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Milano: mamme senza gioia

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La denuncia di Bodil Ljunggren, l'ostetrica più famosa della città, "mamma" del Gepo e di 5mila bimbi. Tutto comincia dalla gravidanza...

“Alle mamme di Milano oggi manca la gioia”. Bodil Ljunggren Cuneo non ha dubbi: “E come potrebbe essere altrimenti se l’aspettare e il far nasce un figlio è diventata tutta una preoccupazione?!?”. I numeri le danno ragione. Ma non tanto, o non solo, quelli delle sale parto cittadine. Sono i 5mila bebè che ha “fatto nascere” nel suo Gepo dal 1978 a oggi a fare di Bodil un’esperta sul tema. E’ l’Ostetrica di Milano, con la O maiuscola: sua l’invenzione dei corsi di accompagnamento al parto per gruppi di genitrici che diventano amiche, degli happy popping per imparare ad allattare insieme invece di chiudersi in casa, della mamma ginnastica che prepara corpo e mente al cambiamento e dei papà coinvolti, fin dai primi mesi, nell’avventura della nascita.

Per questo il suo “manca la gioia” fa sussultare, per questo fa male. La incontriamo al suo consultorio in pieno centro, un’istituzione: caldo, accogliente, semplice, foto di generazioni di mamme appese alle pareti, il giallo della Svezia, Paese natale di Bodil, a fare da sfondo.
 

Cosa succede a noi genitori di Milano oggi?
Diventate tali sempre più tardi, pochi ormai sotto i 35 anni. E quindi siete più ansiosi e più apprensivi di chi dava alla luce un figlio 20, 15 o anche 10 anni fa, meno disponibili al cambiamento. E’ tutta una preoccupazione, la frase più comune che sento dire quando arrivate al consultorio è questa: vediamo come va… La prima frase che dico io alle future mamme, da sempre, invece è questa: siete fortunate a essere qui, ad aspettare un bimbo.
 
E’ solo l’età a renderci tanto ansiosi?
No. E’ il delgare le vostre scelte ad altri, ginecologo in primis. Col risultato che pensate al parto da una prospettiva patologica e non fisiologica, dalla prospettiva dei no. No all’uso della bici, no al guida la macchina, no al prendere più di 9 chili in gravidanza. Ma chi l’ha detto? Per non lasciarsi strappar via la gioia di aspettare e dare alla luce un bimbo la cosa importante è un’altra: che la futura mamma stia bene. Che si senta bene, e pace se nei jeans rientra dopo 5 mesi invece che dopo 2 settimane dal parto. Al Gepo insegno questo. A stare bene. Ad accettare e ad ascoltare il corpo che cambia. Diventare mamma non è solo il tuo dolore, è aiutare un bambino a venire al mondo.

Sono cambiati i bisogni di noi mamme?
No, ma ce ne sono di nuovi a cui rispondiamo con nuovi servizi. Per esempio un supporto dedicato alla genitorialità assistita, alla fatica fisica del provare e riprovare e ai tanti dubbi e preoccupazioni psicologiche. Nuova, e molto richiesta, è anche l’assistenza domiciliare delle nostre ostetriche quando la mamma torna a casa dall’ospedale e, magari, non ha una nonna o un’amica o una sorella vicina. Sai quante nonne passavano al nostro consultorio per accompagnare le figlie o portare i bimbi a una visita dal pediatra? Oggi tante nonne lavorano.

 
 
E i padri?
Questo è un dato positivo, sono sempre più coinvolti. Il problema è il tempo: un incontro con il papà milanese lo devi prenotare. 

C.J

 

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