Divorzio: arriva il "diritto collaborativo"

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A proporlo gli avvocati lombardi

Si chiama "diritto collaborativo" e nasce dall'esperienza americana come metodo costruttivo di regolamentazione dei conflitti familiari.
L'Aiaf lombardia, Associazione lombarda degli Avvocati per la Famiglia e per i Minori, ha presentato proprio oggi a Milano una proposta per l'introduzione di questa pratica anche in Italia, in materia di separazioni e divorzi, creando un'apposita associazione di avvocati esperti in materia.

Iter extragiudiziale
L'idea fondante del diritto collaborativo è che le parti si impegnano a non adire l’autorità giudiziaria, cioè a non andare davanti al giudice per dirimere i loro conflitti, fino a quando non sarà raggiunto un accordo, che andrà omologato da parte del tribunale. 
Si rinuncia all'ostilità delle aule di Tribunale per affrontare in modo civile e costruttivo tutto il faticoso percorso della separazione personale e patrimoniale, oltre che dell'affidamento condiviso dei figli.
Condizione necessaria per affrontare le tappe di una separazione secondo il diritto collaborativo è quella che entrambe le parti si facciano assistere da avvocati esperti in questo metodo. Per questo motivo, l'Aiaf ha già proposto al Consiglio Nazionale Forense e agli Ordini che siano istituiti elenchi di avvocati appositamente specializzati.

Tappe ben stabilite e accompagnamento di consulenti
Fondamentale è il primo incontro con l'avvocato: dopo aver valutato con il cliente tutte le possibili strade, dalla mediazione familiare alla separazione realizzata secondo l'iter tradizionale, il legale specializzato potrà offrire anche la soluzione collaborativa, che si svolge secondo tappe ben precise.

Con i rispettivi avvocati, gli ex coniugi stabiliscono un calendario degli incontri a quattro: individuano le urgenze da trattare, scambiano ed esaminano documenti, sempre rispettando i principi della confidenzialità, della trasparenza e della riservatezza. Il percorso è aperto alla collaborazione di consulenti, scelti di comune accordo tra le parti, quando è necessario sciogliere difficoltà o conflitti di carattere patrimoniale o personale. Sarà, ad esempio, possibile rivolgersi ad un esperto di contabilità, ad un notaio, ad un commercialista o a qualsiasi altro specialista ritenuto necessario, psicologo, neuropsichiatra infantile, ecc.  Sarà anche possibile, in particolare, rivolgersi ad un mediatore familiare scelto di comune accordo, laddove necessiti migliorare la collaborazione tra le parti, quali genitori.

L'Aiaf sottolinea che il diritto collaborativo rappresenta semplicemente un metodo di lavoro, perciò non richiede nessuna legge per essere introdotto in Italia. All'estero è considerato sia dagli avvocati che lo praticano sia dalle parti come una modalità che genera una grande soddisfazione e probabilità di riuscita, motivo per cui continua ad avere una sempre più ampia diffusione ed applicazione. 

Associazione di avvocati
Nel prossimo mese di marzo saranno tenuti in Italia e in Francia dei corsi “gemelli” di formazione in diritto collaborativo, riservati ad avvocati già esperti in diritto di famiglia. Successivamente, questi avvocati procederanno alla costituzione di un'autonoma associazione dedicata a questo metodo, la quale aderirà, come associazione, all’International Academy of Collaborative Professionals (IACP). Per le coppie in difficoltà rappresenterà una nuova possibilità per azzerare i contrasti e pianificare il futuro nel pieno rispetto reciproco.

 

 

 

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