Genitori, a ripetizioni di emozioni

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Diamo ascolto ai figli, li lasciamo esprimere ma non sappiamo gestire i loro stati d'animo. La denuncia del Geco, che spiega: fate così

Hai presente Riley, la protagonista di Inside Out? Urla, piange, ride: si lascia andare alle emozioni, davanti a mamma e papà, che guardano e…Sembrano non sapere cosa dire e fare. “E’ così. I bambini di oggi sono autorizzati a piangere e urlare, ma non sono guidati nel capire perché piangono e urlano. Sono confusi nella gestione delle proprie emozioni”. Così Cecilia Ragaini, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, responsabile de  Il Geco, dove ci si occupa del benessere psicologico dei bambini, degli adolescenti e delle famiglie. Qui si organizzano laboratori sulle emozioni per bambini e ragazzi, percorsi durante i quali i partecipanti imparano a conoscere cosa c’è nella loro testa e nel loro cuore e a gestirlo, a provarci.

RADIOMAMMA: Ma oggi serve andare anche a “scuola di emozioni”?
GECO: I nostri bimbi oggi vivono emozioni con alta risonanza, perché noi adulti le rispettiamo di più e le conosciamo di più. In effetti un tempo si dava meno spazio ai loro vissuti. La maestra doveva essere brava, non anche affettiva. L’affettività era in famiglia, non la si voleva né ce la si aspettava nel mondo esterno. I nostri bimbi sono oggi educati a stati affettivi raffinati, belli e forti, ma sono soli nella consapevolezza delle emozioni e sono dunque confusi.

RADIOMAMMA: Perché tanta confusione?
GECO: Sono confusi perché c’è poco spazio per parlare e tradurre le proprie emozioni. Non sanno se piangono perché sono tristi, arrabbiati o hanno paura.  Sono autorizzati a piangere più di prima, ma non sono guidati in questa libertà. Quando si diceva “non si piange a scuola” era castrante, ma legittimare il piangere vuol dire anche dovere guidare il bambino nel capire che tipo di pianto è. Non si può solo dire “d’accordo piangi, dove e quando vuoi!”.

RADIOMAMMA: Noi genitori non siamo pronti e capaci di aiutare i nostri figli in questo?
GECO: I genitori sono molto delicati e attenti e ansiosi e sono confusi anche loro, perché oggi il genitore è affettivo non più educativo e quindi è più difficile anche gestire le emozioni dei figli. Si dà loro spazio di ascolto e affettività, ma spesso non si sa come reagire ai loro stati d’animo. Davanti alla frustrazione del figlio molte mamme e papà hanno bisogno di capire se imporsi, arrabbiarsi…E molti hanno estrema difficoltà ad accettare per esempio la tristezza del figlio e quindi a sostenerlo in quei momenti. Non a caso Inside Out è piaciuto tanto a bimbi e genitori

RADIOMAMMA: Esistono per i genitori dei consigli pratici su come comportarsi davanti alle emozioni dei propri figli?
GECO: Prima di tutto dare un nome all’emozione, fin da quando i figli sono piccolissimi. Poi legittimarla, autorizzarla … Se tuo figlio esce da scuola arrabbiato, parlagli “Sei arrabbiato, perché?” e una volta ascoltato, dai una risposta, non una soluzione: “d’accordo capisco che tu possa essere infastidito, arrabbiato, io ti sto vicino, affrontiamola insieme”. Basta questo per legittimare un’emozione. Il terzo passo è imparare a capire anche i gesti. I bambini di oggi sono più fisici nelle proprie emozioni. E la comunicazione fisica ha una valenza. Un abbraccio di tuo figlio può parlare più di mille racconti: può parlarti di gioia, di angoscia, di paura…I nostri ragazzi devono capire che la famiglia è sempre il contenitore attento delle loro emozioni, se vengono da te sanno che il loro sentire sarà riconosciuto. Questo è importantissimo. E poi c’è l’ultimo passo: educare a “contenere” le emozioni

RADIOMAMMA: Nei vostri laboratori insegnate anche a contenere le emozioni, non è castrante? E si può fare anche a casa?
GECO: E’ fondamentale educare a contenere le emozioni, perché solo così si possono vivere liberamente. Quando uno esprime il proprio sentire in modo da disturbare gli altri, allora va allontanato, per qualche minuto. Non è un allontanamento con scopo punitivo, ma è un “prenditi un momento per un feedback, conosci e gestisci quello che provi, ci pensi su un po’”. Se sei arrabbiato non puoi tirare un pugno a tuo fratello o urlare fortissimo mentre in casa ci sono altre persone. In famiglia tutti devono imparare a tradurre le emozioni in azioni senza danneggiare l’altro. Ogni famiglia dovrebbe riuscire a insegnare al bimbo che se è arrabbiato ci sono modi diversi dall’urlo e dal pianto per esprimere la propria rabbia. Lo sport, il teatro, il canto, possono per esempio diventare un modo per sfogarsi ed esprimersi.

RADIOMAMMA: E cosa deve fare il genitore con le sue emozioni?
GECO: Lasciarsi andare, ma traducendole in modo maturo. Se sei arrabbiata puoi dire “Scusate stasera sono molto arrabbiata, lasciatemi in pace” E non urlare per ogni cosa senza dare spiegazioni. Il pianto del genitore può essere permesso, con una certo limite e deve essere giustificato: “stasera la mamma è triste e piange per una preoccupazione, ma è un bene, perché piangere mi fa stare meglio...”

RADIOMAMMA: Come viene “insegnato” tutto questo nei vostri laboratori?
GECO: Sono incontri settimanali di un paio d’ore, per un paio di mesi, per bambini dai 6/7 anni ai 14 anni, divisi per fasce d’età. Si lavora con le parole, il teatro, il corpo, seguendo le dinamiche del gruppo. Di solito nella prima parte dell’incontro vengono proposti giochi e attività teatrali ed espressive in base alla tematica specifica di quel giorno; il secondo momento, invece, prevede attività di analisi, condivisione e narrazione al gruppo del vissuto emerso a fronte degli stimoli proposti.

Per info sui laboratori: 328.5964728 info@ilgeco.org

di Cristina Colli

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