Orto a scuola? Fai così

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Con MiColtivo i bimbi imparano a coltivare: dalla semina al raccolto. E si autofinanziano

Piselli, lattuga, fragole, ma anche menta, salvia e lavanda. Prevedono un raccolto ricco agli Istituti comprensivi Italo Calvino e Renzo Pezzani. E alla festa di fine anno venderanno tutto e così avranno fondi per ricomprare i semi, la terra e tutto l’occorrente per l’anno prossimo.
Sta finendo così il primo anno del progetto MiColtivo, orto a scuola, nelle due scuole pilota di Milano.  E’ un progetto promosso dalla Fondazione Riccardo Catella, in collaborazione  con EXPO 2015 S.p.A. e il Comune di Milano. “Tutto è nato nell’ambito del programma “I Progetti della Gente”, ascoltavamo gli abitanti del quartiere per realizzare interventi di riqualificazione di spazi. Nelle scuole i bimbi chiedevano piste ciclabili, campi da calcio e orti. Da qui l’idea degli orti nei cortili delle scuole”, racconta Kelly Russel, direttrice della Fondazione Riccardo Catella.

Come è andata, quando sono partiti i primi orti?
A settembre abbiamo iniziato a lavorare con gli insegnanti, per prepararli. A gennaio e febbraio sono stati installati gli orti e da quel momento i bambini hanno preso in mano la situazione.  Ma hanno partecipato anche alla progettazione: hanno deciso loro quali ortaggi e frutti mettere. E sono stati loro a volere anche le piante aromatiche. Gli orti hanno le casse rialzate, così sono accessibili anche ai bimbi disabili. Sono orti che vanno dai 60 ai 150 metri e hanno una produzione vera e propria. Ogni classe è responsabile di una porzione dell’orto, dalla semina al raccolto. E c’è la supervisione di un agronomo, che fa anche lezioni ogni tanto. E ora c’è il raccolto e si occuperanno anche della vendita dei prodotti raccolti, durante le feste di fine anno.

Quanti bimbi sono stati coinvolti finora?
Sono due istituti comprensivi (Italo Calvino in zona Precotto e Renzo Pezzani in zona Corvetto) da 1000, 1200 bambini. E’ stata coinvolta l’intera scuola, dalla materna alle medie. I piccoli hanno soprattutto fatto visite, accompagnati dai più grandi. Gli studenti delle elementari si sono dedicati alla coltivazione, quelli delle medie hanno fatto anche la bonifica del terreno, si occupano del frutteto e ora aiuteranno a tenere la contabilità della vendita. 

Le famiglie e il quartiere vengono coinvolte?
Ogni scuola è associata a un negozio o un’associazione di agricoltura del quartiere, che collabora e dà supporto. Poi sono molto attivi i comitati genitori delle scuole che hanno partecipato e c’è anche un gruppo di nonni molto coinvolto.

I docenti che ruolo hanno?
Sono stati i primi a iniziare il percorso, con incontri con esperti. Sono loro, insieme all’orto, che rimarranno nella scuola, anche quando i bambini usciranno. Quindi sono loro che possono dare continuità al progetto. Lo sviluppo didattico è fatto, loro sono preparati, l’orto c’è. Quindi....è un’attività destinata a durare.

Per ora sono state due le scuole coinvolte, l’anno prossimo l’idea è di allargarsi?
Noi non vediamo una fine del progetto, stiamo cercando fondi, sponsor (quest’anno è stata la Fondazione Cariplo) per aumentare il numero di scuole. Stiamo già selezionando le possibili nuove scuole per settembre.

Quali requisiti deve avere una scuola per proporsi?
Meglio se sono istituti comprensivi, così partecipano più bambini e collaborano diverse fasce d’età. Devono esserci almeno 100 metri a disposizione e dovrebbe essere una scuola che ospita anche il campus estivo, così l’orto non viene abbandonato durante le vacanze. Ma soprattutto deve esserci un tessuto di genitori e insegnanti che ci credono davvero....

Di Cristina Colli

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