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Londra: 1 papà su 7 fa il "mammo"

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Sono il 14% dei padri. E dicono: era più facile stare in ufficio.

Papà che fanno il mammoIl termine, va da sè, è una provocazione: perchè c'è ancora bisogno di chiamare "mammo" un papà che, nella coppia genitoriale, è colui che principalmente si occupa dei figli?

Nel Regno Unito i papà  così, definiti "main childcare provider", sono  1, 4 milioni. Uno su sette, rivela uno studio della compagnia di assicurazione Aviva, secondo cui il 26% dei padri inglesi ha abbandonato il lavoro o ridotto l'impegno lavorativo dopo la nascita di un figlio e il 44% bada ai bambini regolarmente mentre la mamma lavora.

Quasi la metà dei papà che hanno scelto di stare a casa con i figli, il 43%, dichiara di sentirsi fortunato e il 46% sostiene che la sua scelta ha consentito al genitore che guadagna di più di mantenere il suo posto di lavoro. Ma le difficoltà non mancano: il 13% dei padri intervistati ammette che era più facile stare in ufficio a lavorare, il 17% che badare ai bimbi lo fa sentire "meno uomo" e il 13% che vorrebbe guadagnare più della mamma per poter rientrare al lavoro.

Si può veramente dire che

Si può veramente dire che la confusione regna sovrana in molte famiglie moderne.
Non credo che il criterio "sta a casa chi guadagna di meno" sia quello corretto e idoneo a stabilire chi si debba occupare prioritariamente del bambino, almeno nei primi mesi di vita.
Innanzitutto, quando è possibile, il bambino dovrebbe essere allattato al seno, attività ovviamente impossibile al padre. Inoltre la relazione madre-figlio comincia nell'utero e la figura della mamma è senza dubbio quella più adatta ad essere la primissima figura di riferimento del bambino, in continuità con la relazione iniziata durante la gravidanza.
Non bisogna pensare che padre e madre siano intercambiabili. Ognuno dei genitori ha un ruolo insostituibile e unico, il padre e la madre hanno ruoli diversi che non vanno confusi. Il bambino impara dalla diversità delle figure genitoriali a confrontare se stesso con il mondo e a mettere in relazione la propria identità sessuale con quella del genitore corrispondente e con quella dell'altro genitore.
Che tristezza ridurre tutto a un calcolo economico nella vana illusione che un reddito maggiore possa garantire al piccolo un futuro migliore.
Che tristezza vedere questi piccoli bambini affidati a tate, tati, nonni, asili-nido e quant'altro anziché all'unica persona di cui hanno veramente bisogno: la loro mamma.

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