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Leggete l'Odissea ai nativi digitali

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Parola di Roberto Piumini: insegna coraggio, impegno e che non sempre c'è un lieto fine.

“I nativi digitali hanno bisogno dei miti perché insegnano che non sempre c’è un liete fino e che, se c’è, dipende dal tuo impegno”. Roberto Piumini, scrittore e poeta per grandi e bambini, non ha dubbi: anche nell’era del tablet le storie di Ulisse e di Icaro vanno lette ai figli.

Lo farà, proposta nuovissima a Milano, domenica 25 presso lo spazio family friendly Zona K e Radiomamma l’ha intervistato per approfondire quella che sembra una provocazione: antiche storie per la generazione del web
RADIOMAMMA: Perché dobbiamo leggere i miti ai nostri figli?
PIUMINI: Pur non essendo fiabe, fanno parte della letteratura fantastica e della nostra tradizione culturale, del nostro modo di vedere il mondo. Per questo vanno raccontati, ricordando le grandi immagini, i grandi personaggi e le grandi suggestioni, ma traducendoli in un linguaggio non antico e che sappia di vecchio. Leggere ai bambini i miti non significa narrare la magia, di questa ne hanno fin troppa oggi. Quello che conta è il mantenimento e il trasmettere una lingua emozionante e potente.

RADIOMAMMA: Oggi con i bimbi si tende a indorare la pillola. I miti parlano di senso della fatica, di storie che non sempre vanno a finire bene. Che messaggio trasmettono?
PIUMINI:I miti raccontano di una realtà che non è facile, dove non è tutto in discesa. Questo è un buon significato per i bambini, è un qualcosa che manca di solito, anche per il buonismo che c’è nel trattare i contenuti per l’infanzia. Invece l’eccesiva facilità nel considerare il mondo non dà loro la forza e la bellezza dello sforzo di farcela. La buona letteratura per bambini riporta l’atto di volontà, di responsabilità umana al centro del racconto. Nei miti c’è il destino, ci sono gli dei che intervengono, per questo io li “aggiusto” quando li propongo, in modo che si noti l’elemento etico: l’uomo vince non solo per maggior forza o per un intervento esterno, ma per un suo elemento creativo, affettivo, una sua iniziativa. Questo serve all’infanzia.

RADIOMAMMA: Per ogni età c’è un mito più adatto?
PIUMINI: Per i più piccoli consiglio di sceglierei quelli più semplici da visualizzare, quelli con immagini varie e clamorose, senza risvolti psicologici, umani e filosofici. Lascerei stare Ulisse, preferendo l’avventura di Fetonte sul carro verso il sole. Con le elementari benissimo il racconto del viaggio di Ulisse. Un modo per parlare di tenuta volontà, memoria, rinuncia e perdita. Per i preadolescenti, alle prese con i problemi di identità, sceglierei i miti di rasserenamento nei confronti del mondo, sottolineando quelli che hanno forte il riscatto umano, dove con la volontà umana si riesce a vincere. Come nell’episodio delle sirene. L’invenzione di Ulisse gli permette di godere del canto senza rimanerne vittima. E’ suggestivo, ammiccante e rassicurante.

RADIOMAMMA: La lettura i formato digitale limita l’esercizio della fantasia nei bimbi?
PIUMINI: Se la pagina rimane pagina, se è sequenza di parole che fa immaginare, non ci dovrebbe essere gran differenza con il libro tradizionale. Per noi vecchi lettori di carta c’è un elemento nostalgico che sfiora moralismo e che diventa incomunicabilità a volte. Non possiamo fare scoprire ai bimbi il profumo del libro, ma dobbiamo concentrarci sulla verbalità. Facendo una scelta accurata di qualità, del linguaggio letto e raccontato, che significa anche accurata scelta delle illustrazioni, oltre che linguistica. Quello che conta è abituarli al gusto delle parole che fanno immaginare, al preferire il linguaggio alto e potente a quello stereotipato.

RADIOMAMMA: Come si avvicina un bambino alla lettura?
PIUMINI: Pensando di essere trasmettitori di parole e agendo di conseguenza. Racconto orale fin da piccoli, creazione di momenti dedicati alla parola, alla teatralità (i gesti, i toni della voce). Basta che non parli solo e sempre la televisione in casa. I bambini fanno quello che fin da piccoli sono abituati a fare. Se i genitori leggono loro fin dai primi mesi e anni, imparano che nei libri ci sono le storie e sanno che quelle ricchezze escono da lì. Se fin da piccoli frequentano biblioteche e librerie, crescono in questo mondo. Ma mamme e papà non mettetevi le mani nei capelli: c’è chi legge, poi smette e poi ritorna alla lettura.

RADIOMAMMA: In una storia per bambini cosa non deve mancare mai?
PIUMINI: Il corpo in tutte le sue forme (la sensorialità, la corporalità), il gioco (inteso come giocosità di parole) e la narrazione (lo sviluppo storia).

RADIOMAMMA: E il lieto fine?
PIUMINI: La morale della favola è la favola stessa, quello che conta è il c’era una volta questo…Il lieto fine se c’è è meglio, perché vogliamo bene ai nostri bimbi, ma non è essenziale. Il Mito di Icaro è tragicissimo. Allora non lo raccontiamo? Certo che no. Lo facciamo, non badando troppo al lieto fine. Quello che conta è il racconto stesso, il linguaggio, la lentezza dell’oralità, del momento di tranquillità e non fretta che ci si gode durante la narrazione.

di Cristina Colli

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