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Fertilità: serve una rete per le coppie

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Sensi di colpa, fragilità e rabbia. La scienza da sola non basta, vanno gestite le emozioni che si scatenano. Una psicologa ci spiega come

“Non riusciamo ad avere un bimbo, cosa possiamo fare?”. “A chi posso rivolgermi?” “Di chi è la colpa?” In Italia 2 coppie su 10 hanno problemi di fertilità e di queste il 4% è sterile. “Per tutte queste coppie sono anni di continue oscillazioni tra fiducia e sfiducia, speranza e delusione. Comprendere cosa accade e quali sono i vissuti specifici del singolo o della coppia è fondamentale. E fondamentali sono la rete sociale intorno alla famiglia e i professionisti che li sostengono e seguono”. Così Anna Germana Vailati, Psicologa di Cerchi e Spazi, spazio che supporta le famiglie a 360°.

RADIOMAMMA: Si prova ad avere un figlio, non si riesce. Cosa si scatena?
VAILATI: L’idea che procreare sia o debba essere un evento naturale e fisiologico, scontato, universalmente presente, possibile se non a tutti quantomeno ai più (appunto), inizia a vacillare e lascia spazio a una serie di dubbi e interrogativi. E quando si “capisce” che quel qualcuno che non riesce siamo noi, si scatenano pensieri, sensazioni, sentimenti e vissuti, di ogni genere. Dalla rabbia alla frustrazione, dal senso di ingiustizia alla colpa, e si innescano meccanismi di coppia disfunzionali in cui l’energia negativa è rivolta a sé o all’altro o a entrambi. Accusa, colpevolizzazione o svalutazione e inadeguatezza, a seconda che la difficoltà a procreare sia avvertita come “colpa” o come “malattia”, una sorta di incapacità o mancanza.  E’ difficile che si affronti questa condizione accettandone i limiti e le fatiche senza che a ciò si accompagni un forte coinvolgimento emotivo di natura aggressiva (verso sé o l’altro) o depressiva.

RADIOMAMMA: Davanti alla diagnosi cosa succede nella coppia?
VAILATI: La coppia può reagire rafforzandosi fortemente o, viceversa, allontanandosi. Se da un lato infatti si trovano coppie che vivono la condizione di infertilità come difficoltà da affrontare insieme, come fatica condivisa che i due partner uniti possono affrontare e superare, aumentando la propria solidità e la propria complicità e alleanza, altre coppie invece rimangono imbrigliate nella confusione di sentimenti negativi interni alla coppia, intrappolate nei vissuti di colpa o rabbia, logorando pian piano l’unione. Fattore importante che incide sulla capacità della coppia di rimanere unita e non soccombere alle difficoltà è certamente dato dalla durata dei tentativi e dal loro esito.

RADIOMAMMA: La decisione di iniziare un percorso di procreazione medicalmente assistita è una decisione di coppia?
VAILATI: A diagnosi avvenuta, all’inizio del percorso, ma anche di volta in volta a ogni tentativo, i due partner si trovano in qualche modo a dover chiarire i propri obiettivi, di coppia e di vita. Si trovano ad un bivio: sono sostenuti da un reale desiderio di avere un figlio, “costi quel che costi” oppure sentono di poter e di voler rimanere in una situazione a due, che vivono come fonte di soddisfazione e appagamento sufficiente? Tutto va bene se i due sono allineati su un unico obiettivo, se hanno in mente la stessa scelta di vita. Più complicato quando i partner vanno o vorrebbero andare in direzioni diverse. Uno dei due rimane convinto di voler intraprendere il percorso di PMA, l’altro dimostra di poterne fare a meno, non si sente di percorrere questa strada, e quindi non condivide, non sostiene o sostiene solo in parte il partner. E’ anche possibile che si parta insieme con eguale motivazione forte e autentica a intraprendere il percorso di PMA ma ci si perda poi per strada

RADIOMAMMA: Quale aiuto serve alle coppie?
VAILATI: Se pur ci sono aspetti comuni tra le coppie infertili non c’è un tipo di intervento psicologico che universalmente funziona per tutte le persone che affrontano questa difficoltà e dunque il percorso di PMA. L’aiuto psicologico segue anche l’evoluzione del percorso medico, modificandosi se occorre rispetto all’andamento delle diverse fasi. Il lavoro di supporto psicologico poi può essere rivolto alla coppia o ai partner singolarmente.  Non bisogna dimenticare il contesto in cui è inserita la coppia, che quando è in grado di comprendere e fornire un buon supporto emotivo-affettivo crea delle condizioni di serenità e tranquillità in cui i due partner possano sentirsi accolti, sostenuti e rinforzati. La rete sociale intorno è dunque elemento che influisce sulla capacità di tenuta dei singoli e della coppia, ovvero incide aggravando o attenuando il livello di stress e i sentimenti e i vissuti negativi legati alla situazione.

RADIOMAMMA: Alla coppia cosa serve da parte degli specialisti?
VAILATI: Il ginecologo può giocare un ruolo anche determinante rispetto a come viene vissuta l’intera esperienza. Si tratta della capacità di intervenire a supporto della coppia fornendo un contributo e un’assistenza dal punto di vista medico, e quindi tecnico, senza escludere però la componente emotiva, relazionale, umana, fondamentale nel rapporto con la coppia-paziente. Tenere conto allora dell’impatto non solo fisico delle tecniche che vengono attuate dimostrando un atteggiamento accogliente e comprensivo, aiuta a mantenere alto il livello di fiducia, la motivazione, ma anche la reattività e la tollerabilità delle cure e delle terapie, aspetti che incidono sull’andamento del trattamento e sull’esperienza soggettiva dello stesso. Una buona relazione medico-paziente può rendere l’esperienza più tollerabile, meno traumatica, al di là dell’esito finale.

RADIOMAMMA: E l’aiuto psicoterapeutico?
VAILATI:  Permette alla coppia di avere un momento dedicato in cui dire e elaborare la propria sofferenza, la fatica di accettazione prima e gestione dopo della condizione di infertilità e di tutto il percorso di lì a venire. Dare un senso e un significato accettabile e tollerabile a quanto accade. Il lavoro va a concentrarsi spesso primariamente sulla ferita narcisistica che questa condizione genera in entrambi, pur prendendo forme diverse e originando da cause differenti per l’uomo e per la donna.

RADIOMAMMA: Il ricorso a una donazione esterna cosa comporta a livello psicologico nella donna e nell’uomo?
VAILATI:  Può essere vissuto con grande fatica e causare una sorta di sbilanciamento e disequilibrio laddove uno dei due può esprimere naturalmente la propria fertilità e genitorialità, l’altro invece deve fare un passo indietro e accettare qualcosa di non proprio. Quando la coppia sceglie la strada di una donazione doppia di gameti (doppia eterologa) i partner si trovano in una sorta di condizione di parità ed è come se giocassero “ad armi pari”; questo evita, quantomeno, l’instaurarsi di meccanismi e dinamiche frutto di un non equilibrio delle parti.

RADIOMAMMA: Arriva il momento a volte in cui si dice: “ok, non ci riusciamo, basta provare e riprovare”? Quando farlo?  E come? Una decisione che prende uno dei due o insieme?
VAILATI: Qui entra in gioco la tenuta fisica ed emotiva della donna ma anche della coppia; la tenuta all’insuccesso e alla frustrazione, alla delusione delle aspettative che continuamente spingono e attivano e che ogni volta vengono disattese riportando nell’abisso come un’àncora, da cui ogni volta doversi sganciare e recuperare nuove forze. Ogni donna e ogni coppia ha la propria capacità di resilienza, di automotivarsi e non scoraggiarsi, di ricaricarsi e recuperare nuova fiducia nonostante continui e ripetuti fallimenti. Il limite, il “basta” è molto variabile ed è difficile da dire perché comporta una rinuncia interna, definitiva, ad un sogno e una prospettiva di vita. La coppia deve essere pronta a rimanere, appunto, coppia, e a “bastare a se stessa”.


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