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Prof bocciati sui diritti dei bimbi

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In Cascina Triulza apre un festival dedicato al tema, che non fa sconti ai prof: "Usate la Convenzione nelle scuole". E a Milano ancora manca il garante

Gli insegnanti non conoscono la Convenzione dei diritti dell’Infanzia, nei corsi universitari, nelle scuole, nei Tfa, mi trovo davanti a professionisti che la “scoprono” come una lettura nuova”. Non fa sconti la Professoressa Mariangela Giusti, docente di pedagogia all’Università Bicocca e direttore scientifico del Festival “Il Diritto di Essere Bambini” dal 12 al 15 settembre in Cascina Trivulza in EXPO. Negli ultimi due anni a Milano c’è stato un aumento del 76% di reati pedopornografici tra i minori (maglia nera del bullismo per Telefono azzurro), in Lombardia il tasso di dispersione scolastica ha raggiunto il 18,4% e nei consultori cittadini sono state seguite oltre 3mila mamme under 15. “La convenzione dovrebbe essere parte dell’insegnamento in maniera consueta. Solo così si possono mettere in pratica quelle idee e quei contenuti”.

RM: Cosa è il Festival Il Diritto di Essere Bambini?
GIUSTI: E’ un appuntamento per insegnanti (dalle materne alle superiori) e per i genitori. E’ un modo per fare capire a chi si occupa di pedagogia (insegnanti o genitori), che i diritti dei bambini non vanno solo commemorati, ma “attivati”, usati nella didattica e nell’educazione ogni giorno.

RADIOMAMA: Ma cosa succede in 1uesti 4 giorni?
GIUSTI: Ci saranno tavole rotonde e laboratori per “imparare” a usare la Convenzione, che si insegna solo in modo pratico, non con lezioni frontali, neanche agli adulti. I laboratori proposti durante il festival sono laboratori studiati e provati da insegnanti per portare veramente i vari articoli nella didattica. I laboratori sono raccolti in un libro in uscita (Forme, azioni, suoni per il diritto all'educazione, edito da Guerini).

RADIOMAMMA: Qualche esempio?
GIUSTI: Diritto a essere informati. Due docenti hanno messo in pratica questo diritto creando una radio web con studenti delle medie. Studiati i mezzi e gli effetti sui ragazzi, ora (nel libro e durante il Festival) lo raccontano ad altri insegnanti (e ai genitori), così che anche altri lo mettano in pratica. Diritto a conoscere la storia della propria tradizione. Alcuni insegnati hanno testato e messo a punto un laboratorio di narrazione con bimbi di 3-5 anni. Nel libro e durante il Festival lo raccontano ad altri insegnanti (e ai genitori), così che anche altri lo mettano in pratica

RADIOMAMMA Diritto all’informazione…parliamo dei diritti dei bambini “fortunati”, mentre vediamo le immagini dei bimbi siriani morti sulle spiagge.
GIUSTI: Proprio questa situazione deve ancor più spingere gli insegnanti a metter in pratica le idee e i contenuti che sono nella convenzione. Così che per le nuove generazioni la Convenzione non sia solo una parola, ma sia un sapere acquisito.

RADIOMAMMA L’opinione pubblica si sta indignando davanti alla violazione dei diritti dei bimbi migranti, ma siamo un pubblico educato davvero sui diritti dell’infanzia?
GIUSTI: No, assolutamente. Non c’è la conoscenza che servirebbe. Si pensa alla Convenzione come a un trattato che riguarda i politici, gli amministratori e non noi genitori e educatori per esempio. Non conoscere la Convenzione significa non conoscere i diritti di base dei minori. E poi nell’opinione pubblica c’è un po’ la tendenza a fare una “classifica” dei diritti. Il bimbo siriano ha diritto di scappare dalla guerra, ma poi quando è in classe con mio figlio, se le insegnanti “perdono tempo” per creare un gruppo multiculturale, allora mi lamento…

RADIOMAMMA: In tutto questo Milano è ancora senza Garante del diritto dell’Infanzia. Servirebbe?
GIUSTI: Potrebbe essere d’aiuto. Dove c’è è sicuramente un punto di riferimento per denunciare situazioni che non vanno bene e una figura cui riferirsi per migliorare le cose. Il garante potrebbe sicuramente essere un pungolo per gli insegnanti.

di Cristina Colli

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