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Diabete: un orso per amico

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E’ Lino, protagonista di un libro per bambini. Da usare così...

Lino è un orsetto morbido, ma Lino è anche un bambino. Sono loro i protagonisti di “Lino e il Diabete, storia di un amico coraggioso”, una sorta di “guida emotiva” per bambini diabetici e i loro genitori.  Il libro (accompagnato da un orsacchiotto in carne e ossa), arriva in occasione della Giornata Mondiale del Diabete (9 e 10 Novembre) voluto dall’Associazione Giovani Diabetici (A.G.D.), in collaborazione con Giunti Editore, Trudi e Giochi Preziosi.

“All’inizio a parlare è l’orsetto che racconta l’esperienza tipica dell’esordio della malattia. Ma questo può succedere anche a 12-14 anni e noi volevamo parlare anche agli adolescenti e preadolescenti, quindi il personaggio di fantasia a un certo punto del racconto lascia la scena a un bimbo vero e proprio che si racconta. Una storia nella storia”, spiega Stefano Bartoli (Psicologo, psicoterapeuta) che con Fabiana Cardarelli ha scritto il libro. Sono diciottomila in Italia, quasi trentamila in Lombardia, i bimbi malati di diabete. E d’ora in poi al momento della diagnosi riceveranno Lino (libro + peluche).

Rm: Cosa raccontano queste pagine?
Bartoli: La storia è quella dei tanti bimbi che si vedono nelle diabetologie pediatriche.  Quella di Lino è la storia di un bambino all’esordio, che inventa un personaggio per raccontare ad altri bambini la propria esperienza, soprattutto emotiva. Dal ricovero, alla diagnosi, all’insulina. Abbiamo cercato di fare emergere i bisogni e le paure che i bimbi  sentono e che non riescono spesso a comunicare in modo diretto.

Rm: Quindi è una guida?
Bartoli: Le pagine lavorano sull’emotività che scatena questa malattia. Pungersi (per misurarsi la glicemia) e iniettarsi l’insulina sono azioni che fanno paura, sia ai piccoli sia ai genitori. Il libro aiuta a mettere a fuoco che se in questi momenti ci si sente agitati e confusi, è normalissimo. E che però in questa esperienza si può avere l’aiuto giusto anche sul piano emotivo e si può uscire con competenze in più anche dal punto di vista caratteriale. E’un percorso, non solo sanitario, ma di formazione emotiva. Per le informazioni mediche esistono opuscoli informativi più dettagliati e ci sono i medici. Ma non tralasciamo il lato pratico. Infatti il peluche ha delle fasce colorate sul pelo qua e là, per esercitarsi a capire in quali punti del corpo va iniettata l’insulina...

Rm: Dove si troverà”Lino”?
Bartoli: Verrà distribuito in tutta Italia a tutti i nuovi esordi, ma anche nei negozi di giocattoli che hanno aderito al progetto. Perché questo vuole essere uno strumento divulgativo, per tutti.

Rm:A chi parlate con questo libro?
Bartoli:Il progetto vuole raggiungere i diretti interessati per aiutarli a comunicare e condividere emozioni e sentimenti. Ma il libro vuole ispirare e fare riflettere sull’emotività, anche medici e infermieri, che sono a stretto contatto con i bimbi malati. E infine è per l’intera società, perché scopra e sappia che c’è il diabete infantile e che la sensibilità di questi bimbi va rispettata.

Rm:Cosa succede quando il diabete irrompe in una famiglia?
Bartoli:Il ricovero di un figlio è già di per se un’esperienza traumatica. In più il diabete non sempre viene riconosciuto immediatamente. E in più dopo la diagnosi scopri che il piccolo non tornerà a casa guarito e che l’unica cura puoi e devi farla tu genitore, quotidianamente, o il bambino, man mano che cresce. Quindi si è avvolti da ansia e da enorme senso di responsabilità.

Rm: E il bimbo come “torna a casa”?
Bartoli: Con l’idea di dover fare tutto quello che faceva prima, ma in modo diverso. Il bimbo sa che può andare a nuoto come prima, ma sa che deve misurarsi la glicemia e dieta e farmaci vanno in proporzione all’attività. Per i suoi compagni tutto questo lo fa il pancreas. L’importante, e questo è l’obiettivo di Lino, è che capisca che il diabete non lo rende “diverso” dai suoi coetanei. A nuoto può andare tranquillamente!

di Cristina Colli

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