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Maternità: donne abbattiamo i tabù

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"Non si può dire, ma diventare mamma non è solo bellissimo". La denuncia-spettacolo di Annamaria Guerrini, al Teatro Sala Fontana dal 4 al 6 marzo

“Come si fa con il pancione da otto mesi e mezzo a dire mai sentita meglio! Come fai a dire con un neonato di 15 giorni in casa che tutto va a gonfie vele? La maternità è bellissima è vero, ma è anche una cosa dolorosa, ma alle donne non è consentito dirlo. C’è un tabù ancora oggi sulla maternità”. E’ uno sfogo e una denuncia quella di Annamaria Guerrini, autrice e attrice di Maternità n.One. Ovvero il big Bang, al Teatro Sala Fontana dal 4 al 6 marzo.

Anna Maria è attrice e mamma di Vittorio e Maria e porta in scena il suo spettacolo autobiografico (e frutto di studi e ricerche sul campo) sulle gioie e i dolori del diventare madre, perché “Mi sono sentita diversa ai corsi pre-parto, a quelli da neo-mamma e continuo a sentirmi diversa. Siamo circondati da luoghi comuni e convenzioni sulla maternità. E’ uno spettacolo di denuncia in chiave ironica (si ride anche). Denuncia di una sofferenza forte, provata davvero”.

RADIOMAMMA: Come è nata l’idea di questo spettacolo?
GUERRINI: Nove anni fa ho scoperto di essere incinta e questo mi ha sconvolto la vita, non perché non lo desiderassi, ma perché mi sono trovata a confrontarmi con una realtà diversa da quella che mi aspettavo. E’ stato un trauma, mi sono sentita inadeguata, non compresa e diversa. “Perché tutte erano così felici di avere una pancia immensa e poche avevano dubbi, paure su quello che significava diventare mamme?” La frase più ripetuta era “Ce l’hanno fatta tutte ce la farai anche tu…” Ma cosa vuol dire? E così la rabbia cresceva e ho iniziato a scrivere un diario. Annotavo quello che sentivo, sensazioni, incontri, le reazioni delle altre mamme (quasi sempre diverse dalle mie) e tutti i luoghi comuni che ti circondano nei 9 mesi di attesa. E lo stesso è stato sul parto e nei mesi a seguire…Quei “riprenditi la tua vita in mano”, che non vuol dire niente. Quel “la coppia sarà più unita” e tu vedi che non è vero. “Allattare è la cosa più naturale del mondo” e tu ci provi disperatamente, ma non basta al tuo piccolo. E se alzi la mano e dici: “non è proprio così”, allora sei tu che non sei capace, non è concesso ammettere che la maternità è anche una cosa dolorosa, di rinuncia. E’ anche il non dormire per mesi, è anche il non riuscire a farsi una doccia tranquille all’inizio, è anche avere mille paure di non essere “abbastanza…”

RADIOMAMMA: Ma perché rendere pubblici questi sentimenti?
GUERRINI: Sono un’attrice e credo molto nel teatro civile, questo è uno spettacolo popolare, chiaro, che vorrebbe aiutare le donne a non sentirsi in colpa, diverse, inadeguate se provano sensazioni e pensieri anche negativi riguardo la maternità. Una frase che mi costa tanto dire ogni volta, in scena è: “Come è possibile che lui, il mio amore più grande sia anche fonte del mio dolore più grande…” La società ci ha educato a non dirlo, ma con il mio spettacolo denuncio che per alcune donne (forse non per tutte, ma per molte) la maternità è meravigliosa ma anche dolorosa, fatta di rinunce.  C’è bisogno di parlare di questo. Tante remore a dire che essere madri è tanto faticoso e che questo cambiamento psicofisico, tutti questi ormoni, ti fanno impazzire. La puoi prendere in un modo o nell’altro, ma sei madre ugualmente. Questa conferma l’ho avuta dal pubblico, molte donne dopo lo spettacolo mi hanno detto “grazie a questo spettacolo mi sento meno in colpa”.

RADIOMAMMA: Ora hai due figli, due volte mamma, nel tempo è cambiato qualcosa?
GUERRINI: Si impara? Io mi sento ancora diversa. Perché questo “dire sempre quello che gli altri si aspettano di sentire da una mamma” poi lo ritrovi nei gruppi watsapp delle classi, nel gruppo di mamme al giardinetto…  Cambiano i contenuti, ma tu che dici “sì bello, ma…” sei sempre fuori dagli schemi e guardata come la “strana”.

Maternità n.One. Ovvero il big Bang, al Teatro Sala Fontana dal 4 al 6 marzo (venerdì e sabato ore 20.30 domenica ore 16) CON RADIOMAMMA CARD 14 EURO INVECE DI 18 EURO
Foto di Emiliano Pona

Di Cristina Colli

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