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Papà, non fate i mammi

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Ai figli servono argini, non amiconi. Paolo Ragusa spiega come cambiare marcia

I padri si sono messi in disparte da soli. Per demolire il padre autoritario tipico del passato si sono trasformati in una figura inutile, nei padri pelouche. Padri maternalizzati che in realtà si occupano di se stessi, non sono al servizio dei figli, non educano”. E’ duro Paolo Ragusa, counselor e formatore del CPP, centro Psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti. E’ duro ma ottimista: “Il futuro è il padre educativo, che non rinuncia al proprio compito di servizio… E molti uomini lo stanno capendo”. Di tutto questo parlerà Ragusa in una serata gratuita, organizzata da Scuola Genitori di Milano, aperta alle mamme e ai papà il prossimo 9 marzo alle ore 20,45 presso l'Auditorium Don Bosco di via Melchiorre Gioia 48.

RADIOMAMMA: Quale deve essere il ruolo del padre?
RAGUSA: Ogni età ha bisogno di un padre non diverso ma che svolga funzione in maniera adeguato all’età. Nel primo anno di vita del figlio deve essere un sostegno pratico e affettivo alla fatica e alle paure della mamma.  Dai 2-3 anni deve farsi vedere e chiarire la sua posizione. E’ un distanziatore tra madre e bambino, nel senso che deve aiutare la mamma a poter curare il figlio senza impedire a questo di essere autonomo. Può farlo ad esempio facendo cose diverse da quelle di cui si occupa la mamma.  Questa sua posizione di distanziatore dovrebbe rafforzarsi sempre più. E dalla preadolescenza deve porsi come faro. In mare aperto non si va senza regole e limiti, il papà è la figura che serve ad avere un riferimento costante per potersi allontanare e tornare. La madre presidia di più le origini, le spalle, il paterno il futuro, il progetto.

RADIOMAMMA: In cosa hanno sbagliato e stanno sbagliando i padri?
RAGUSA: Noi oggi viviamo in un contesto antiautoritario, in ambito educativo e nelle relazioni sociali. L’obiettivo è demolire ogni forma di autorità e la figura paterna finisce in questo calderone. In questa demolizione il padre invece di essere trasformato in qualcosa di utilizzabile, è sparito, ha perso ogni forma di vigore…

RADIOMAMMA:
E la colpa di chi è?
RAGUSA:  Né delle madri, né di poteri occulti. Sono gli stessi padri che si sono messi in disparte. Per bonificare il paterno dall’autoritarismo, si è tolta anche quell’autorità necessaria nella crescita dei figli, che significa indirizzo, orientamento, limiti. Il padre è spesso ormai una presenza di tipo materno, centrata sull’accudimento, l’aspetto ludico e la soddisfazione dei bisogni dei bambini. No è regolativo, di riferimento. Il padre maternalizzato, come era quello autoritario, è un uomo che si sta occupano di se stesso

RADIOMAMMA:E questo che danni provoca?
RAGUSA:  Quello che vediamo sempre più nei preadolescenti è la difficoltà a fare i conti con la frustrazione. E nell’adolescenza diventa deficit di futuro. Se il bimbo non sviluppa la propensione alla frustrazione, nell’adolescenza arriva l’indolenza, quella che chiamiamo la passività dei ragazzi Se puoi avere tutto a disposizione perché devo fare fatica per avere qualcosa che ho già? E’ la funzione regolativa del padre che può impedire tutto questo

RADIOMAMMA: Cosa possono e dovrebbero fare i papà allora?
RAGUSA: Fare da argini al fiume, altrimenti se l’acqua esonda si crea una palude. I padri devono essere gli argini, dare regole, fare richieste precise, indirizzare, ma fare anche da bussola, senza condizionare. E fare gioco di squadra con le madri. L’infanzia è l’età della madre, nell’adolescenza il front office educativo è del padre. Come a tavola deve esserci una dieta bilanciata, anche nell’educazione deve esserci un bilanciamento dei ruoli.

RADIOMAMMA: E se un padre non ce la fa, per come è fatto magari?
RAGUSA:  Educare non significa assecondare come si è fatti, ma guardare ciò che serve ai propri figli. Come si è fatti va messi in secondo piano, perché la funzione genitoriale è di servizio, serve a qualcun altro non a noi. Il padre e la madre hanno necessità di avere una chiarezza sul proprio servizio

RADIOMAMMA: Se è troppo difficile?
RAGUSA: Il padre autoritario e il padre pelouche permissivo sono facili, il padre educativo, che non rinuncia al proprio compito di servizio, non è facile. A volersi stare tranquilli si rinuncia però a fare i genitori. Ma il permissivismo eccessivo non ha dato i risultati che si speravano, quindi questa è la strada da seguire. Il padre educativo guarda avanti, non sa bene cosa fare, ma non si tira indietro. E’ una scommessa, una direzione da scoprire.

Di Cristina Colli

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