Olimpiadi coi figli: guardale così

Teaser Description: 
No a campionismo e prediche, sì alla festa e alle storie positive. Le dritte di Josefa Idem e Daniele Novara per godersi i Giochi di Rio in famiglia

C’è un modo giusto e un modo sbagliato di vedere le Olimpiadi con i bambini e di parlare di sport? In previsione dei Giochi in programma dal 5 al 21 agosto a Rio de Janeiro, e alle tante gare, vittorie e sconfitte cui assisteremo insieme ai nostri figli, l’abbiamo chiesto a una super atleta e mamma, Josefa Idem (8 Olimpiadi e 5 medaglie olimpioniche nella canoa), e a un pedagogista, Daniele Novara, che concordano nella risposta: “No al campionismo e alle lezioni di vita!”.
Ecco le loro dritte per goderci in famiglia i prossimi Giochi

Innanzitutto, la festa dei popoli e dello sport
Josefa Idem: Lo sport è trasmissione culturale e le Olimpiadi, specie la cerimonia d’apertura, in un momento così difficile per il mondo, possono essere l’occasione per ragionare di pace.

Daniele Novara: Mancherà la Siria ai Giochi, spiega ai tuoi figli perché non è tra i Paesi che si incontrano a Rio. Racconta della tregua olimpica, di come sono nate queste gare e perché.

No al campionismo e alle prediche su duro lavoro e disciplina
Josefa Idem: I Giochi possono aiutarti a parlare con bambini e ragazzi di impegno e spirito di sacrificio, ma non con un “guarda e impara, guarda e diventa un campione”. Rischi di ottenere l’effetto contrario: che fuggano dallo sport quando invece è così importante che lo pratichino. Prova con delle domande – secondo te, come si è preparato questo atleta, come è arrivato a Rio? – e sottolinea il lato piacevole dello sport.  Tutti i campioni hanno iniziato da piccoli a fare sport per gioco, per stare in compagnia e poi qualcuno ha scoperto un talento. Si inizia per piacere e diletto, tutti allo stesso livello, poi c’è chi ha più talento, è più motivato, lavora duro perché lo rende una sua priorità e quindi ha voglia di fare di più… E così si arriva a vincere.

Daniele Novara: Attenti al “campionismo”, al trasmettere ai bimbi l’idea che dobbiamo essere tutti numeri uno. Il senso dello sport è il riconoscimento delle proprie forze fisiche e morali, è la capacità di sintonizzarsi con le proprie forze e risorse. E ricordiamoci questo: quasi tutti i tecnici concordano che l’agonismo per i bimbi piccoli, diciamo fino alla fine delle elementari, non ha senso, e che la sconfitta a livello infantile è una esperienza inutile.

Ispira i bambini con storie positive
Josefa Idem: Rendi questa festa dello sport accessibile e vicina ai tuoi figli, coinvolgendoli. Se, per esempio, praticano il nuoto, inizia da lì. Usa le storie, racconta che Federica Pellegrini ha iniziato proprio come lui/lei, e chissà come si divertiva alle pizzate dopo gli allenamenti. Trova il campione che si allenava nella tua città o che andava in vacanza dove vai tu. Condivi aneddoti sui record, sulle sfide. Ascolta le interviste in cui i campioni raccontano come hanno iniziato, come si sentono in gara e alla vigilia, come si preparano. E’ un modo per renderli “umani” e fare sentire i bambini coinvolti.

Daniele Novara: Evita l’immedesimazione con il campione e portate l’attenzione sull’uso del corpo in modo intelligente. Sulla concentrazione prima di una partenza o di un salto, sul rispetto degli avversari, sul dosare le proprie energie.

Di Cristona Colli e Carlotta Jesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA


Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a capire se sei un utente vero