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Genitori e web: esserci è la miglior password

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Guidarli online è essenziale, poi vengono filtri e controlli. Simona Panseri, Google Italia: fin da piccoli poi è difficile...

Simona Panseri, Google Italia, sicurezza dei bambini su Internet, RadiomammaIl segreto per essere bravi genitori nell’era di Internet e dei social network? “Fare i genitori”, ti spiazza Simona Panseri, “nel senso di esserci, porre dei limiti, guidare i figli”.

Ti spiazza perché al direttore Comunicazione e Public Affairs di Google Italia, due figli alle elementari, Radiomamma ha chiesto un’intervista sui nuovi servizi per famiglie dell’azienda che, migliorando la sicurezza online di bimbi e teenager, sembrerebbero rendere superfluo il coinvolgimento costante degli adulti.  C’è YouTube Kids, l’App gratuita disponibile negli Usa che consente ai bimbi di vedere solo video adatti alla loro età e ai genitori di impostare il tempo che i figli trascorrono online attivando un blocco del dispositivo. C’è la sezione Famiglie su Google Play, da cui scarichi solo App e giochi pensati per i bambini. 
 

I critici di Mountain View parlano addirittura di genitori deresponsabilizzati…
Simona Panseri: Guai. Questi e altri dispositivi di sicurezza sono strumenti da affiancare a scelte educative che comunque, come genitore, devi prendere. Certo, se stai in ufficio fino a tardi può essere utile controllare il tempo che tuo figlio trascorre su Internet, ma il punto è che nella vita virtuale di bimbi e ragazzi dobbiamo essere presenti quanto e come in quella reale. Per insegnare a riconoscere i pericoli, come facciamo per la strada, ma anche per aiutare a cogliere le opportunità che il web offre.

 
Qual è il modo giusto di stare online con i figli?
SP: Iniziare presto, quando sono piccoli: sarà più facile delimitare confini, educare a chiedere permessi, spiegare. Vietare a un tredicenne di giocare online, così come di fumare, è più difficile se prima non l’hai guidato a comprendere rischi e pericoli. L’unica differenza tra l’essere genitori sul web e nella realtà è questa, e gioca a favore degli adulti: spesso i figli ne sanno più di noi di app, social e video, lasciamo che ci spieghino e che ci raccontino. Ma tenendo ben distinti i ruoli: le password, per esempio, le scelgono i genitori e non le danno ai figli.
 
Altri errori da evitare?
SP: Fornire informazioni personali in chat e nei giochi online cui partecipano anche persone sconosciute. Non dobbiamo avere paura di porre limiti ai bambini. Prendiamo le App, in casa mia funziona così: puoi usarle, ma sul cellulare della mamma. In generale, consiglio a genitori e insegnanti di collegarsi al Centro sicurezza x le famiglie che abbiamo creato nel 2011 per imparare a conoscere strumenti e funzionalità utili alla navigazione sicura come il filtro Safe Search.
 
Torniamo alle opportunità offerte dal web, qualche esempio?
SP: A livello educativo, la mascherina cardboard cui stiamo lavorando come strumento didattico: ci infili un cellulare con gps e puoi partire alla scoperta in 3D degli ambienti che ti stanno intorno. La lezione cambia radicalmente: è come se, invece di studiare il mare sul sussidiario, ti ci tuffassi dentro.
 

In alcune scuole i Google group stanno sostituendo le catene di email come strumento di comunicazione tra genitori. Avete sviluppato altre funzionalità che possono essere utili alle famiglie coinvolte nelle scuole?
SP:
Oltre ai calendari e ai file condivisi, penso alla piattaforma Blogger che consente di creare blog di scuola partecipati e più informali dei sititi istituzionali dei vari istituti. Per i tanti impegni dei genitori rappresentati di classe e membri dei consigli di istituto possono inoltre essere utili gli Hangout: servono a organizzare videoconferenze con un massimo di 10 partecipanti il cui contenuto può poi essere condiviso con tutte le famiglie della scuola. 

C.J.

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