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Uk: aumentano i licenziamenti di mamme

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Lo denuncia associazione anti discriminazione delle donne incinta

Uk: aumentano le mamme incinta o in maternità che perdono il lavoro

La crisi economica come scusa per licenziare le mamme in attesa. Possibile? Secondo l'Alliance Against Pregnancy Discrimination in the Workplace, accade nel Regno Unito, dove è in aumento il numero di mamme - soprattutto nel campo legale, della consulenza e dei call center - "lasciate a casa" durante la gravidanza o la maternità. 

Secondo l'Equity and Human Right Commission inglese, ogni anno sono 30mila le donne che perdono il lavoro in seguito alla nascita del primo figlio. Una cifra che secondo l'Alliance Against Pregnany Discrimination in the Workplace - rete di associazione che si batte contro al discriminazione delle donne in attesa e delle neomamme sul luogo di lavoro - è destinata ad aumentare.

Difficile, al momento, fare stime. Ma le storie raccolte dall'Alleanza negli ultimi mesi sono diverse decine. E lo studio legale Leigh Day & Co, specializzato in cause di discriminazione verso le mamme, ha creato una "help line" telefonica dedicata per offrire consulenza di primo livello sul tema. 

Non serve andare oltralpe

Non serve andare oltralpe per trovare situazioni simili: lavoravo nella prima agenzia di pubblicità a livello mondiale (americana)a Milano. Ho partorito un bimbo prematuro, chissà forse anche perchè la notte in cui lui è nato, alle 21.30 ero ancora in ufficio come tutte le altre sere... e questo non me lo perdonerò mai...Il piccolo a causa della prematurità ha avuto delle serie difficoltà iniziali, ci sono stati dei momenti durissimi, pensavamo che non saremmo mai riusciti a portarlo a casa. Ma poi il mio piccolo ce l'ha fatta e dopo terapia intensiva, mesi di ospedale e un bel monitor fornito dall'ospedale per poter andare a casa e tenere sotto controllo il suo piccolo cuoricino, finalmente è arrivato il giorno in cui è uscito dall'ospedale. Contemporaneamente scadeva il mio periodo di maternità obbligatoria (5 mesi, in quanto quando lui è nato mancavano due giorni perchè andassi in maternità), che sono stata convocata dall'AD che mi ha comunicato che l'agenzia attraversava un periodo difficile, che i budget non erano stati raggiungi e che gli americani imponevano tagli. In considerazione del fatto che una donna con un figlio non ha la stessa disponibilità di prima, avevo vinto un biglietto per la via di casa, solo andata. Forse in un momento di "vacche grasse" ciò non sarebbe accaduto, sta di fatto che gli auguro solo che la crisi faccia saltare anche anche la sua di poltrona, ed io sarò li ad aspettarlo e godrò nel veder portare fuori la sua scatola di cartone... in perfetto stile americano!
Sabrina

già, la

già, la maternità!!!
quella malattia contagiosa, quella patologia da cui stare alla larga, quel fenomeno improvviso che altera gli equilibri aziendali, quello stato che riduce la capacità produttiva secondo il parere di molti imprenditori e manager!!!
Anch'io sono vittima di un'azione discriminatoria, sono stata lasciata a casa dopo la nascita del secondo bambino. Una lettera di recesso, diretta alla dirigente e firmata dall'amministratore, consegnatami a mano prima ancora che il bambino compisse un anno di età!!!
Impugnato regolarmente, mi richiamano in servizio appelllandosi al "clamoroso errore" per poi reiterarlo con la medesima formula non appena trascorso il compleanno.
Dal 2008 devo percepire stipendi e tutte le indennità dovute; siamo in causa , presto la prima udienza!
Denunzio questa storia ovunque mi sia data la possibilità, anche a nome di "quelle madri dei tempi moderni" che non hanno la forza di raccontarla!!!
Concetta

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