Sesso: Non fateli crescere troppo in fretta

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L'invito della psicologa Anna Oliverio Ferraris ai genitori. Ecco perchè...

“Nella sessualità, come in tutti gli altri ambiti, i bambini devono crescere lentamente, rispettando le tappe. Ma oggi non riescono. Da una parte c’è la società di consumo che ce li descrive come adulti in miniatura (ma più saggi) e quindi preme sull’acceleratore. E dall’altra ci sono i genitori stessi che non riconoscono le tappe e tendono ad accelerare lo sviluppo dei figli. Devono arrivare alle elementari che sanno già leggere e scrivere e a 3 anni gli si chiede chi è la fidanzatina? Il bimbo non ne ha idea, ma deve rispondere e crede quindi di dover avere una fidanzatina a 3 anni”. Così Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, che lunedì 24 novembre sarà ospite alla Scuola Genitori di Milano. Intervistata da Daniele Novara sul tema “tappe evolutive per una sessualità felice”.  Una serata gratuita, per mamme e papà, alle ore 20,45 presso l'Auditorium Don Bosco di via Melchiorre Gioia 48.

RM: A che età iniziare a parlare di sesso e sessualità?
FERRARIS: Ad ogni età si può parlare sessualità, ma in modo diverso, con parole diverse. L’importante è non andare mai oltre la loro capacità di comprensione e usare sempre parole adatte alla loro età. Con gli stimoli sessuali presenti nella nostra società (pubblicità, film, internet) le domande arrivano sempre prima. Dare una buona educazione sessuale richiede gradualità e capacità e tenere a freno gli stimoli dall’esterno. Perché i bimbi diventino ragazzi che sanno che la vita sessuale arriva a suo tempo, e arriva con il sesso ma anche con sentimenti e emozioni e che la società consumista spesso propone un uso eccessivo e sbagliato della sessualità, per altri fini.

RM: Esiste un troppo presto per parlare di questi argomenti con i nostri figli?
FERRARIS: Gradualità è la parola d’ordine. Invece l’esposizione troppo precoce alla pornografia, che purtroppo è una realtà oggi, crea danni seri. Può interferire con la serena crescita della sessualità, che è una cosa bella e che non va repressa. Ma certe immagini danno un’immagine sbagliata in un età in cui il bimbo non ha ancora una sua vita sessuale, e così può farsi un immaginario sviato.

RM: Come comportarsi: le domande le devono fare loro? E meglio che a parlarne sia mamma o papà?
FERRARIS: Se i bambini sono abituati a parlare e sentono che gli adulti danno risposte vere, il problema non esiste, il dialogo si instaura naturalmente. I bambini si bloccano quando si rendono conto che ci sono argomenti tabu o che l’adulto non risponde realmente alle domande. Meglio seguire le loro domande e mai sviare e mai prenderli in giro rispondendo con battute. Se non te la senti delega qualcuno (il partner, i nonni, gli zii), ma deve essere qualcuno che si senta a proprio agio a parlare di sessualità. Parlare con una persona del proprio sesso in genere è più tranquillizzante. E soprattutto per i figli maschi adolescenti è bene che il padre parli con il figlio di sessualità, perché è diversa da quella femminile e il figlio maschio osserva sempre il papà per vedere come tratta il sesso femminile.

RM: E con quali parole si può affrontare l'argomento?
FERRARIS:Con il linguaggio sviluppato con il proprio figlio. Da piccoli vanno bene nomignoli (pisellino ecc.) poi arriverà il linguaggio scientifico. I termini volgari vanno evitati perché le parole che usiamo rivelano l’idea che abbiamo di quel tema. E quindi se usiamo parole volgari trasmettiamo un’idea volgare della sessualità.

RM: L’educazione sessuale andrebbe fatta nelle scuole o è argomento da trattare solo in famiglia?
FERRARIS: Molti genitori non se la sentono di farla in maniera completa e molti ragazzi sono intimiditi e inibiti a parlarne con mamma e papà. Quindi l’ideale sarebbe si facesse a scuola, con persone competenti e preparate. In molti paesi europei la fanno normalmente. Fanno educazione sessuale e sentimentale.  Un professionista preparato sa anche affrontare le insicurezze dei ragazzini e dà risposte tranquillizzanti. 

RM: Ma come fare a spiegare che le tappe nella sessualità sono importanti?
FERRARIS: Sono gli adulti che tendono a accelerare lo sviluppo dei bambini. Da una parte c’è la società di consumo che ce li descrive come adulti in miniatura (ma più saggi) e quindi preme sull’acceleratore. E dall’altra ci sono i genitori stessi che non riconoscono le tappe e tendono ad accelerare lo sviluppo dei figli. Devono arrivare alle elementari che sanno già leggere e scrivere e a 3 anni gli si chiede chi è la fidanzatina? Il bimbo non ne ha idea, ma deve rispondere e crede quindi di dover avere una fidanzatina a 3 anni”. Invece è bene che crescano lentamente, perché così hanno modo di assimilare e capire, altrimenti si limitano a imitare gli adulti e loro atteggiamenti. A 12-13 anni è chiaro che vogliono crescere, bruciare le tappe. Ma sono i genitori che devono andare per gradi. Concedere autonomie e libertà a piccoli passi. Questo li farà andare a piccoli passi in tutti gli ambiti, sessualità compresa.

di Cristina Colli

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