Il Natale? All'asilo non è scontato

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Milano, bagarre sulla scuola di via Forze Armate

 Alla fine, la festicciola di Natale dell'asilo di via Forze Armate si farà. Era stata cancellata su decisione della scuola, in ragione della composizione multietnica dei bambini (un quarto dei 175 bambini è figlio di genitori stranieri) e per il fatto che alcuni di loro, piccoli di due anni e mezzo, avrebbero potuto "stressarsi" alla presenza dei genitori, e altri ancora soffrire l'assenza di mamme e papà impegnati sul lavoro.

Il caso ha suscitato le reazioni del comune (l'istituto è una materna comunale)."Il Natale è, per eccellenza, la festa della famiglia e dunque fa male sapere che in una scuola milanese si tenta di cancellare un momento cosi importante e significativo  della nostra cultura", ha commentato ieri l'Assessore al Turismo, marketing territoriale, identità Alessandro Morelli, aggiungendo che "chi insegna dovrebbe essere una guida per le giovani generazioni. Non si capisce inoltre come la presenza dei genitori alla  festa possa essere fonte di stress per i bimbi. Non è nascondendo le nostre radici che si integrano bimbi stranieri anzi, è necessario lo sforzo inverso per farli sentire parte di una comunità con solide basi e tradizioni".  

A combattere, fin dall'inizio, perché la festa venisse realizzata è stato un gruppo di mamme, «in maggioranza laiche e per nulla razziste», come tengono a precisare. Dopo l'interessamento dell’assessore comunale all’Educazione, Mariolina Moioli, la questione si è risolta: «Ho contattato i vertici della scuola e si è deciso che la festa sarà fatta — ha dichiarato a Repubblica l’assessore — ritengo che, a prescindere dall’appartenenza religiosa o culturale delle famiglie, chi vive nella comunità abbia diritto a partecipare pienamente alla nostre tradizioni. E la festa di Natale è un’ottima occasione di integrazione per bambini e genitori».

Non è ancora noto il giorno in cui le mamme saranno invitate in aula per sentire i bimbi cantare. Di certo, invece, le canzoncine natalizie scelte saranno “laiche”: incentrate su renne e Babbo Natale, senza riferimenti a Gesù Bambino. 

NON vogliono GESU' NOSTRO

NON vogliono GESU' NOSTRO REDENTORI QUESTI DIRIGENTI SCOLASTICI PERCHE'SONO superbi ma un giorno dovranno
chinare la loro testa davanti a gesu' e debbo dire che tanti ambienti lavorativi sono anticristiani per la superbia di molti.

Care mamme di

Care mamme di Radiomamma,
passo dalla sezione "microfono" che mi ospita come blogger e giornalista a commentatrice di notizie come mamma che vive a Milano e che ogni Natale, come tutti, vede, sente, legge la stessa storia.

La mia idea di scuola multietnica è diversa da quella espressa dall’amministrazione comunale in occasione del S. Natale.
Poichè alcune scuole materne sono frequentate da bambini appartenenti a varie etnie e credo religiosi, nel periodo natalizio si assiste a stupefacenti acrobazie diplomatiche da parte delle direzioni scolastiche, che decidano o meno di organizzare i festeggiamenti di fine anno. Al limite della disperazione alcuni asili propongono di non festeggiare del tutto, salvo poi essere rimproverati dalle amministrazioni comunali e indotti a organizzare festicciole in onore di Babbo Natale, della Befana e persino delle Renne, ignorando il reale festeggiato, poiché pare non gradito: Gesù Bambino.

Non discuto sulla buona fede degli assessori comunali, per i quali promuovere l’integrazione è davvero un problema quotidiano, e che immagino siano convinti, in questo modo, di fare sentire più “uguali” i bimbi di altri credo religiosi. Mi chiedo tuttavia se questo comportamento contribuisca o invece non aumenti il gap, la confusione e a volte l’intolleranza: "Bisogna rispettarli perché sono diversi”. Ma diversi da chi?.

Io credo che l’integrazione cominci in famiglia, si manifesti per strada, si radichi a scuola e in ogni luogo di aggregazione. All'asilo il processo di integrazione dura tutto l’anno ed è fatto anche di risposte semplici, alla portata di un tre-cinquenne, e di chiacchiere tra mamme e bambini di famiglie di origini diverse. “Perché lui ha gli occhi a mandorla o la pelle scura?”-“Per lo stesso motivo per cui tu hai i capelli biondi e io neri”. “E perché la sua mamma si copre fino ai piedi e porta quella cosa in testa?” . “Chi lo sa? Ora glielo chiediamo”. In sintesi, credo che l’integrazione prima di predicarla si debba praticare -i bambini sono concreti- riconoscendo l’esistenza di altro oltre a noi e interagendo, senza fare finta di non vederlo. E se l’integrazione è partecipazione e non negazione, perché negare che il S. Natale si chiama così perché è il compleanno di Gesù Bambino? Davvero crediamo che i bimbi di origine rom, araba, sudamericana, orientale, ecc. si offendano se gli si chiede di fare gli auguri al festeggiato mentre a Babbo Natale (per loro un estraneo tanto quanto Gesù Bambino) no?

A Londra, un S.Natale, ho visto un bambino musulmano del primo piano scrivere un biglietto di auguri a un bambino cristiano del terzo piano. Il bambino cristiano del terzo piano ha ricambiato con un biglietto di auguri al bambino musulmano in occasione della fine del Ramadam. Questa per me è integrazione.
Buon Natale!
Elisa Ajelli

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