English mania: è giusto?

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L'abbiamo chiesto a Silvia Bruno, esperta del settore. Test, mode, e, sorpresa: applausi alla scuola pubblica

Inglesemania. Qualcuno parla addirittura di Inglese-epidemia: nidi, asili e scuole internazionali che spuntano al ritmo di tre o quattro a settimana, istituti pubblici che agli open day si sfidano a colpi di bilinguismo e inglese potenziato, genitori alla disperata ricerca del test più prestigioso, più riconosciuto a livello internazionale, più più più....

Che succede a Milano? Stiamo, con gran ritardo, colmando un buco formativo o stiamo anche un po' esagerando? Siamo andati a chiederlo a Silvia Bruno, tra le primissime, in città, a proporre corsi di inglese per i bimbi presso la sede della sua scuola Hello Kids, in pieno centro, e a domicilio. Ex studentessa della scuola americana, laurea in economia, imprenditrice e mamma, in fatto di insegnamento dell'Inglese Silvia le ha viste, e previste, tutte.

Partiamo dalle certificazioni e dai test fatti anche a bimbi piccolissimi. Ha senso?
Sì. Innanzitutto come indicatore concreto per misurare l'apprendimento. Al genitore che una volta si limitava a chiedere "come va? ha imparato? è migliorato?" oggi si risponde con la valutazione di un ente certificatore che dimostra se e quale evoluzione c'è stata. Inoltre i bimbi si abituano pian piano ad affrontare i test che, comunque, incontreranno nella loro carriera scolastica. Prima ancora del mercato, oggi la certificazione è richiesta dall'università: non basta più passare l'esame di inglese1 o inglese 2 per laurearsi.

Inglesemania. Ci sono indicatori positivi e, nel caso, quali sono?
Gli sforzi della scuola pubblica di potenziare la sua offerta che deve fare i conti con risorse scarse e classi molto numerose in cui praticare la lingua diventa complicato. Con gli istituti di via Spiga e Porta Nuova, per esempio, organizziamo corsi di Drama in inglese: teatro "giocato" e messo in scena con l'aiuto di insegnanti di inglese che sono anche attori. Ancora invece a Milano non vedo un'offerta culturale di livello in lingua, spettacoli, reading, film, eventi.

Sui campus estivi invece l'offerta è amplissima, anche per i preadolescenti
E' un altro indicatore positivo. Certo non bisogna illuderci che un paio di settimane di full immersion rendano i nostri figli bilingue, ma sono una occasione per imparare l'inglese "facendo" in maniera più coinvolgente di un corso pomeridiano tradizionale. I nostri campus di giugno, per esempio, hanno uno spazio dedicato al cibo britannico e internazionale in cui i bambini delle elementari cucinano imparando nomi dei piatti, delle posate, degli ingredienti.

Bimbi con difficoltà di apprendimento. I numeri sono in continuo aumento, l'offerta sui corsi di inglese è adeduata?
Non esistono, come all'estero, format dedicati, per esempio per gli alunni dislessici. Ad oggi si risponde puntando più sul lavoro orale che su quello scritto e utilizzando strumenti che aiutino a visualizzare parole e regole. E' importante l'apprendimento fonetico e, ancor di più, un dialogo con le famiglie e gli insegnanti: insieme bisogna trovare vie nuove che non mortifichino i bimbi, sdrammatizzando per esempio se qualche parola è scritta male e valorizzando le doti di proncuncia o di conoscenza dei vocaboli.


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