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Mamme, insegnate la lingua del bello

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Serve a capire se stessi e il mondo, parola del Museo Diocesano. Che educa le famiglie allo sguardo

Sicuri che sia una lingua straniera la vera competenza che serve ai nostri figli per farsi strada nel mondo?

Nadia Righi e Maria Elena Colombo, responsabili della didattica e dei mezzi digitali del Museo Diocesano, scuotono la testa. La lingua da conoscere, secondo loro, è un’altra: la lingua del bello. E l’unico modo di impararla è “Educare allo sguardo, fin da piccoli”.

Perché è importare insegnare a guardare il bello?
Educare allo sguardo aiuta bambini, ragazzi e adulti a scoprirsi e a comprendere il reale.
Imparare a guardare il bello vuol dire imparare a porsi delle domande su se stessi e sul mondo, ad andare a fondo nelle cose.

Viviamo in un Paese che è un museo a cielo aperto, non dovrebbe venirci naturale saper guardare e capire il bello?
Il sistema scolastico non aiuta, anzi, sembra fatto apposta per limitare questo sguardo e la creatività in generale. Si salva solo l’asilo: parti dall’osservazione dei materiali, per esempio delle foglie, le raccogli, le manipoli, ci giochi e le ricrei magari con la creta o la carta mettendo “le mani in pasta”. Poi però alle elementari fai solo un’ora di arte alla settimana e le cose peggiorano proseguendo negli studi: la parte creativa del nostro essere viene messa in secondo piano a vantaggio di quella più razionale. Più cresci, più perdi creatività e un modo unico di guardare il mondo e interpretare ciò che ti sta intorno, appropriandotene.

Come educate bimbi e ragazzi allo sguardo?
Accompagnandoli nell’osservazione di un’opera del Museo e stimolandoli a tornare su ciò che hanno visto, rielaborandolo nei nostri laboratori o anche tornati in classe con i propri insegnanti.

Quadri contro videogiochi? Forbici e colori contro dita che scivolano su uno schermo?
No. La tecnologia oggi è essenziale perché permette la partecipazione e la condivisione e perché è il linguaggio dei ragazzi.

Cosa serve per educare allo sguardo, e al bello, le famiglie milanesi?
L’abitudine a farlo, a frequentare luoghi d’arte e musei. A Londra bimbi e genitori il sabato mattina vanno a pranzo al British Museum, l’orizzonte di riferimento è quello.


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