della Lombardia e Comune, prevede 60mila copie.  Il fumetto oltre a raccontare ai ragazzi che in alcune scuole c’è già lo psicologo a disposizione (che garantisce l’anonimato), vuole spiegare come sia possibile prevenire e combattere disagi giovanili come anoressia-bulimia, bullismo.  I numeri (rapporto 2010 Sidca e dati Istat 2009) parlano. Anoressia e bulimia colpiscono circa 200mila ragazze ed è la prima causa di morte nelle adolescenti tra i 12 e i 25 anni; quasi il 16% degli undicenni dichiara di consumare abitualmente alcol; la maggior parte degli atti di bullismo (52%) si verifica a scuola.

Ne abbiamo parlato con gli psicoterapeuti Fabio Tognassi e Federica Pelligra di Gianburrasca, centro dove un’equipe di esperti offre uno spazio di ascolto e cura per il disagio infantile e il sostegno alle famiglie.

RADIOMAMMA: In 22 paesi dell’Unione europea ci sono leggi che rendono obbligatoria la figura dello psicologo nelle scuole. In Italia non c'è ancora una legge e quindi questa presenza è lasciata alla sensibilità dei dirigenti scolastici. Secondo voi serve avere uno psicologo a scuola?
GIANBURRASCA: Lo psicologo a scuola non solo serve, ma é indispensabile, soprattutto nel
contesto sociale contemporaneo. Infatti, lo psicologo é nel posto giusto, a differenza dell'insegnante, per raccogliere e ascoltare la parola dei ragazzi, senza incorrere nel rischio di essere ritenuto una figura giudicante. Lo psicologo nella scuola non da' voti! Inoltre può, sempre con discrezione e nel rispetto del suo segreto professionale, aiutare gli insegnanti a cogliere precocemente i segnali di disagio adolescenziale. In questa sua posizione privilegiata, lo psicologo a scuola si trova a mediare la relazione del ragazzo con la scuola e la famiglia e con tutto ciò che queste due istituzioni rappresentano per lui in questa fase di sviluppo.

RADIOMAMMA: Il mezzo fumetto funziona? Può aiutare gli adolescenti a decidere di rivolgersi a uno specialista?
GIANBURRASCA: Certo, per alcuni ragazzi chiedere aiuto può essere faticoso, nella misura in
cui questa richiesta può restituire all'individuo un'immagine di fragilità. Da questo punto di vista potrebbe essere molto utile l'utilizzo di un fumetto che mostri quanto il ricorso allo sportello di ascolto psicologico non sia una pratica strana ed eccentrica di cui vergognarsi, quanto piuttosto un modo per far fronte alle difficoltà quotidiane insite nei legami sociali. L'utilità di un fumetto può essere certamente quella di fornire un'immagine in cui potersi riconoscere ed immedesimarsi al fine di poter chiedere aiuto senza sentirsi diversi, malati o "sfigati". Il fumetto può innescare la risposta: "Anche a me accade questo"! Per adempiere a queste funzioni, i fumetti preposti devono rappresentare situazioni o problematiche reali, evitando eccessive caricature, che renderebbero il tutto potenzialmemte ridicolo o risibile agli occhi di un adolescente.

RADIOMAMMA: Supportare a scuola significa prevenire, per quali disagi soprattutto ?
GIANBURRASCA:  A partire dalla nostra esperienza con gli adolescenti, ciò che abbiamo incontrato nei giovani ha a che fare per un verso con delle difficoltà che riguardano problematiche legate allo sviluppo: dubbi in merito alle scelte sul proprio futuro scolastico, difficoltà di separarsi dal campo familiare e problematiche relative al gruppo dei pari o al rapporto con l'altro sesso. Dall'altro lato é stato possibile individuare forme di disagio conclamate: disturbi alimentari, bullismo, dispersione scolastica, comportamenti antisociali, dipendenze da sostanze o da internet.

di Cristina Colli


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