Milano, basta musei snob!

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Facciamo aggregazione, dice Sabina Cantarelli. E al Mudec lancia una nuova didattica e accoglie "chi inciampa nella cultura" in cerca di Barbie

“Basta creare e tenere i musei come il regno dell’élite intelligente della società. I musei oggi devono assumersi una responsabilità sociale: essere luoghi aperti, di incontro, di gioco, di aggregazione. Altrimenti è difficilissimo che restino in piedi”. Sabina Cantarelli, responsabile della didattica del Mudec risponde così ai dubbi di chi “ma una mostra sulla Barbie in un museo? Ma l’aperitivo nel bar interno al museo?”. Sì, va benissimo, è convinta Sabina già curatrice del Children Park Expo 2015, perché “il museo non deve pensare solo a coloro che già sanno dove sei e ci vengono abitualmente, ma a tutti e offrirsi anche a chi inciampa nella tua collezione e così ti scopre”.

Il Museo delle culture di Milano (proprietà del Comune di Milano e gestione del polo si 24Ore Cultura), dopo l’inaugurazione dello spazio con l’inizio dell’Expo, ora parte davvero. Il 28 ottobre apre la sua collezione permanente, la mostra su Gauguin, sulla Barbie, il bistrot, il ristornate, il bookshop e lo spazio per i bambini (famiglie e scuole) con Mosaico Marocco.

Radiomamma ha incontrato Sabina Cantarelli proprio nel “cantiere” di Mosaico Marocco, dove ci sarà “una didattica innovativa. Mudec Junior e Mudec Lab sono stati pensati con l’ambizione di rendere questo posto un centro culturale sulle culture, un luogo di educazione interculturale. Manca a Milano un centro così, con vocazione sociale, non solo culturale”.

RADIOMAMMA: In che senso sarà una didattica mai vista a Milano?
CANTARELLI: Mudec Junior è per i bambini dai 4 agli 11 anni e userà un “metodo” innovativo fatto in partnership con il Tropen Museum di Amsterdam, best practice nell’educazione interculturale. Ci si occupa di una cultura alla volta. Partiamo con il Marocco, con Mosaico Marocco appunto. Come?  La relazione si costruisce con cose vere e persone vere + si fanno cose in prima persone + ci si trova in un setting immersivo. Tradotto significa che ad accogliere e guidare i bambini ci sono animatori marocchini, che appartengono realmente alla cultura che raccontano. Che gli oggetti sono veri, arrivati dal Marocco o dalle associazioni marocchine a Milano, del Furum città mondo (che al Mudec hanno sede e operano). Che gli ambienti sono ricreati in modo autentico (anche il tradizionale salotto marocchino). Che i bambini indosseranno costumi tipici moderni e apriranno una porta che affaccia sul Museo di arte contemporanea di Rabat. Così vedranno scolaresche marocchine che stanno visitando un museo in quel momento, proprio come sta succedendo a loro a Milano.

RADIOMAMMA: Ma come conosceranno i tratti caratteristici della cultura marocchina nello spazio, facendo cosa?
CANTARELLI: In 90 minuti fai un giro di tutto il percorso e una delle tre attività proposte: laboratorio sulla calligrafia, sui ricami di luce (disegno e decorazione tipici) e sul mosaico marocchino. Infine nella sala dell’ospitalità bevi il te alla mente e lavori con strumenti musicali.

RADIOMAMMA: Con questo metodo riuscite a fare educazione interculturale in 90 minuti?
CANTARELLI: Quello che vogliamo è che i bambini escano con uno sguardo più curioso verso la cultura appena conosciuta. Insegnanti e genitori qui trovano aiuto per affrontare temi interculturali, ma devono lavorarci loro, che con bimbi hanno un rapporto educativo costante. Questo posto è un posto a disposizione dell’incontro tra culture. L’obiettivo è scatenare emozioni, stimoli.

RADIOMAMMA: Poi c’è Mudec Lab. Qui cosa succede?
CANTARELLI: Questo spazio è dedicato anche ai ragazzi più grandi e si propongono attività legate alla visita della collezione permanente o della mostra in corso. Ci sono tavoli touch dove trovi oggetti che hai visto durante la visita. In gruppo prendi le immagini e le riassembli, creando la tua opera collettiva. Il software è pronto al momento su 3 temi, ma è un declinabile all’infinito. E poi c’è un archivio fisico, con scatole di oggetti contemporanei delle singole culture, Vai a cercarli e li tocchi, li scopri. Nel Mudec Lab si uniscono tre elementi per parlare di culture: tecnologia+ oggetti veri+ connessione a quello che c’è nel museo.

RADIOMAMMA: Il 28 ottobre apre anche la mostra sulla Barbie. Una scelta commerciale? Discutibile per un museo delle culture?
CANTARELLI:La Barbie è un oggetto transculturale, ha venduto milioni di bambole, ha sdoganato la donna nel mondo arabo, se fa venire gente che non sarebbe mai venuta al Mudec, ben venga. Basta creare e tenere i musei in mano a un’élite. Il museo deve essere un ponte verso il mondo, è un luogo della città, la gente deve venirci e viverlo. I musei oggi devono assumersi una responsabilità sociale, essere luoghi di incontro, di aggregazione o è difficilissimo che restino in piedi

RADIOMAMMA: E per attirare le famiglie servono dei servizi speciali?
CANTARELLI: Se i musei non diventano luoghi di famiglia i bambini non li scoprono e invece entrare nei musei e viverli fin da piccoli significa avere un rapporto diverso con il museo per tutta la vita. Così va bene che se organizzi la mostra su Barbie, come servizio offri anche la festa di compleanno a tema Barbie. Così avvicini le famiglie ai musei…

di Cristina Colli

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