Milano: finalmente un giardino per i bimbi

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L’ideatore, Fulvio Scaparro, ci racconta cosa sarà e a cosa servirà Aulì Ulè

Il 2014 sarà l’anno “giusto” per Aulì Ulè, il giardino dei giochi dimenticati? Di questo spazio proposto dallo psicologo Fulvio Scaparro per i bimbi da 0 a 10 anni, si è iniziato a parlare nel 2008. Ora c’è un posto: 20mila metri quadrati all’Idroscalo. E una data: l’apertura è prevista per la primavera-estate del 2014. “Il terreno, concesso dalla Provincia di Milano, fa parte dell’area dell’Idroscalo e continuerà ad essere curato come prima senza spese aggiuntive. Tutto quello che sarà necessario per trasformare quel terreno in Aulì Ulè verrà realizzato con il sostegno di sponsor privati”, spiega Fulvio Scaparro.

RM: Sono passati 5 anni da quando ha iniziato a parlarne, perché così tanto? I soldi pubblici per i bambini scarseggiano?
Fulvio Scaparro: I soldi pubblici scarseggiano, ma di quei pochi che ci sono all’infanzia arriva poco. Di bambini si parla in continuazione, sono in cima ai nostri pensieri e in fondo alle classifiche degli investimenti pubblici.

RM: Perché serve Aulì Ulè ai bimbi di Milano?
Fulvio Scaparro: Questo spazio sarà esclusivamente destinato ai bambini più piccoli, da zero a dieci anni, e ai loro accompagnatori, perché i loro bisogni non sono spesso tenuti in adeguata considerazione nei parchi frequentati dai ragazzi più grandi e da adulti di ogni età con esigenze non di rado diverse e talvolta in contrasto con quelle dei piccoli, che dovrebbero giocare in un ambiente tranquillo e protetto. 

RM: Cosa troveranno nel giardino dei giochi dimenticati?
Fulvio Scaparro: Un ambiente per quanto possibile naturale, nel quale la presenza di artefatti sia ridotta al minimo, e la cui conformazione libera, aperta, spontanea possa trasmettere ai bambini il senso di un contatto genuino e immediato con la natura. Non ha intenti didattici espliciti, ma offre ai più piccoli quello che solitamente i centri abitati non offrono: ampi spazi, aria pulita, verde e luce e dove muoversi in totale libertà e sicurezza. Una volta entrati, i piccoli visitatori saranno del tutto liberi di correre, rotolarsi e giocare. Lo spazio è a loro completa disposizione.  In corrispondenza delle piazzuole, i bimbi potranno usufruire, se lo vorranno, degli interventi di giovani animatori e animatrici che li coinvolgeranno in giochi insoliti: quelli in uso molti anni fa e ormai dimenticati e quelli che sono praticati da bambini e bambine in luoghi lontani del mondo.  

RM: Quali sono i giochi dimenticati? E perché servono tanto oggi?
Fulvio Scaparro: Il gioco dimenticato è in primo luogo quello all’aria aperta. Molti di quei giochi che facevamo per strada o in cortile oggi si sono trasformati in videogiochi, divertenti e appassionanti sì, ma sedentari. Riscoprirli significa anche ritrovare il gusto del movimento, il gioco come fisicità, in allegra competizione con i coetanei. L’elenco dei giochi dimenticati o praticati in altre realtà del mondo è sterminato. Alcuni di essi, anche grazie alla memoria di genitori e animatori, riemergono spontaneamente ogni volta che abbiamo spazio a disposizione, una spiaggia, un prato, un cortile.

RM: Che ruolo avranno gli sponsor?
Fulvio Scaparro: All’interno del Giardino non sarà consentita alcuna attività commerciale e promozionale. Gli sponsor saranno indicati nel tabellone esposto nello spazio di accoglienza e il loro nome comparirà, con la massima discrezione, sugli eventuali gadget che la direzione del Giardino consegnerà gratuitamente ai piccoli visitatori. In quanto prato dei bambini, esso non potrà essere usato per eventi o manifestazioni pubbliche o private.

RM: Crede si arriverà mai ad avere un giardino del genere in ogni quartiere?
Fulvio Scaparro: Io sono un ottimista e non vedo perché una grande città italiana non potrebbe avere in ogni quartiere uno spazio per i più piccoli, i loro genitori e i loro nonni. Forse non vivrò abbastanza a lungo per vedere realizzato questo sogno, ma se le pubbliche istituzioni si renderanno conto di quanto possa essere remunerativo, da ogni punto di vista, un investimento sul benessere infantile, Aulì Ulè non resterà un prototipo ma solo un progenitore.

di Cristina Colli


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