Quando l'affido diventa adozione

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Una petizione e un convegno a Roma

bambini in affidoSono più di 5mila le firme raccolte dall’associazione “La Gabbianella e altri animali” per la petizione dedicata al “diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento”. Si tratta di una battaglia, culturale e giuridica, che l'associazione promuove per far sì che, quando un bambino che è rimasto anni e anni in affidamento presso una famiglia diventa anche adottabile, possa essere adottato da quella famiglia e non sia costretto a rivoluzionare nuovamente la sua vita per andare in adozione presso altri.

Infatti, attualmente in Italia affido e adozione hanno presupposti e percorsi differenti: la famiglia affidataria accoglie un bambino per il tempo necessario a supportare la famiglia d'origine che si trova in difficoltà; la famiglia adottiva invece è la nuova e definitiva famiglia di un bambino rimasto solo. La famiglia affidataria ha un percorso di preparazione - ovviamente - differente dalla famiglia adottiva. La famiglia affidataria può essere composta anche da una sola persona o da una coppia non sposata, mentre la famiglia adottiva deve per legge essere costituita da una coppia di coniugi (da almeno 3 anni).

"Mettiamoci per una volta dal punto di vista dei bambini", spiega Carla Forcolin, presidente dell'associazione. "Ci sono bambini che vengono posti in famiglie affidatarie e crescono lì per tempi lunghi,  nei quali si affezionano ai membri della famiglia stessa e all’ambiente che li circonda (scuola, amici, vicini). Venire staccati dal mondo in cui vivono, e spesso molto bene, per essere spostati di famiglia è molto doloroso, per alcuni bimbi piccoli è il crollo del mondo nel quale avevano faticosamente riposto la loro fiducia, dopo essere stati tolti dai genitori che li maltrattavano o non li curavano. Dal punto di vista dei bambini simile cambiamento di famiglia, e spesso di città, è incomprensibile e tragico". 
 
La petizione lanciata dall'associazione (visibile online qui) mira dunque ad aggiungere all'articolo 4, comma 5 della legge sulle adozioni (n.184 del 1983) il seguente passaggio: "Qualora l'affidamento di un minore si risolva in un’adozione, a causa del mancato recupero della famiglia d'origine, vanno protetti i rapporti instauratisi nel frattempo tra affidati e membri della famiglia affidataria. Va quindi favorita la permanenza del bambino nella famiglia in cui egli già si trova; ove ciò non sia possibile, va comunque tutelato il mantenimento di un rapporto affettivo con la famiglia affidataria, nelle forme e nei modi  ritenuti più opportuni dagli operatori, dopo aver ascoltato la famiglia affidataria stessa e la futura famiglia adottiva.”.   

Il prossimo 13 maggio, nell’ambito di un convegno a Roma cui parteciperanno fra i maggiori esperti di adozioni e diritto minorile (l’avvocato Lucrezia Mollica, la scrittrice Anna Genni Miliotti, lo psicoterapeuta Luigi Cancrini, il giudice Francesco Paolo Occhiogrosso, la rappresentante Crc Arianna Saulini), la petizione verrà consegnata ufficialmente al presidente della Camera. La sostengono anche Anfaa, Famiglie per l’Accoglienza, la Comunità Papa Giovanni XXIII.
"Non vogliamo trasformare tutti gli affidamenti in adozione", precisa Forcolin, "non vogliamo aggirare la legge attuale, non vogliamo dare l’adozione legittimante (quella nei casi particolari c’è già!) ai singles. Vogliamo solo evitare un mare di dolore inutile ai bambini e anche ai grandi, vogliamo rilanciare l’istituto dell’affidamento che la gente teme solo perché teme di non poter vedere e sentire mai più chi ha cresciuto. Vogliamo che il diritto dei grandi di coltivare le proprie relazioni significative sia esteso anche ai bambini, che sono persone come noi adulti". 

 

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