Disgrafia: quaderni e libri che ti aiutano

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Li fa il Melograno per il 4,5% di alunni con disturbi di apprendimento

Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. Ne sentite parlare sempre più? Secondo le fonti ufficiali, il 4,5% degli alunni delle scuole italiane soffre di disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e la percentuale è in crescita. Gli studi dicono che in una classe di 25 bambini è probabile che si manifesti dislessia in 1 o 2 alunni. E di disgrafia si parla di 2 alunni su 10. “L’aumento è dovuto non a uno strano e improvviso incremento della comparsa dei problemi, ma al fatto che sono negli ultimi anni (dal 2010) i disturbi dell’apprendimento sono stati riconosciuti nelle scuole. – spiega Luisa Brogonzoli della cooperativa sociale Il Melograno, editore specializzato in editoria scolastica, in particolare sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento - Prima erano poco monitorati e, talvolta non curati, poiché non conosciuti. Si stima che tuttora sia diagnosticato 1 dislessico su 4. I ragazzi dislessici, perciò, vengono spesso considerati dagli insegnanti, e a volte anche dagli stessi genitori, come svogliati, pigri, se non, addirittura, poco intelligenti”. E da una recente ricerca nazionale sulle classi quinte delle scuole primarie, emerge che sul 20% dei bambini disgrafici rilevati ne è stato segnalato solamente l’1%.

19 dipendenti, un’assunzione in arrivo, come mai questa scelta di investire su prodotti per chi soffre di disturbi specifici dell’apprendimento? Mancavano?
Sono stati genitori e insegnanti a permetterci di evolverci chiedendoci, consigliandoci, correggendoci. Abbiamo cominciato prima con i libri di sostegno scolastico e poi i quaderni, i diari e così via. E così che abbiamo cominciato ad appassionarci e siamo arrivati ad avere una trentina di titoli in catalogo e, più di recente, anche una linea di cartoleria dedicata (quaderni, quadernoni, il diario per le primarie) e i genitori ora ci stanno già chiedendo prodotti nuovi. Servono!

Vi rivolgete esclusivamente bimbi dislessici e disgrafici?
Ci rivolgiamo a bambini e ragazzi in generale. Studiamo i nostri prodotti in modo che possano andare bene anche per chi non ha difficoltà legate a DSA e, soprattutto, che possano piacere ai bambini e ai ragazzi. I sostegni non possono essere mortificanti o segnale di esclusione, ma ausili per una crescita più serena e motivante.

Chi cerca i vostri prodotti? Le scuole o i genitori?
I nostri testi in alcuni casi vengono acquistati dagli insegnanti di riferimento DSA per tutto l’istituto e utilizzati in classe come a casa, in molti altri vengono adottati da intere classi come supplementari ai testi ministeriali già presenti. I singoli genitori solitamente arrivano a noi tramite internet o il passaparola.  Lavoriamo inoltre con l’Associazione Italiana Dislessia e con alcuni centri di professionisti, dunque talvolta sono insegnanti, logopedisti e psicologi a consigliarci.

Dal vostro osservatorio, come è la situazione a Milano: c’è poco, c’è molto, i genitori sono supportati?
Purtroppo “dipende se si è fortunati”! Indubbiamente il sistema scolastico sta facendo progressi; da un lato la Legge del 2010 (nº 170)  ha riconosciuto la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento e il diritto allo studio degli alunni con DSA è garantito. Dall’altro non tutti gli insegnanti sono stati formati sull’argomento.Ogni scuola ha comunque un insegnante di riferimento sul tema e sempre più casi vengono scoperti e curati proprio grazie alla segnalazione degli insegnanti.
Accanto a ciò stanno nascendo diversi comitati di genitori, non solo per supplire alle eventuali lacune delle scuole, ma anche per agevolare il confronto e la collaborazione con le scuole stesse. Noi lavoriamo e interloquiamo (principalmente attraverso Facebook) con soggetti diversi; solo la collaborazione e il reciproco aiuto sono utili per affrontare una problematica che rappresenta una novità per i più.

Che cambiamenti ha visto nel tempo? E che scenario vede possibile?
Anche solo il fatto che si stia parlando del problema significa che la parte di lavoro più difficile è stata fatta. Avete notato che indicare la presenza, o meno, di Disturbi Specifici è diventata parte integrante anche del modulo di iscrizione alle scuole?
Ma c’è ancora molto da fare. Nelle scuole (ad esempio test INVALSI apposta), ci deve essere consapevolezza da parte degli insegnanti, ma non si può pretendere che questi si sostituiscano a pediatri e specialisti. È c’è da fare tanto anche fuori, creando strumenti di sostegno non penalizzanti e creandoli anche cartecei. E, come sempre, se ne deve parlare tanto e in tanti posti, cosicché un disturbo reale non venga scambiato per svogliatezza, un senso di inadeguatezza non sfoci in chiusura o in aggressività, perché ogni bambino possa crescere secondo le proprie capacità e propensioni.

Info: www.ilmelograno.net     Facebook: Il Melograno Editore
Info: http://www.aiditalia.org/

di Cristina Colli

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