Teenager sul palco

Teaser Description: 
Alla Media Manzoni col teatro si lavora sulla fiducia in sè e negli altri

“Mi piace stare qui, partecipare a questa attività perché voi ci chiedete come stiamo, mentre di solito i nostri comportamenti vengono giudicati”.  “Mi è piaciuto il viaggio che ho fatto e la fiducia che ho dato”. “Mi è piaciuto che ci abbiate ascoltati e fatti rilassare, perché ora sono più serena”. Sono ragazzi di terza media che parlano, partecipanti al progetto “Sogni e Bi... Sogni”, un percorso di Training Teatrale organizzato dall’Associazione PuntoUno con 34 ragazzi e ragazze della Scuola Civica Manzoni, sovvenzionato dal Consiglio di Zona 1. Sono sette incontri di un’ora e mezza ciascuno, fino a metà febbraio. Nel team ci sono Valentina Spignoli (pedagogista e formatrice, fondatrice e presidente dell’Associazione PuntoUno), Rachele Macchi Cassia (pedagogista e counselor sistemico relazionale) e Massimo Martin (animatore teatrale, educatore ed esperto in arti circensi).

RM: cosa succede durante il laboratorio?
Associazione PuntoUno: Si lavora scalzi e con abiti comodi, in una stanza ampia e luminosa con un sottofondo musicale. Operiamo su diversi piani: quello motorio, relazionale, emotivo e di riflessione su ciò che è avvenuto. Ogni incontro prevede diversi momenti: l'accoglienza, il saluto collettivo che mette in circolo l’energia del gruppo, il riscaldamento e gli esercizi, e la riflessione finale di gruppo e infine un ulteriore saluto collettivo. Le attività, di solito, si svolgono in silenzio, per concentrarsi e ascoltare le proprie sensazioni, il proprio corpo, oltre ad accogliere e ascoltarsi a vicenda.

RM: Che esercizi fanno i ragazzi?
Associazione PuntoUno: Abbiamo impostato i primi incontri su proposte volte a favorire il Radicamento, con esercizi di camminata, grounding e improvvisazione. Poi andremo avanti sulla Fiducia con esercizi come il provare a lasciarsi andare, sostenuti da un compagno, provare a farsi cullare all’interno di un cerchio di amici, farsi sollevare in alto dal gruppo.

RM: Dal vostro osservatorio come vedere i preadolescenti e gli adolescenti oggi?
Associazione PuntoUno: La preadolescenza porta con sé uno stato affettivo turbolento, un vero e proprio scombussolamento emotivo. Il preadolescente lo si può pensare sia grande che piccolo, lo si può immaginare maturo ma anche acerbo, lo si può sentire minaccioso e insieme vulnerabile. Ha molte anime, non si lascia catalogare e sfugge alla comprensione da parte degli adulti. Tuttavia, lo si incontra sempre come convinto partecipante di collettivi formati da coetanei. Il gruppo è, per il preadolescente, una “nursery” emotiva, dove può depositare le sue parti infantili, rielaborare i propri affetti, individuare le sue originali caratteristiche e sviluppare la sua appartenenza sociale.

RM: ll teatro per i preadolescenti e gli adolescenti a cosa può servire nel concreto?
Associazione PuntoUno: Il Training Teatrale vuole essere il luogo dove “poter covare il caos”, dove darsi il tempo di fare ordine, dove proteggere il processo dell’esperienza e ricercare le giuste connessioni, con sguardo attivo, creativo e spontaneo.  L’attenzione e l’ascolto attivo che dedichiamo loro sono risorse preziose e un’importante occasione di confronto e di condivisione. L'approccio teatrale ci ha permesso di creare un contesto in cui i ragazzi esprimono e sperimentano i propri punti di forza e le proprie debolezze senza essere giudicati e senza giudicarsi.

RM: Come reagiscono i ragazzi? Cosa dicono?
Associazione PuntoUno: I ragazzi e le ragazze partecipano con entusiasmo, vengono coinvolti completamente, perché quello spazio e quel tempo sono dedicati esclusivamente a loro.  Si sentono liberi di esprimere la propria parte infantile e, nello stesso tempo, quella più matura, riflessiva e meditativa. I ragazzi e le ragazze riportano con forza la sensazione di sentirsi intrappolati in ruoli predefiniti dai “grandi”, da cui non riescono più a uscire. Il Training Teatrale permette loro di entrare e uscire consapevolmente da un ruolo intenzionalmente, di diventare consapevoli del momento in cui ci s’infila una maschera e vedere la possibilità di toglierla per permettersi di essere se stessi.

RM: Portare in periferia il vostro progetto sarebbe uguale? Funzionerebbe?
Associazione PuntoUno: Abbiamo lavorato per anni presso diverse scuole della periferia milanese. La nostra esperienza ci insegna che il Training Teatrale è utile per i ragazzi e le ragazze di tutte le estrazioni sociali e di ogni contesto culturale. Si tratta di avere la capacità di progettare gli interventi senza standardizzarli e facendo sempre molta attenzione ad ascoltare le esigenze del territorio. Deve essere un percorso flessibile, un prezioso bagaglio che si costruisce man mano, con l’aiuto e le risorse di tutti.

di Cristina Colli

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a capire se sei un utente vero