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Mamme e papa: continuate a sbagliare!

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"Punite i figli ma il problema siete voi". Daniele Novara spiega il perchè con un libro e una serata aperta ai genitori

“Mamme e papà usate le punizioni perché non sapete dare regole chiare. Se un bambino “fa una cosa sbagliata” è perché c’è un errore educativo dei genitori. La punizione non serve a nulla, non insegna”. Daniele Novara, pedagogista, direttore scientifico della Scuola Genitori, ci bacchetta e ci striglia nel suo nuovo Libro -   Punire non Serve a nulla (editore Bur) e in una serata gratuita aperta alle mamme e ai papà lunedì 24 ottobre alle ore 20,45 presso l'Auditorium Don Bosco di via Melchiorre Gioia 48.

RADIOMAMMA: Come punire non serve a nulla? La punizione non insegna a non rifarlo?
NOVARA: La punizione (niente tablet per tutto il giorno, niente festa domenica) non serve perché è solo mortificazione, agisce a livello emotivo, ma non sull’apprendimento cognitivo. Quindi il comportamento che volevi modificare verrà certamente ripetuto. Bisogna uscire dall’idea che i bambini sono colpevoli di qualcosa. Non ha senso cercare colpevoli nei loro comportamenti psicoeducativi. Quello che devi sempre pensare è: dietro ogni situazione “che non va” nel bambino ci sono errori educativi tuoi, dei genitori

RADIOMAMMA: Non ci possono essere punizioni che non mortificano, ma che insegnano?
NOVARA: Faccio un esempio nel mio libro. Giovanna, mamma di Valentina, 15 anni si lamenta perché la figlia non ha studiato durante tutto l’anno ed è stata bocciata.  “Stavolta non la passa liscia: l’ho punita. Ogni mattina dovrà rifarsi il letto e da adesso in poi dovrà tenere assolutamente in ordine la sua camera”. Ma mettere in ordine la camera e farsi il letto non è una punizione, è una regola. Se è la stessa mamma che confonde regole e punizioni, come farà la Valentina a capire? Tuo figlio impara solo attraverso le consuetudini. Devi aiutarlo a fare la cosa giusta, introducendo le consuetudini. Se le sue azioni sono “sbagliate”, vuol dire che il tuo sistema di insegnamento è scarso e lui non ha ancora imparato. Vuol dire che non hai creato la regole in modo chiaro

RADIOMAMMA: Prendiamo un bimbo di 4 anni che la sera non vuole spegnere la televisione e andare a letto. Dopo varie sere di litigi non scatta la punizione? Come mi comporto?
NOVARA: Non serve la punizione, ma sono io genitore che ho sbagliato. Perché a 4 anni dovrebbe esserci la regola che non si guarda la televisione fino a prima di andare a letto. Quindi la regola non esiste o non è chiara per questo bambino. Come fai adesso? Ti risintonizzi e imposti e usi in modo più sistematico le regole. Se la situazione si è cristallizzata invece, perché i genitori sono troppo servizievoli, allora può essere d’aiuto il silenzio attivo (lo vediamo dopo con i preadolescenti) che funziona anche con i piccoli.

RADIOMAMA: Prendiamo il bambino delle elementari che non vuole fare i compiti, dice bugie. Alternativa alla punizione?
NOVARA: Fermati e chiediti: cosa non ha imparato? Cosa deve ancora imparare? Cosa c’è nella mia organizzazione educativa che non funziona? Molti genitori non tengono abbastanza le distanze con i propri figli e poi sono costretti a ricorrere alle urla e alle punizioni. Invece di punirlo devi capire che non funziona qualcosa nel tuo sistema educativo. Prendi tempo e fai squadra con l’altro genitore. Se tuo figlio di 8 anni non si fa la doccia la sera quando torna da calcio o da danza e devi sempre dirglielo o minacciare la punizione è perché in questi 8 anni non sei stato chiaro sulla regola: ci si lava al ritorno dallo sport. E sei sempre intervenuto “lavati, è ora!”. E adesso lui si aspetta il tuo intervento, non ha capito la regola.

RADIOMAMMA Infine il preadolescente che non smette mai di giocare ai videogiochi, non rispetta gli orari…
NOVARA:Dagli 11 ai 14 anni il silenzio attivo è efficace, perché il ragazzo ha bisogno di conferme (come i piccoli) e la tecnica della sospensione della comunicazione non ha implicazioni punitive, ma ti segnala che sei andato oltre, ti contiene. Consiste nel sospendere la comunicazione verbale, sottraendosi a spiegazioni, recriminazioni, urla, o sceneggiate. Il figlio si attende la tipica reazione genitoriale – urla, sgridate o punizioni – e resta sorpreso dal cambio di rotta, che risulta alla fine più efficace e meno sgradevole. Scopo del silenzio attivo è proprio quello di abbassare la tensione emotiva e consente a bambini e ragazzi di avviare in modo autonomo una revisione degli atteggiamenti impropri. A seconda dell’età il tempo del silenzio attivo può variare da pochissimi minuti per i bambini di 3-4 anni; a una giornata, se non due, per i ragazzi di 15-16 anni, a seconda della gravità della situazione che si vuole segnalare.

RADIOMAMMA Non c'è un modo giusto per usare bene le punizioni? Forse spiegarle?
NOVARA: Assolutamente no. Data la naturale immaturità evolutiva propria di bambini e ragazzi, il tentativo di educarli con le parole, le spiegazioni, i discorsi rischia di generare incomprensioni. Troppe parole creano confusione. Basta parlare, servono regole.

RADIOMAMMA: D’accordo le punizioni non servono, ma sono anche dannose?
NOVARA: Le vessazioni psicologiche che colpevolizzano sono molto pericolose. Ci sono punizioni che non si devono mai usare: mani addosso, urla sistematiche che creano depressione, forme ricattatorie (“se fai così fai soffrire la mamma…”). Tutte le volte che li colpevolizziamo agiamo su loro sistema neuro cerebrale in modo negativo e blocchiamo i processi di crescita, creando blocchi che si terranno poi per tutta la vita: d’apprendimento, emotivi, sessuali.

RADIOMAMMA: C’è un vademecum per non usare le punizioni?
NOVARA: 3 passi indietro e 3 passi avanti. Passi indietro: 1° Non urlate, non punite. Prendetevi tutto il tempo che vi serve per riflettere sottraetevi alla dinamica emotiva e cercate di osservare quello che sta accadendo. 2° Mantenete la distanza educativa Evitate di essere eccessivamente disponibili e confidenziali. I bambini e i ragazzi hanno bisogno di voi come genitori, non come amici. 3° Non parlategli troppo! Evitate lo scambio verbale continuo. Passi avanti: 1° Fate gioco di squadra «Ne devo parlare con il papà», «Voglio prima sentire cosa pensa la mamma». 2° Date buone regole: chiare per i bambini, negoziate con gli adolescenti 3° State al vostro posto, i figli potranno trovarvi sempre lì Il compito dei genitori è quello educativo

di Cristina Colli

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