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Malattie rare: prepensionamento per i genitori

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Una legge in discussione in Parlamento

I genitori di bambini con malattie rare, esattamente come quelli di bambini disabili gravi, hanno diritto a un prepensionamento. E' la proposta lanciata dalla senatrice Dorina Bianchi (Udc) con una pdl ora in discussione alla Commissione Sanità del Senato. Si tratta del disegno di legge n. 2090 "Disposizioni a sostegno delle famiglie con bambini affetti da malattie rare", che ha come obiettivo il riconoscimento della particolarita' delle malattie rare pediatriche, al fine di tutelare il piu' possibile i diretti interessati e le famiglie che si trovano ad affrontare la problematica quotidianita' che queste patologie comportano.

L'articolo 3 riconosce, infatti, alle lavoratrici e ai lavoratori che si dedicano a minori affetti da malattie rare pediatriche aventi una percentuale di invalidita' pari al 100%, che assume connotazione di gravita' ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n.104, e che necessitano di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, "il diritto all'erogazione anticipata del trattamento pensionistico, indipendentemente dall'eta' anagrafica del genitore beneficiario, a seguito del versamento di almeno venticinque anni di contributi previdenziali, con decorrenza immediata nel momento in cui il bambino viene dichiarato disabile grave dalle commissioni mediche preposte."
L'articolo 4 prevede, inoltre, che "limitatamente a uno dei genitori che assiste stabilmente il figlio disabile", sia previsto un contributo definito "sostegno alla genitorialità", pari a di mille euro per tredici mensilità, mentre se il genitore e' in attesa di prima occupazione "e' previsto un sostegno pari a cinquecento euro per tredici mensilità".
E' prevista la creazione di un fondo ad hoc, istituito presso il ministero della Salute, un "Fondo di solidarieta' per le lavoratrici e i lavoratori che si dedicano al lavoro di cura ed assistenza del minore affetto da patologia genetica rara", alimentato da un contributo fisso dello Stato pari a 8 milioni di euro; da un contributo fisso a carico delle casse di previdenza ed assistenza private pari a 2 milioni di euro; da una quota fissa derivante dalle scelte non espresse relativamente al 5 per mille; da donazioni e lasciti da chiunque effettuati, deducibili ai sensi del testo unico delle imposte sui redditi.

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