Mamma ansia? Figli Né-Né

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Iper protetti e senza autonomia, genitori attenti! La psicologa Vegetti Finzi spiega fino a che misura l'ansia materna è normale e come tenerla a bada

“Si cresce solo crescendo, l’ansia delle mamme è fisiologica, ma se supera il limite, non fa sviluppare ai figli gli anticorpi per la vita e così abbiamo i ragazzi né-né, giovani che vivono chiusi nella loro cameretta, comunicando solo attraverso Internet…” Così Silvia Vegetti Finzi, psicologa clinica e scrittrice che il 2 febbraio sarà ospite alla Scuola Genitori di Milano. Con Daniele Novara sul tema “Mamma quanta ansia! Come proteggere se stessi e i figli dall'eccesso di preoccupazione materna”.  Una serata gratuita, per mamme e papà, alle ore 20,45 presso l'Auditorium Don Bosco di via Melchiorre Gioia 48.

RADIOMAMMA: Partiamo dai ragazzi né-né, chi sono esattamente e come possiamo evitare che lo diventino?
VEGETTI-FINZI: Ragazzi che vivono nella propria cameretta, senza fare nulla, né lavoro né studio.  In un primo tempo le mamme si sentono tranquille perché li credono al sicuro, in realtà hanno rinunciato a vivere, limitandosi a sopravvivere. Farli uscire dall’isolamento è quasi impossibile. Sono sempre più numerosi (il 20% dei giovani tra i 14 e i 24 anni) perché il futuro è inesistente, il presente deludente e il passato non li ha preparati ad affrontare problemi e difficoltà. Tenendoli al riparo da ogni frustrazione non si dà ai bambini la possibilità di produrre anticorpi, di vaccinarsi alla vita. I figli non possono delegare le esperienze ai genitori. Dobbiamo consentire che prendano decisioni (rapportate all’età naturalmente) e accettare che possano sbagliare affrontando, senza iper-proteggerli, le conseguenze dei loro errori. Non si cresce senza rischi. Se gli adolescenti non hanno mai sperimentato il dolore, alla prima delusione gettano la spugna e si ritirano.

RADIOMAMMA: L'ansia è normale o è una malattia?
VEGETTI-FINZI: Entro certi limiti, l’ansia del genitore è fisiologica. I figli sono ormai pochi e preziosi; la maggioranza è rappresentata da figli unici su cui si riversano aspettative e proiezioni un tempo distribuite su più figli.  Una certa preoccupazione va bene, ma non dovrebbe mai essere tale da ostacolare lo sviluppo del ragazzo. L’ansia eccessiva tende ad aumentare controlli e sorveglianze sino ad annullare ogni margine di libertà e di autonomia. Ognuno di noi invece, sin dall’infanzia, ha diritto ad essere considerato un soggetto, con una sua volontà e suoi desideri.

RADIOMAMMA: Come si può governarla e tenerla a bada?
VEGETTI-FINZI: Innanzitutto rafforzando il rapporto di coppia. Oggi il vettore principale delle comunicazioni e delle emozioni di molte mamme è rivolto quasi esclusivamente al figlio. Mantenere vivo il rapporto con il partner significa tutelare l’equilibrio della famiglia e, di conseguenza, non eccedere in ansia materna.  Un’altra risorsa consiste nel monitorare il proprio rapporto con i figli, porsi delle domande, ponderare le risposte, anche confrontandosi con il padre: “Ho agito bene? E’ stato giusto il modo con cui ho reagito a problemi imprevisti quali: ha amico nuovo che non conosco; è tornato tardi la sera o non va più tanto bene a scuola”. E’ fondamentale l’alleanza tra genitori per evitare di imporre regole discordanti.

RADIOMAMMA: Perché le mamme sembrano essere più ansiose dei papà?
VEGETTI-FINZI: Perché oggi i padri lasciano gestire la vita dei figli soprattutto alle mamme, riservando a se stessi solo la parte bella: le partite a calcio, i giri in bicicletta, il cinema, ma ai colloqui a scuola al 99% ci vanno le mamme…anche se lavorano.

RADIOMAMMA: Ci preoccupiamo più di quanto facevano i nostri genitori
VEGETTI-FINZI: Le mamme oggi sono più preoccupate per l’enfatizzazione dei comportamenti negativi dei ragazzi da parte dei media. Inoltre i ragazzi hanno più suggestioni e meno modelli di riferimento. Sino a qualche generazione fa la crescita era programmata da precise tappe sociali: la cresima, il diploma di maturità, il servizio militare… Ora queste scadenze hanno perso significato e, se è vero che la riduzione delle ingerenze sociali concede ai giovani più creatività e libertà, è anche vero che la libertà è difficile da gestire, soprattutto quando non è si è raggiunta la maggior età.

RADIOMAMMA: L'ansia è diversa a seconda delle età dei figli?
VEGETTI-FINZI: Dalla nascita e per tutta l’infanzia, le ansie si concentrano sulla salute, la crescita fisiologica, l’alimentazione, il sonno dei figli. Successivamente, durante gli anni della scuola elementare, i genitori vivono una sorta di tregua, una condizione di “bonaccia”, che precede le tempeste dell’adolescenza. E’ indubbiamente un periodo difficile ma, in questi anni, è esasperato dall’aspettativa ansiogena dei genitori che si chiedono tra di loro: “Come faremo? Chissà cosa succederà?!”  Il loro stato d’animo influisce negativamente sui ragazzi, che si chiedono a loro volta:  “Ce la farò?”. In realtà le cose non sono così tragiche, ma il prevalere di un atteggiamento negativo può essere nocivo nel momento della vita nel quale i ragazzi hanno più che mai bisogno di sicurezza, di fiducia e di speranza.

RADIOMAMMA: Un consiglio per i genitori i adolescenti e preadolescenti?
VEGETTI-FINZI: Per i genitori il compito emotivamente più difficile non è tanto crescere i figli, quanto lasciarli andare, accettando che divengano se stessi, magari diversi da come li avevano sognati ed educati. Occorre diventare capaci di concedere ambiti di libertà sempre più ampi, accettando ragionevoli rischi, vale a dire rischi individuati e calcolati . Che non vuol dire “fai quello che vuoi”, ma evitare di eccedere in protezione, come accompagnarli in macchina a scuola sino al liceo. Meglio che s’incontrino con gli amici e procedano insieme. Ricordiamoci che, per quanto riguarda le esperienze, non esistono corsi di recupero perché la vita s’impara solo vivendo.

di Cristina Colli


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