Terrorismo e teenager

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L'attentato di Manchester contro ragazzi e bambini. Come parlarne agli adolescenti e gestire le tue paure di genitore. Le dritte della Fondazione Minotauro

“Mamma hai sentito? Kamikaze sui ragazzi della mia età!” Oggi tuo figlio torna da scuola così, con la notizia dell’attentato al concerto di Ariana Grande, idolo di bambini e teenager. I più vulnerabili. L’attacco a Manchester scatena la paura di noi genitori e le tante domande dei ragazzi…Come facciamo? Abbiamo chiesto aiuto a Matteo Lancini, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro (autore di Abbiamo bisogno di genitori autorevoli, aiutare gli adolescenti a diventare adulti)

Attentato di Manchester: parlane solo se vuole
Ascoltare. Oggi l’importante è essere disposti a fargli esprimere le proprie paure, non a spiegargli cosa deve sentire. Hai visto cosa è successo? Vuoi parlarne? Non si può chiedere a un teen di parlare se non vuole lui…Oggi sono più importanti le relazioni che le notizie. Il trucco? Stai attento a lui. Tollera quello che ti espone, è lui a guidare.  “Hai voglia di parlarne? Vuoi leggere? Come la stai vivendo? Sono interessato a sapere come la vivi tu…”

Terrorismo e teenager: non consolarli, non serve tranquillizzarli

Niente bugie, i ragazzi non hanno bisogno di rassicurazioni né di essere consolati come si fa con i bambini. Quindi il “non preoccuparti, qui non succede” non funziona. Ma serve invece un: “È vero il mondo non è sicuro, è complesso, ma è quello dove dovrai vivere. Se hai paura ti ascolto”. A quest’età hanno bisogno di esprimere il proprio stato d’animo, liberamente, senza aspettarsi un giudizio o una reazione dall’adulto.

Paura dei Kamikaze: non fare sentire la tua angoscia ai figli
Non fare vedere la tua paura. I ragazzi di oggi si prendono carico dell’emotività dei genitori. Stanno male per un 5 a scuola non per la punizione, ma per la reazione emotiva di mamma e papà. Il quindicenne oggi avrà più il problema di gestire l’angoscia della mamma per la festa in discoteca di sabato prossimo dopo l’attentato, che la sua paura del terrorismo. La tua angoscia c’è ed è normale, ma devi gestirla tu, come quando in gravidanza sperimenti l’angoscia genetica. Hai paura che il bimbo non nasca sano, poi mese dopo mese, impari a vivere con i tuoi sentimenti e arrivi pronta a “consegnarlo al mondo”. L’adolescenza è una seconda nascita. I ragazzi devono uscire dal mondo educativo dei genitori, è una questione evolutiva. I bambini stanno bene a casa, agli adolescenti serve vita nel mondo esterno…

Tutti in casa adesso? No, niente campane di vetro
La percezione del mondo esterno come pericoloso ha già modificato la funzione educativa dei genitori, togliendo molta libertà di movimento ai ragazzi, rispetto a un tempo. Se ci facciamo prendere da questa paura arriviamo a impostare una vita sotto controllo. Il corpo dell’adolescente invece ha necessità di essere portato fuori dal controllo degli adulti. I ragazzi hanno bisogno di “combattere” e avere relazioni all’aperto. O ci va bene che viva solo virtualmente? Correre rischi a quest’età significa correre i rischi necessari della crescita.

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