Tv: Tredici, lo vieto o lo guardo?

Teaser Description: 
La serie sul suicidio di una adolescente piace e spaventa. Quali sono i rischi, come guardarla e cosa insegna a noi genitori.

Si può fare vedere? Si deve vietare? In tutto il mondo i genitori degli adolescenti si stanno facendo le stesse domande. Tredici (“13 Reasons Why”), in onda su Netflix, racconta la storia di Hannah. Sguardo intenso e capelli neri, a 17 anni si suicida, lasciando 13 audiocassette, dedicate alle tredici ragioni che l’hanno portata a togliersi la vita. Ogni ragione corrisponde all’amico o amica, a cui è dedicato quel nastro. Puntata dopo puntata emerge così la storia di violenza verbale e fisica della ragazza. La serie, vietata ai minori di 14 anni, è accusata di incitare al suicidio, di fare vedere in modo troppo forte bullismo e violenza…In Canada è vietato addirittura parlarne in alcune scuole. Ma tutti la vogliono vedere.  Che faccio con i miei figli? L’abbiamo chiesto a Silvia Bottari psicologa, psicoterapeuta del centro clinico rogersiano per tutta la famiglia Un Modo di essere. Ecco la sua intervista…

Guardare la serie Tredici, sì o no? È giusto farlo vedere? Come guardarlo?
Silvia Bottari  È giusto essere attenti, ma non negarlo perché la paura allontana, non permette di capire. Consiglio la visione accompagnata. Guardalo insieme a tuo figlio e condividi con lui le emozioni e i pensieri che suscita. Parti sempre da te, dal tuo vissuto. “Questa cosa non la riesco a capire, tu cosa ne pensi?” “Questa scena mi fa paura. A te?”. Evita l’interrogatorio, ma cerca il confronto. Così insegni che si può parlare di se stessi, condividere e aprire le porte al dialogo. Noi siamo lontani dal loro mondo, ma dobbiamo cercare di capire cosa succede in quel mondo, non controllare ma comprendere.

Rischio emulazione del suicidio, della violenza… è una serie pericolosa?
Silvia Bottari  La visione accompagnata mette al riparo. Il rischio di emulazione del suicidio c’è nel rendere così romantica la morte e dipingerla come una possibilità di farsi vedere al mondo, che a quest’età è un bisogno (“ti ascoltano solo se fai un’azione eclatante”). Ma con visione condivisa e critica c’è un confronto tra adulto e ragazzo e gli si fa vedere che “c’è un’altra strada” e che ci sono diversi significati per ogni azione che si vede nella serie. Gli adolescenti hanno bisogno di essere aiutati a dare un senso a quello che guardano. Per i ragazzi è difficile elaborare astrazioni da quello che vedono, lo sviluppo cognitivo ha i suoi tempi e raggiunge la maturazione intorno ai 20 anni. La visione accompagnata mette al riparo anche da un altro rischio. Questa storia della “vendetta con le audiocassette” potrebbe nel ragazzo far passere l’idea che l’adolescente debba essere visto e capito e che si debba rispondere a priori ai suoi bisogni. Invece dobbiamo insegnare che bisogna anche essere capaci di chiedere. È una difficoltà che nasce quando manca l’educazione all’emozione e quindi all’empatia e all’ascolto. Più li ascoltiamo e più loro diventeranno capaci di farsi ascoltare. Hanna in questa sua sofferenza non viene vista da nessuno, ma lei non trova modo di chiedere, se non nel post mortem

Perché la serie Tredici fa paura e piace tanto ai ragazzi?
Silvia Bottari  Spaventa i genitori perché rappresenta tutto ciò che non comprendono dei figli e spaventa i ragazzi perché è qualcosa che tutti conoscono e può accadere a tutti. Sta piacendo così tanto proprio perché è una collezione di tutte le esperienze che si fanno a quest’età: ci sono pochissimi adulti ed è fatta di protagonisti adolescenti. Piace perché parla di una realtà vicina. Con dovute caratterizzazioni americane, rappresenta la normalità della vita degli adolescenti di oggi. E quindi i ragazzi ci si ritrovano. E svela tutte le difficoltà che incontrano.

Quali sono i problemi principali degli adolescenti e che racconta la serie tv?
Silvia Bottari  Il suicidio sembra un pretesto per descrivere una situazione più preoccupante: la mancanza di lealtà nelle relazioni. Hanna sta solo cercando un posto tra i pari (tipico della sua età), ma in questa sfida è continuamente tradita (dall’amica, dall’ex fidanzato, dal gruppo). L’impossibilità di fidarsi non ti permette di costruirti un’identità e quindi di crescere. Il quadro veritiero che emerge è di una generazione dove prevale il proprio bisogno di emergere e apparire, invece del legame con l’altro. E il deficit di empatia è alla base di ogni atto di bullismo. Questo è molto ben rappresentato. Il rimorso viene solo dopo il suicidio e la denuncia, se viene. Sembra tutto giustificabile e passabile. È pericoloso, perché questo atteggiamento mette un’ipoteca anche sulla vita adulta. Evidentemente anche come generazione adulta non è tanto la solidarietà umana il messaggio più veicolato, ma l’individualismo.

La serie Tredici è anche un atto d’accusa al mondo adulto, che non capisce i ragazzi. Lo psicologo (unico adulto cui Hanna chiede aiuto) non comprende la richiesta della ragazza e distratto da una telefonata la lascia andare via dal suo studio…Come genitori cosa dobbiamo fare?
Silvia Bottari  Educazione all’empatia. È il compito di genitori e educatori.  Offrire empatia significa crescere persone empatiche. Come? Parti da te e dall’ascolto. Ascoltare significa accettare i tuoi figli, senza darti aspettative, senza avere pregiudizi, sono diversi da noi. Trova la curiosità di capire veramente cosa vogliono e desiderano, sostienili in maniera realistica e coltiva i loro desideri. Ma, è fondamentale mantenere il proprio ruolo di genitore, quindi di educatore, autorevole e che dà regole, limiti.

Info: Un modo di essere info@unmododiessere.it http://www.unmododiessere.it


Di Cristina Colli

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a capire se sei un utente vero