Unioni civili: arriva la legge?

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Il ddl Cirinnà suscita polemiche. Ecco cosa prevede e può cambiare nella vita di oltre 100mila bambini. Il racconto di mamma Maria, 4 figli e una moglie

“L’altro giorno sono andata a fare vaccinare mio figlio. Non ho potuto, perché legalmente non sono sua mamma. Anche se lo sono da sempre e lo sono tutti i giorni”. Inizia così Maria Fiengo, sposata in Spagna con Francesca Pardi con cui ha fondato la casa editrice Lo Stampatello e con cui ha avuto 4 figli (la più grande ha 14 anni il più piccolo 6).

L’Italia è in coda in Europa, non c’è ancora una legislazione sulle unioni civili nonostante la sentenza di condanna della Corte Europea dello scorso anno. Il 28 gennaio arriva in Senato il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili. Sabato 23 gennaio in tutta Italia nelle piazze sono previste manifestazioni di sostengo all’approvazione della legge e il 30 gennaio invece a Roma ci sarà il Family Day, il raduno di chi chiede il ritiro del disegno di legge.

Ecco il disegno di legge che tanto fa discutere:
Cosa prevede. Istituisce l’unione civile tra persone dello stesso sesso come specifica formazione sociale e la disciplina delle convivenze. Stabilisce come avviene la registrazione, chi può farla, cosa deve essere indicato, quali sono i diritti e i doveri derivanti dall’unione. Ma non c'è alcuna equiparazione con il matrimonio
Il punto più discusso: la stepchild adoption Letteralmente “Adozione del figliastro”, cioè l'adozione da parte di uno dei due componenti di una coppia del figlio, naturale o adottivo, del partner. I figli delle coppie dello stesso sesso oggi sono, per la legge italiana, solo figli solo del genitore naturale e l’altro genitore non ha diritti e nemmeno doveri verso i bambini. Con questa legge il componente di un’unione civile può chiedere l’adozione del figlio biologico del partner. L’alternativa proposta da alcuni è l’affido rafforzato: una sorta di affido fino ai 18 anni del bambino e poi la possibilità dell’adozione

In Senato arriva il 28 gennaio. Ne abbiamo parlato con Maria Fiengo
Radiomamma: Qual è la posta in gioco?
Fiengo: Altissima. Si riempirebbe un vuoto legislativo e si “obbedirebbe” ai giudici di Strasburgo (La Corte europea dei diritti umani ha infatti condannato l’Italia e chiesto di introdurre il riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso). Si darebbe stabilità sociale a molte coppie e famiglie e protezione dove ci sono figli. I bambini con genitori omosessuali in Italia sono circa 100.000.

Radiomamma: Nella vita pratica di questi bambini cosa cambierebbe?
Fiengo: Che avrebbero due genitori anche legalmente e non solo nella vita di tutti i giorni. Sarebbero tutelati in caso di lutto e separazioni. Per esempio se in una coppia omosessuale c’è una separazione, il genitore naturale (l’unico legale) può vietare all’altra ogni contatto con il bambino, può sparire e l’altro non può niente, perché davanti alla legge è uno sconosciuto per il figlio. E dall’altra parte la mamma o il papà non naturale possono non mantenere il figlio dopo una separazione, non hanno obblighi. In caso di lutto questi bambini non sono eredi del genitore non naturale e nemmeno dei nonni (di quella parte). Insomma oggi ci sono mamme e papà che non hanno gli strumenti legali per fare i genitori, neanche nella quotidianità: devono avere la delega per ritirarli a scuola, non hanno potere decisionale sulle cose mediche, non possono iscrivere i figli all’asilo, per andare all’estero devono avere il passaporto sempre, quando agli altri può bastare la carta di identità. L’altro giorno io ho portato uno dei miei figli a fare le vaccinazioni, senza neanche pensare che non potevo…Una volta lì, ci siamo scontrati con la realtà. Io legalmente non sono la mamma, quindi non potevo….

Radiomamma: E i bambini come vivono tutto questo?
Fiengo: Lui ha capito che la sua mamma non poteva fargli fare la vaccinazione perché quei signori dicevano che non ero la sua mamma. Noi facciamo una cortina di protezione intorno a loro, ma l’identità è fatta anche di quotidianità, di piccole cose, simboliche a volte, ma con un potere molto forte. Per esempio i nostri 4 figli si rendono conto del matrimonio impossibile per noi in Italia, e su questo argomento tornano spesso. Con questa legge noi non potremo sposarci in Italia, come i genitori dei loro amici, ma io potrò portare mio figlio a fare la vaccinazione senza problemi. Nella loro percezione cambia il fatto di percepirsi come famiglia a pieno diritto, sentono di poter essere riconosciuti come famiglia a tutti gli effetti. Che uno dei loro genitori possa adottarli a loro suona strano ovviamente, ma riconoscono che è un’ufficializzazione. Ha un valore simbolico è vero. Ma il simbolico per i bambini è una cosa che vivi quotidianamente

Radiomamma: E per la coppia cosa cambia?
Fiengo: Anche nella coppia è una questione anche di stabilità sociale. In caso di lutto e separazioni ci sarebbero delle tutele e delle regole. Se io oggi faccio un incidente ed entro in coma, su di me possono decidere i miei genitori e non mia moglie. Se esiste un diritto di famiglia significa che serve no? Perché una parte di cittadini è esclusa da questo diritto?

Radiomamma: Perché secondo te dà fastidio questa legge?
Fiengo: Pensa agli anni ’50 negli Stati Uniti, alla questione razziale. I neri erano comunque considerati un problema, una questione “fastidiosa”. In Italia sulle coppie omosessuali c’è un uguale approccio, in più può riguardare tutti, perché i neri nascono solo nelle famiglie nere, gli omosessuali nascono in tutte le famiglie. Il problema è cultural religioso. Anche chi non è cattolico praticante, nel nostro paese in un certo modo accoglie i contenuti della Chiesa o per lo meno la considera la mentalità di appartenenza. Per cui nella maggior parte degli italiani la famiglia è mamma e papà e “gay” può essere una parola usata sorridendo, lasciando intendere che…è comunque diverso….

Radiomamma: Perché le famiglie non arcobaleno dovrebbero interessarsi a questo disegno di legge?
Fiengo: Perché vivono in un paese in cui c’è un malessere dettato dall’esclusione sociale. E’ una battaglia civile. Perché i bianchi hanno partecipato e lottato alle lotte contro l’apartheid? Per creare una società più vivibile per tutti.

di Cristina Colli

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