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DSA: nasce un corso di empatia da fare in classe

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Obiettivo: sperimentare la diversità. A idearlo, una mamma dislessica. Pronti per l’Ippoviaggio?

“Tu bari, comodo così!”. Così con la calcolatrice, con il computer o magari con una verifica facilitata. Entri in classe, titubante li tiri fuori dalla cartella e quel “bari!” sussurrato dai compagni ti risuona in testa come una condanna: non valgo nulla, non vogliono sappiano che sono dislessico. Davanti ai coetanei che ti guardano storto, non c’è ausilio o terapia di potenziamento sui disturbi specifici di apprendimento (DSA) che tenga: ti vergogni e ti senti spacciato. Che fare??

La risposta, guarda caso, l’ha trovata una mamma, Gabriola Chetta: “Dislessica, due figli dislessici, biologa” si presenta, sorridendo. La sua ricetta? Andare alla fonte del problema, l’ambiente scolastico. Con un corso di educazione alla diversità dedicato gli alunni della prima media, quando il gruppo classe si forma. “Più che un corso”, corregge, “è un viaggio esperienziale alla scoperta delle diverse modalità di essere e di apprendere che parte dalla conoscenza di se stessi e arriva all’empatia nei confronti degli altri”. Il come è presto detto: tre incontri in classe, di due ore ciascuno, in cui si fa esperienza, diretta, della diversità. Un format sperimentato con successo in alcune scuole della Brianza che Gabriola sta per portare a Milano.

Cosa proponi, esattamente, alla classe?
Gabriola Chetta: per prima cosa accompagno i ragazzi a capire come ciascuno di loro impara in maniera diversa, quali dei cinque sensi usa più frequentemente per interagire con la realtà, in cosa si sente più bravo e dove invece fa più fatica. Spiego il funzionamento biologico della memoria, dell’ippocampo, dell’intelligenza verbale e di quella visiva e propongo prove pratiche come scrivere con la mano sinistra, leggere lettere ribaltate, inventare una storia a coppie. Non sono io a giudicare il risultato, ma i ragazzi, su un apposito diario di viaggio, in cui ciascuno valuta se stesso utilizzando delle emoticon che aiutano a prendere coscienza del proprio stile di apprendimento e, al tempo stesso, delle difficoltà che possono incontrare gli altri. Nel primo incontro a scuola lavoriamo sull’io, il singolo, poi si cambia marcia.

In che modo?
Gabriola Chetta: Consegno ai ragazzi la storia di ForMago, un racconto geometrico basato su tre società che rifiutano la diversità, e suggerisco loro di leggerlo a casa, insieme ai genitori. Tornati in classe, i ragazzi partecipano a un gioco di ruolo ambientato in tre diversi Paesi di ForMago che li porta a riflettere, e a prendere posizione, su temi come l’aspettativa altrui, la diffidenza e la tolleranza per chi, per esempio, ha una forma quadrata e non può entrare in una società dove case, scuole, macchine, cinema e ristoranti sono progettati e costruiti per chi è rotondo. Serve un referendum per abolire le forme?? Saranno i ragazzi a deciderlo.

Gli insegnanti sono coinvolti in questo viaggio esperienziale?
Gabriola Chetta:  Sì. Tra il secondo e il terzo incontro, ForMago diventa uno spunto per l’attività didattica: una storia di cui disegnare, costruire e scrivere il finale allenando il gruppo classe a collaborare utilizzando al meglio i punti di forza di ogni suo elemento e a scoprire la ricchezza insita nella diversità.

Il suo corso è  utile anche per combattere bullismo e cyberbullismo fuori e dentro la scuola?
Gabriola Chetta: Sono convinta di sì. Imparare che ognuno di noi è diverso, e speciale, esercitando l’empatia, è una delle competenze più importanti che possiamo dare ai nostri figli.

Ha chiamato Ippoviaggio questo intervento nelle scuole, perché?
Gabriola Chetta:  Ippocampo è un animale che simboleggia la natura, la forza, la diversità, il cavallo mitologico di Nettuno e, al tempo stesso, il nome di una parte importante del cervello. Per questo ho dato il suo nome alla cooperativa che ho fondato nel 2016 per lavorare sulle Diverse Stratregie di Apprendimento – altro che disturbi! – e a questo viaggio nelle scuole che può davvero cambiare la quotidianità di chi in classe e nella società si sente fuori posto perché è diverso dagli altri.

Per contattare Gabriola e portare l’Ippoviaggio nella tua classe
www.dsapp.it e gabriola@dsapp.it

Per saperne di più

  • Intervista a Piero Crispiani dell’Università di Macerata, pedagogista clinico, Direttore scientifico del Campus e del Centro Internazionale Dislessia e Disprassia gestito dal Centro Studi Itard. clicca qui
  • Il libro I miei bambini hanno i super poteri clicca qui
  • L'intervista a Claudia Adami, fondatrice di Open Minds, sul metodo per insegnare inglese ai DSA clicca qui

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