Salute: debuttano le Case Mediche x famiglie

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Ambulatori condivisi da più medici e infermieri, con porte aperte tutto il giorno. Al via in zona Garibaldi e Dergano

“Nel giro di un paio d’anni la metà dei medici di famiglia in città lavorerà nelle case mediche. Le prime due potrebbero aprire a settimane”. E’ sicuro Federico Robbiati, dei ComitatixMilano e membro del coordinamento del progetto Case Mediche.  “Non siamo più solo ai progetti sulla carta, siamo già alla ricerca dei luoghi e al convincimento dei medici di base”. Nel tempo libero Federico e una quindicina di volontari come lui stanno lavorando con un obiettivo chiaro: “Avere solo case mediche in città”.

Partiamo dall’inizio. Che cosa è una casa medica?
E’ un ambulatorio condiviso fra 4-10 medici di famiglia. Dove ci sono anche segretarie e infermieri. Ogni paziente mantiene il proprio medico di famiglia, se il dottore entra in casa medica, ma cambierà sede. A Milano i medici 900 medici di famiglia, parliamo di 100-150 case con sette medici in ognuna. I formati possono essere diversi, per esempio in periferia c’è più bisogno di queste realtà.

A me, paziente, perché conviene?
Innanzitutto per i tempi. Oggi l’ambulatorio con il singolo medico è aperto di solito solo mezza giornata. Invece nella casa medica la porta sarà aperta tutto il giorno. Non troverò mai sempre il mio medico, ma lì ne troverò sempre uno che può accedere ai miei dati. E poi Oggi il medico può dedicare al paziente un periodo di tempo limitato, avendo anche incombenze amministrative. La presenza di infermiere e segretarie, il gioco di squadra, permetterà al medico di dedicarsi maggiormente al paziente. Pensiamo a tutti i malati cronici. Per esempio i diabetici che finiscono al pronto soccorso, perché non riescono a essere seguiti costantemente sul territorio.

E troverò come paziente anche altri servizi che non ho ora nell’ambulatorio del singolo medico?
Stiamo pensando anche di coinvolgere farmacisti e specialisti, come il dietologo. Così alla Casa Medica si può trovare un pool di esperti. Magari una volta alla settimana so che c’è il dietologo e così evito la visita in ospedale. E tra specialista e medico di famiglia si crea così più interazione diretta.

Ma in un momento di crisi e debiti la comunità può permetterselo?
Si è calcolato che si ridurrebbe la necessità di visite e ricoveri ospedalieri del 6-7% e quindi per la comunità ci sarebbe un risparmio economico grosso, soprattutto in una società che invecchia.

Non rischio di avere il mio medico più lontano rispetto ad ora?
Per una casa medica servono 300,400 metri quadri. Stiamo individuando gli spazi liberi (grandi, accessibili) e stiamo girando a parlare con i medici. Quando troviamo uno spazio adatto, cerchiamo i medici di zona (non troppo lontani da lì) e quando troviamo un pool di medici disponibili cerchiamo uno spazio adatto non troppo lontano dai loro attuali studi.  Così non costringiamo nessuno a fare i chilometri per una visita dal medico.

Gli spazi come si trovano?
Il Comune mette a disposizione spazi non utilizzati ad affitti vantaggiosi per progetti che aumentano la coesione sociale, creano posti di lavoro per giovani e donne, insomma a chi opera per il bene della città. Così stiamo cercando gli spazi tra questi. E in più c’è un incentivo economico forte. Il disegno sta in piedi così. La ristrutturazione di uno spazio del genere costa intorno ai 200, 250 mila euro. Il Comune dice al medico, tu ristrutturi il mio spazio e io ti faccio un contratto d’affitto abbastanza lungo per rientrare della spesa. E in più c’è possibilità di abbattere l’affitto in base ai risultati ottenuti.  In pratica. Se tu casa medica funzioni come dovrebbe essere (orari prolungati, pazienti finiscono meno in ospedale) allora questa cosa ha vantaggio sociale e io allora ti abbatto l’affitto anche al 90%.

I tempi?
I due problemi sono trovare gli spazi e convincere i medici. A Milano un medico su sei è già in associazione. Ma la percentuale di chi fa realmente gioco di squadra è più bassa. Ci sono resistenze. Anche perché la maggior parte dei medici ha tra i 50 e i 60 anni, quindi non sempre osa buttarsi in progetti nuovi. Ma abbiamo già due gruppi di medici pronti a firmare, appena troviamo lo spazio: uno in via volta (Garibaldi) e uno in zona Dergano (nord.)

E i pediatri entreranno nelle case mediche?
La casa medica è troppo piccola per garantire uno spazio separato per i bimbi, come vuole la legge, quindi questo è il primo problema.  E facendo una casa medica di soli pediatri si rischia troppa diluzione sul territorio, essendo i pediatri troppo pochi sul territorio.

I bambini comunque dai 6 ai 14 anni possono essere iscritti ad un medico di famiglia, quindi le case mediche potrebbero servire anche alle famiglie?
L’idea inoltre è di dedicare uno spazio nelle case mediche anche alle problematiche non sanitarie: tossicodipendenza, alcol....E quindi organizzare corsi per genitori e ragazzi.

Chi sta lavorando, volontariamente, al progetto?
Siamo una quindicina, tutti con back ground professionale nel settore: ex ma anger asl, specialisti, esperti in finanza in sanità, assistenti sociali, architetti. E poi un centinaio di persone ci aiuta a fare girare voce.

a cura di Cristina Colli


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