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Sportzone: tifo sano e training di quartiere

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In Barona e al Gratosoglio si cambia modo di fare sport. Con un camper e il coinvolgimento delle scuole

Una volta lo disse anche Nelson Mandela: “Lo sport può avere il potere di cambiare il mondo”. Non hanno obiettivi così alti i promotori di Sportzone, ma sono convinti che nei quartieri di Milano, per il benessere sociale ed educativo, lo sport sia un grande strumento.

Sportzone è un progetto nato dalla collaborazione tra Comune, F.C. Internazionale e l’associazione Comunità Nuova Onlus di don Gino Rigoldi. “Si parte subito, la fase operativa da aprile al massimo”, assicura Giovanni Pasculli, project leader di Comunità Nuova sui progetti legati allo sport e all’educazione

Sport nei quartieri cosa significa?
Lo sport, che può essere strumento eccezionale da punto di vista educativo e sociale, alcune volte, troppe volte, non viene sfruttato in questo senso.  Sportzone è un piano di intervento nei luoghi dove  già si pratica lo sport: oratori, associazioni sportive, quartieri, parchi, scuole. Questo può migliorare le qualità sociali della comunità. Lo abbiamo già sperimentato a Rozzano e lì abbiamo coinvolto cinque mila persone l’anno.

Nella pratica cosa succederà?
In campo ci sarà un’equipe di educatori di Comunità Nuova, insieme ad allenatori dell’Inter. Da una parte si lavorerà come supporto, dal punto di vista educativo, delle società sportive che già praticano lo sport, per valorizzarle: nei centri, nelle palestre, negli oratori del quartiere. Qui si organizzeranno anche momenti extra, per coinvolgere quella fascia che di solito resta tagliata fuori dallo sport per problemi finanziari, per mancanza di cultura dello sport. 

In che modo pensate di agire?
Per questo lavorerà un’Unità Mobile dello Sport. E’ un camper, dotato di attrezzatura sportiva, che gira con educatori a bordo, per animare la comunità. Si ferma in alcuni punti “strategici” del quartiere e “improvvisa” attività sportive in strada. Così si fanno rivivere spazi degradati nel quartiere.  L’unità mobile girerà un paio di volte a settimana. E poi durante le domeniche a piedi e i momenti speciali dei quartieri.

Poi c’è il lavoro nelle scuole elementari e medie: conferenze e incontri tradizionali?
L’altro livello su cui lavorare è infatti il lavoro culturale con “Io tifo Positivo”. E’ un percorso che due educatori fanno con le classi, coinvolgendoli in modo da portarli ad avere una visione positiva dello sport, basata sul rispetto e non sulla competitività. Si usano il gioco, le immagini, i video. Son cinque incontri in uno c’è il faccia a faccia con un testimonial del mondo sportivo (grazie all’Inter) che racconta la sua esperienza. Pensiamo di coinvolgere almeno in una decina di scuole nei due anni e anche di più.

Si parte dalla zona 5 e 6, perché?
Partiamo da Gratosoglio e Barona perché sono due zone popolose e popolari, dove il disagio può essere più significativo e possono esserci più criticità. Inoltre qui abbiamo già una serie di di reti, che permettono di partire.  A Gratosoglio c’è in corso un intervento di rivalutazione del centro sportivo Carraro. Noi potremmo fare da ponte, tra quartiere e centro sportivo. Alla Barona, zona limitrofa, più o meno con le stesse caratteristiche, c’è il Barrio’s, il nostro centro, che ha già creato una rete.

Fare rete è fondamentale perché tutto funzioni?
Fare rete tra attori che praticano sport, scuole e istituzioni è fondamentale. La scommessa è convincere tutti che questo modo di fare sport può essere la risposta significativa ad alcuni problemi sociali della città, se tutti concorrono. Coinvolgeremo anche la Casa di accoglienza di viale Ortles (500 ospiti) e i centri che ospitano i rifugiati politici.

L'inter come partecipa al progetto?
L’Inter s’impegna non solo offrendo risorse, ma anche portando testimonial e mettendo a disposizione istruttori, per fare attività sportive e sociali con gli educatori. A Rozzano per esempio abbiamo organizzato allenamenti aperti, senza bisogno di iscriversi né pagare. Il genitore che non portava il bimbo a fare sport, è stato attirato dall’allenatore dell’Inter gratis e senza iscrizione. Così abbiamo coinvolto bimbi che mai avevano fatto sport. In più c’era l’educatore, che lavorava sulle regole e il rispetto, in un contesto di gioco. Ha funzionato, ora lo riproporremo a Milano.

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