Munari “fai da te”?? Si può!

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Pia Antonini, del Munlab, ci svela i segreti dei laboratori Munari e le dritte per portarli a casa. Prima regola: dimenticate i lavoretti…

“La regola e il caso”. Le parole di Bruno Munari, che raccontano così bene il suo metodo, le capisci davvero solo quando partecipi a un laboratorio Munari. Qui lavori con le regole e parallelamente con il tuo lasciarti andare e le tue emozioni. “Nel lavoretto hai un modello già costituito e sai già dove arrivi. Hai già la ricetta per fabbricare la tua cornice. Puoi essere più o meno bravo, più o meno fantasioso, ma arrivi li, hai già tutto codificato. Nel laboratori Munari la parte sperimentale è fondamentale e proprio uscire dalla convenzione è il gioco che piace di più ai bimbi, anche più piccoli”. Così Pia Antonini, che il 17 gennaio del 2008 ha aperto Munlab, uno spazio privato in onore a Bruno Munari dove la domenica organizzano laboratori con esperti nella metodologia Munari e con artisti giovani e che durante la settimana va in trasferta nelle scuole

Che cosa è il metodo Munari?
E' un metodo registrato dal figlio Professor Alberto Munari e dalla moglie Donata Fabbri per diffondere in modo corretto il lavoro del padre. E’ un metodo che fa sperimentare il mondo attraverso una serie di azioni su diversi materiali e tecniche unite alle azioni che fa l’operatore. E alla fine hai più consapevolezza di ciò che ti circonda. Impari a riconoscere per esempio i diversi materiali (la carta non è tutta uguale…) ma anche il tuo segno particolare (la tua pennellata è diversa da quella del tuo vicino).

Come è strutturato un laboratorio Munari?
Ci sono delle regole, ma anche la scoperta che avviene per caso. Sul tavolo trovi molti materiali e strumenti diversi, scelti con molta regola dall’operatore (c’è una preparazione enorme dietro). L’operatore fa un’azione con le mani, poi un’altra e un’altra ancora. E tu lo “segui”, fai anche tu.  Poi c’è la parte di sperimentazione.  Poi il momento di riflessione verbale, racconti cosa hai imparato. E’ cosa più difficile per i bambini, perché non hanno i termini: morbido o ruvido? In mezzo ci sono molte varianti….E gli adulti hanno poco tempo per ascoltare, bisogna fermarsi e trovarlo

I genitori partecipano attivamente nei tuoi laboratori, cosa dà Munari a mamme e papà?
Quando con i miei figli tanti anni fa partecipavo a questi laboratori, loro si divertivano a vedere che io mi divertivo. E’ un’opportunità fantastica per i genitori (oggi poi che non si ha mai tempo) trovarsi un tavolo da gioco tutto allestito e per due ore giocare con i propri figli. E’ un momento di condivisione, di scoperta, di affiancamento. 

E come “portarlo a casa”? Come imparare?
La pratica è il metodo migliore per acquisire il metodo. Ci sono libri (tutti quelli di Bruno Munari e quelli di Beba Restelli, partite da questi) e tante possibilità per provare. E poi la cosa più divertente è praticare, a casa, magari partendo dalla costruzione dei pre-libri. Il rischio è di diventare “esperti” e quindi di vedere in ogni cosa un possibile materiale per un laboratorio. E così non butterai più via niente. Ricordati  però che Munari non è un "fai da te" tanto per fare, ma un "fai per capire" e diventare consapevoli intorno al linguaggio dell'arte.

Munari nelle scuole. Gli insegnanti come possono proporlo?
Sto trovando sempre personale giovane e preparato nelle scuole, soprattutto alla scuola dell'infanzia è crescita molto la consapevolezza. Si trova sempre meno il semplice lavoretto, lo vedi già dalle cose appese nei corridoi. Quello che dico sempre è di ricordarsi che lavorare secondo le indicazioni di Munari è molto impegnativo, dietro un laboratorio c'è tanto tempo dedicato alla lavorazione.  Ma se un insegnante vuole fare davvero l’insegnate in ricerca, questo metodo è la cosa più bella del mondo, c’è uno scambio bellissimo con i bambini.

Come aiutano i bambini di oggi?
I bambini di oggi hanno un problema di concentrazione, sono ipercinetici, anche durante i laboratori Munari. Quando vanno le mani invece ti rilassi, ti calmi…Con questo modo di lavorare riesci a fare uscire le tue emozioni e a canalizzare la parte emotiva della conoscenza.

Metodo Munari per tutte le età?
Non si è mai troppo grandi, il lavoro manuale artistico “serve” a ogni età. Certo ogni età ha un suo Munari. Alla scuola dell'infanzia (soprattutto con i pre-libri) è un’esperienza, una sperimentazione in cui si affina la manualità (ci sono tanti bambini che a 5 anni non sanno strappare e tagliare). Si allenano i sensi, si conoscono i materiali e si imparano a dominare. E poi li aiuti a capire cosa vuol dire costruire una cosa propria, diversa da quella del vicino. Alla scuola primaria (molto usato il laboratorio Abc) l’arte è a supporto della didattica. E’ un lavoro più strutturato, che si fa insieme all’insegnante, non staccato dalla programmazione. E’ un modo attivo per affrontare le cose (scrittura, geometria, aritmetica…) che stai imparando e conoscendo.

Munari e i preadolescenti?
Alle medie e alle superiori facciamo tanti laboratori sulla geometria. Si entra in una dimensione più progettuale, dove ha grande spazio la fantasia. Lavori con le regole (per esempio il triangolo e le sue caratteristiche) ma parallelamente ti lasci andare alla fantasia, alle tue emozioni, al tuo segno. E capisci che da lì nascono altre forme e dal bi passi al tridimensionale. I ragazzi di questa età hanno dinamiche diverse mentre lavorano. Tendono a parlare e quindi non c’è la concentrazione su materiale e azione che invece sono la base di Munari. Ma quando riescono a trovare quella concentrazione, sono contentissimi

di Cristina Colli

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