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Un (per)corso per manager familiy friendly

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Lo propone Altis alla Cattolica di Milano

manager family friendlyPer insegnare ai manager che non si fissano riunioni alle sei di sera e che la cultura della conciliazione tra famiglia e lavoro non riguarda solo le donne, ma è un problema di tutti a tutti i livelli, non basta un corso. Serve un PerCorso.
E' quello organizzato nell'ambito della Summer School di Altis, l'Alta Scuola Impresa e Società della Cattolica di Milano, che si rivolge ai dirigenti d'azienda per diffondere un modello d'impresa sempre più family friendly.

www.radiomamma.it ne ha parlato con Sara Annoni, coordinatrice didattica del corso (che ha la direzione scientifica di due "big" della Cattolica: il direttore Altis Mario Molteni e la psicologa della famiglia Giovanna Rossi) e manager del progetto e del Premio Famiglia-Lavoro, che in partnership con la Regione Lombardia da due anni scova imprese e amministrazioni all'avanguardia nel settore.

Dottoressa, lo sapeva che nel nuovo mandato dell'assessorato alla Famiglia della Lombardia c'è anche la parola "conciliazione"? 
Sara Annoni: Certo, ed è un'indicazione di straordinaria importanza. Significa che l'idea di conciliazione è stata assorbita a livello politico-istituzionale e che il lavoro fatto dal 2008 ad oggi con il Premio Famiglia-Lavoro sta dando i suoi frutti. E' molto importante che i progressi, in questo settore, siano fatti in parallelo tra politiche, legislazione e cultura d'impresa: non a caso, il corso si rivolge al management, perché rappresenta il cuore delle strategie aziendali ed è da lì che deve partire il cambiamento.
Ma c'è un cambiamento effettivo di rotta nella "regione del lavoro"? 
Annoni: C'è tanta strada da fare. La totalità delle aziende non è quella che concorre al Premio e che ci trasferisce esempi di conciliazione originali e quasi sempre all'avanguardia. La cultura dominante - che si sviluppa dagli stessi contratti di lavoro, fino alle modalità di svolgimento - ci racconta una storia diversa. Per questo trovo che portare avanti le testimonianze del Premio Famiglia-Lavoro e proposte didattiche mirate nell'ambito del mondo accademico siano fondamentali per cambiare le cose.
A chi si rivolge il Per(Corso) per manager family friendly?
Annoni: Esistono diverse figure-chiave, a livello dirigenziale, interessate a questa proposta. Prima di tutto, i manager delle risorse umane, che hanno già ben chiaro quanto sia importante evitare turn over tra i lavoratori e facilitare i rientri delle donne dalla maternità. Poi i manager della Csr, la responsabilità sociale d'impresa, che dovrebbero avere una sensibilità "connaturata" al tema e sanno che esso rappresenta una vera e propria leva della responsabilità aziendale e un fattore strategico per "motivare" i dipendenti. Infine i manager della comunicazione, che studiano la sfera "family friendly" della loro azienda per comunicarla all'esterno e per sviluppare la comunicazione interna e gli eventi dedicati alle famiglie dei lavoratori.
E' più facile che la cultura family friendly entri in una grande azienda, magari una multinazionale, oppure in una piccola media impresa?
Annoni: Le multinazionali importano linee guida dalle case madri, perciò in molti casi hanno già la strada tracciata, sanno di cosa si sta parlando e devono soltanto "declinarla" nel contesto locale. Le piccole medie imprese non sono affatto insensibili al tema, ma molto spesso fanno azioni non formalizzate, rispondono alle richieste di flessibilità del lavoratore con iniziative "ad personam". Poi ci sono anche delle "perle", casi eccezionali che abbiamo intercettato nell'ambito del Premio.
Ad esempio?
Annoni: Piccole realtà, da 11, 15 dipendenti che hanno formalizzato azioni di conciliazione. Mi riferisco a realtà molto specializzate in cui perdere un lavoratore con competenze tecniche è un danno grave. E dunque attivano strategie per andare incontro alle sue esigenze.
La sfida, allora, è "sfondare" anche nelle aziende che contano su lavoratori con mansioni più generiche e dunque facilmente sostituibili.
Annoni: Senz'altro. L'obiettivo è quello di far capire che la cultura della conciliazione non è un ambito che riguarda solo le lavoratrici. Anzi, migliora la qualità della vita a uomini e donne. E non è un terreno di contrattazione riservato ai soli quadri "alti", ma coinvolge gli operai come i dirigenti. Tutti vivrebbero meglio con orari più umani, servizi ad hoc e una possibilità di dialogo con la propria azienda. E l'azienda stessa dovrebbe arrivare a comprendere che la prospettiva "family friendly" è un valore intangibile in grado di renderla molto più competitiva sul mercato, con il vantaggio di poter contare su un organico motivato, oltre che essere più ambita dai lavoratori contesi sul mercato.
Visto che ne ha parlato: quanto è difficile il dialogo tra lavoratore e dirigente sul terreno della conciliazione? Quanto è difficile chiedere un prolungamento della maternità o un part time?
Annoni: E' ancora difficile e in parte dipende dall'oggettiva difficoltà di parlare a un superiore di problemi personali o di esigenze che riguardano la vita familiare. E' chiaro che la formazione del manager in questi casi è fondamentale. Ma sulla capacità di ascolto dell'azienda esistono anche interessanti esempi di "mediatori": ad esempio, capi-turno appositamente formati, che raccolgono le esigenze dei colleghi e le trasferiscono all'amministratore delegato avanzando possibili soluzioni. Oppure, veri e propri "tutor", a disposizione dei colleghi, che si occupano di facilitare, ad esempio, il rientro dalla maternità.

Il PerCorso per Manager Family Friendly

E' dedicato a manager ed executive che si fanno, o intendono farsi, promotori nelle proprie realtà di riferimento di politiche di conciliazione famiglia-lavoro, capaci di migliorare il clima aziendale, alimentare le performance, attrarre nuovi talenti e motivare quelli già inseriti, creare benessere per i propri dipendenti e le loro famiglie.

Il corso fornisce un quadro aggiornato sugli ambiti della conciliazione famiglia-lavoro, tema sempre più attuale, per le sue implicazioni di carattere economico, politico, sociale e psicologico. Il terreno su cui si giocherà sempre più la competitività di aziende, pubbliche amministrazioni, organizzazioni non profit, nell'essere protagoniste attive della realizzazione, anche in Italia, di un nuovo welfare condiviso.

Si compone di 3 moduli:
9-10 giugno 2010
24-25 giugno 2010
8-9 luglio 2010

Il costo (6 giorni in aula, 2 gg per ogni modulo) è di 800 euro +Iva.
Per informazioni e iscrizione cliccare qui.

 

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