Nidi: Italia a due marce e lontana dall'Europa

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Uno studio denuncia differenze tra Nord e Sud. Bene Bologna e Firenze

Nidi: uno studio di fondazione Civicum boccia l'Italia rispetto agli standard europei

Mentre Milano attende la pubblicazione delle graduatorie definitive dei nidi d'infanzia - prorogate al 10 giugno - il Centro Nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza pubblica uno studio condotto dal Politecnico di Milano e dalla fondazione Civicum che boccia la situazione dei nidi Italiani rispetto agli standard europei e denuncia grandi differenze tra il Nord e il Sud del Bel Paese. 

Lo studio, che analizza la situazione in 19 città, rileva grandi differenze tra nord e meridione per quanto riguarda la rilevanza degli asili nido pubblici nelle priorità politiche, il costo di erogazione dei servizi, la disponibilità dei posti, il costo per gli utenti, l'impatto sulla crescita della popolazione infantile. Nella sua presentazione, Civicum li sintetizza nella frase: Asili nido, la "sfortuna" di nascere al Sud.

La "sfortuna" di nascere al Sud
Nelle città  prese in esame attraverso una serie di schede di rilevazione (per una popolazione di 9,4 milioni, il 16% di quella italiana), i bambini tra 0 e 3 anni potenziali fruitori degli asili nido sono circa il 3,5% dei residenti. In alcuni Comuni, come Napoli e Palermo, i minori di 3 anni superano il 4%, in altri – come Cagliari – sono appena il 2,5%. Il dato più rilevante riguarda le possibilità di accedere agli asili nido comunali o convenzionati: rispetto a un obiettivo europeo del 30%, solo il 14,6% nella fascia 0-3 trova un posto. Ma il valore medio non rispecchia la situazione: nelle città del Sud la percentuale crolla al 3,6% (Palermo) e al 2,9 % (Napoli). Bologna e Firenze, invece, sono quasi in Europa: rispettivamente col 27,6% e il 24%. “Quasi” in Europa, però, perchè le eccellenze continentali rimangono lontane: a Berlino il 40% dei bambini trova un posto, a Madrid oltre il 35%.

L'analisi della spesa per residente tra i 0 e i 3 anni arricchisce il quadro (e il divario). La media per Comune è di 1.242 euro, ma la forbice tra regioni settentrionali e meridionali è davvero ampia: se Trento spende quasi 2.500 euro per bambino, dall'estremità opposta ci sono Campobasso, Palermo e Napoli con circa 500 euro (il capoluogo campano maglia nera con soli 343 euro). La forbice taglia praticamente a metà lo stivale: nelle città dell'Italia centrosettentrionale la spesa media oscilla sui 1500 euro, al Sud invece si ferma a 577.
Se passiamo poi all'efficienza nella gestione, cioè alle spese correnti impegnate per ciascun asilo in rapporto al totale dei posti disponibili, in Italia per ogni posto all'asilo si spendono 8.775 euro. Il dettaglio svela però un paradosso. Infatti le città dove si spende meno e dove gli asili nido hanno minore disponibilità - come Napoli e Palermo - sono quelle con costi di gestione esorbitanti: quasi 12mila euro per posto, con ovvie ripercussioni sulla qualità del servizio.

È più difficile accostare i costi per l'utente, visto che ciascun comune adotta fasce contributive e tariffe proprie. Civicum però segnala che una famiglia di 3 persone con un reddito lordo intorno ai 45 mila euro annui, a Trento e Bolzano spenderebbe 400 euro per affidare il figlio all'asilo nido, a Roma circa 150 e a Napoli 100. La media, nelle 19 città prese in esame, è di 284 euro.

A Milano, bene la disponibilità oraria
La qualità del servizio deriva anche da altri fattori come il numero di bambini seguiti da ciascun educatore, la flessibilità oraria, la continuità del servizio nei mesi estivi, i servizi per i portatori di handicap. Per quanto attiene il numero degli educatori, la media è di 22 ogni 100 bambini, con punte massime a Cagliari (40 ogni 100 bimbi) e situazioni critiche a Potenza (16) e Campobasso (11). Sempre il Sud maglia nera per la disponibilità oraria: a Potenza e Napoli solo 7 ore, contro le 10,5 di Milano, Brescia, Firenze, Bolzano e Bologna e le 11 di Trento. Su scala europea tutte le città considerate, indistintamente dalla nazione di appartenenza (Spagna, Inghilterra, Germania, Francia) offrono una maggiore flessibilità nella scelta dell’orario di entrata ed uscita rispetto alla media dei comuni italiani. Sugli altri parametri, l'estate rimane un periodo critico per gli asili nido in tutta Italia, mentre il Nord appare più equipaggiato per le esigenze dei bambini portatori di handicap.

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