La Virtual Library di Milano

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100 titoli di libri in simboli creati per le famiglie, da genitori ed esperti. Ecco cosa sono, a cosa servono e come averli

“Immaginatevi di essere per le strade di Tokyo e di conoscere solo cinque parole di giapponese. Ecco, avete capito come si sente un bimbo che non riesce a comunicare in modo pieno, con le modalità che usano le persone della sua stesa età”, inizia così Antonella Costantino, direttrice della neuropsichiatria infantile della Fondazione Ca Grande Ospedale  Policlinico di Milano. “E’ per questi bimbi che usiamo sempre più la Comunicazione Aumentativa (CAA), una serie di strumenti (simboli, parole, tecnologia) per ampliare e supportare la comunicazione di bimbi con difficoltà di comunicazione rilevante (disabilità motoria, autismo, disturbi cognitivi).”  Il centro di Milano è diventato punto di riferimento per la comunicazione aumentativa in Italia e c’è anche una Virtual Library, con 100 libri diversi, tutti in simboli, nata dalla collaborazione spontanea tra genitori e professionisti.  “Non c’è ancora una rete strutturata, parte tutto da coincidenze. Famiglie, scuole, biblioteche o servizi ci contattano e parte la consulenza e la collaborazione”.

RM: Partiamo dall’inizio. Cosa è la Comunicazione Aumentativa?
Costantino: Sono strumenti diversi che funzionano come traduttore immediato del nostro linguaggio in modi e forme più comprensibili a questi bimbi. Lo strumento di base sono i simboli. Le parole (verbi, sostantivi, emozioni ecc) sono rappresentate da un’icona. Icone al posto delle parole, sullo stile di windows. Questo garantisce l’immediatezza. 

RM: Come è la situazione del servizio pubblico a Milano?
Costantino: Almeno un terzo delle sedi Uonpia della Lombardia hanno operatori formati. C’è un progetto regionale per coordinare tutte le neuropsichiatrie infantili e dall’anno scorso la CAA è comparsa tra le voci da finanziare. Ma certo è come svuotare un mare con un ditale!

RM: E le famiglie?
Costantino: Sono parecchie, arrivano spesso da sole, informate su questo approccio che fino a neanche cinque anni fa era ai più sconosciuto.

RM: Nell’ambito della Comunicazione Aumentativa sono molto usati i Libri in simboli. Perché?
Costantino: I bimbi con disabilità complessa fanno fatica a godersi la lettura ad alta voce. Per questo negli anni abbiamo iniziato a tradurre in simboli i libri. Immaginatevi in ogni pagina un grande simbolo e sopra la parola. Il bambino riconosce l’icona e intanto il suo interlocutore legge la parola scritta sopra.

RM: Come nasce un libro in simboli? Chi lo fa?
Costantino: Tutto è cominciato con laboratori cui partecipavano genitori, insegnanti e operatori sanitari. Così sono nate decine e decine di libri. Poi i genitori se li scambiavano spontaneamente (per averne di più per i loro bimbi) e così abbiamo deciso di creare una vera Biblioteca: la nostra Virtual librarary. Tutta la nostra formazione è gratuita e il lavoro immane che porta alla creazione dei libri è volontario. I costi sarebbero sproporzionati.

RM: Stanno entrando nelle scuole, nelle biblioteche, oltre che nelle case private. Che reazione state vedendo?
Costantino: Portandoli nelle scuole materne abbiamo visto l’entusiasmo degli altri bambini. Il libro in simboli permette a tutti, anche a chi semplicemente fa fatica a stare attento, di seguire molto meglio la storia raccontata e capirla meglio, senza fare fatica. In più i bambini possono sfogliarseli da soli, cosa preziosa in un momento in cui sempre più difficile la lettura ad alta voce delle educatrici, con sempre meno copresenza. E nelle biblioteche pubbliche che si sono attivate le richieste di prestito arrivano anche da genitori di bimbi stranieri per esempio.

RM Ma resta un mercato di nicchia, non si trovano negli scaffali delle librerie....
Costantino: Erikson è al secondo cofanetto con tre libri ognuno. L’interesse è aumentato, ma si pone il problema del copyright. Noi traduciamo libri in commercio e la traduzione la daremmo gratuitamente alle case editrici. Ma per ora devo ammettere che non abbiamo trovato grande interesse.

RM: I genitori possono crearseli da soli?
Costantino: Da soli del tutto è difficile. Per fare un libro in simboli serve confrontarsi con altri, per renderli  piacevoli, vivi, divertenti. Da soli si fa più fatica. Uno dei cardini è il lavoro fatto insieme. Comunque noi organizziamo sempre appuntamenti per insegnare.
caa@policlinico.mi.it 0255034412

di Cristina Colli

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