Uk: il premier neopapà chiede il congedo

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Ancora pochi i padri che seguono il suo esempio

David CameronDavid Cameron, il primo ministro inglese, è diventato papà (per la quarta volta) da pochi giorni di una bella bambina, Florence Rose. Accompagnando la moglie all'uscita dall'ospedale, ieri ha fatto una dichiarazione che non mancherà di suscitare dibattito: proprio lui, che è capo di governo di una delle maggiori potenze mondiali, si prenderà "qualche settimana" di congedo di paternità.
Rivoluzione nell'agenda di Downing Street: a settembre ci sarà la visita del Papa, il congresso dei Tory (il partito di Cameron), la presentazioni dei tagli alla spesa pubblica. E lui? "Sarò felice di cambiare pannolini e di portare il tè a mia moglie", ha dichiarato.

"E' certamente una scelta che desta scalpore", commenta Sara Mazzuccheli, sociologa dell'Università Cattolica e membro del team del Premio Famiglia Lavoro, il think tank che in Italia porta avanti i temi della conciliazione. "La scelta di Cameron stupisce perché nel nostro immaginario un capo di governo non dovrebbe avere una dimensione privata tale da allontanarlo dalle responsabilità istituzionali", prosegue. "Eppure, è una scelta che si pone in linea con un forte cambiamento culturale in atto in Europa".

Questo cambiamento, spiega la docente, si sta evolvendo in due direzioni: da un lato, attraverso la facilitazione a far entrare (o a far restare) le donne nel mercato del lavoro. Dall'altro, a rendere possibile il diritto alla cura dei figli anche ai padri. "E questo si riesce a realizzare, penso anche al nostro paese, solo attraverso la legge, l'imposizione normativa", spiega la Mazzucchelli.

In Italia, però, l'attuale legge sui congedi parentali dei padri è poco utilizzata: appena 4 padri su 100 se ne avvalgono, anche perché è prevista come scelta facoltativa e garantisce solo il 30% dello stipendio. "Ciò avviene anche a causa di diversi fattori", prosegue la sociologa. "C'è un pregiudizio culturale, sia maschile che femminile, che considera l'accudimento dei figli un retaggio esclusivo della madre. Poi c'è l'ostruzionismo delle imprese e lo scarso impegno dei sindacati su questo fronte".

E poi, ricorda la Mazzucchelli, la conciliazione è un'altra cosa: non si riduce ai soli congedi, al solo part time, o alla creazione di nuovi asili. "E' un'azione complessa e strategica, perché ha a che vedere con la fecondità e con la tenuta economica di un intero paese".
Dunque, ben venga la scelta di Cameron, a meno di non farne un santino. Però è significativo che un uomo, per giunta premier, non abbia alcun imbarazzo a parlare di pannolini e di obblighi familiari mentre nel resto d'Europa ben due ministre neomamme (la francese Rachida Dati e l'italiana Mariastella Gelmini) hanno esaltato l'efficientismo e il rapido rientro al lavoro. I tempi cambiano, le differenze di genere restano.

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