Coworking di famiglia

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Piano C compie un anno: risultati e sfide per Milano

"Pieni di emozioni e di fatica, è stato un anno intenso come dieci”. E’ entusiasta e molto realistica Riccarda Zezza nel commentare il primo anno di vita del suo Piano C. Sono passati 365 giorni da quando questo spazio (di coworking, cobaby e servizi salva tempo per lavoratrici e lavoratori) ha aperto in città. “Serviva un Piano c, e serviva uno spazio fisico, dove far venire persone vere, aziende e istituzioni, per vedere se si può lavorare in modo diverso. Ma serve tempo per cambiare abitudini secolari”, continua Riccarda, una delle fondatrici. 

RM: Partiamo dai numeri. In un anno quante persone hanno “affittato” uno spazio di lavoro da voi?
Riccarda Zezza: Sono passate fisicamente circa 400 persone, i coworkers iscritti, che usano lo spazio con regolarità, diciamo almeno due volte a settimana, sono 35. Tra questi tre papà, le altre sono donne, mamme e non.  Il cobaby (lo spazio per i bimbi mentre i genitori lavorano) è frequentato da 11 bambini. Significa che ogni tre coworkers c’è un genitore.  L’opzione più gettonata sono i carnet, i pacchetti a ingressi usati quando si vuole. Poi ci sono i professionisti che affittano le sale per incontri, conferenze e riunioni. Questi sono numerosi.

RM: Piano C ha anche dei veri e propri uffici affittati ad associazioni. Di cosa si vive maggiormente al momento?
Riccarda Zezza: L’affitto delle sale e degli uffici è la nostra prima entrata. Da poco ci siamo allargati, ora possiamo offrire altri tre uffici. Al secondo posto c’è il coworking. Al terzo le consulenze alle aziende. Offriamo progetti di incontro tra donne e lavoro. La settimana scorsa abbiamo emesso la prima fattura.

RM: Le aziende vi vengono a cercare, iniziate a fare progetti di consulenza, ma cercano anche postazioni di lavoro per i loro dipendenti?
Riccarda Zezza: Abbiamo una relazione aperta con venti grandi aziende, con una multinazione abbiamo avviato un progetto di back to work. Di solito entriamo nelle imprese per la consulenza e poi, in un secondo tempo, proponiamo il back to work, per il ritorno in ufficio delle donne dopo la maternità. C’è un ostacolo oggettivo però: noi oggi siamo solo a Milano.

RM: Ma il modello non è replicabile? State pensando al franchising?
RIccarda Zezza: Abbiamo molte richieste in questo senso. Ora stiamo lavorando al modello. E proporremo magari franchising di servizi. La cosa più dura è, infatti, l’investimento iniziale. O gli spazi li ottieni dalla pubblica amministrazione oppure devi avere troppi soldi per avviare un Piano C.

RM: La difficoltà maggiore?
RIccarda Zezza: La sostenibilità dello spazio e del progetto. Il flusso è discontinuo, al momento, quindi bisogna saperlo se si inizia un percorso come il nostro.

RM: Girando per il mondo incontri altri Piano C, come è la situazione?
Riccardo Zezza: In alcuni paesi, come il Nord Europa e la Francia, non c’è bisogno di Piano C, grazie alla molta flessibilità del lavoro e ai servizi per le donne lavoratrici. Magari anche in Italia non ci fosse bisogno di Piano C! In tanti Paesi dove ce n’è bisogno, invece non ci sono ancora. Penso alla Spagna e alla Germania. In Inghilterra c’è un caso, ma che è un po’ diverso: è una nursery con annesso spazio di coworking, l’inverso rispetto a noi.

RM: Tra i vari progetti che avete lanciato quest’anno c’è l’appena nato MaaM – Maternity as a Master. Un master per aziende per convincerle che mamma lavoratrice è bello?
Riccarda Zezza: E’ un percorso formativo destinato a cambiare il paradigma della maternità sul lavoro, trasformando un momento che oggi sembra essere “costoso e difficile da gestire” in un’esperienza unica di sviluppo della leadership. Raccontiamo e rendiamo evidente come le competenze della maternità siano sovrapponibili alle competenze della leadership. Lavoreremo su classi di 15 donne e faremo tre incontri (l’ultimo operativo in azienda). Questa è la proposta per le aziende. Faremo anche un ciclo di conferenze a pagamento per trasmettere queste informazioni anche un pubblico più vasto. E l’obiettivo finale è lavorare su questo anche con le istituzioni.  (Per chi vuole saperne di più, appuntamento gratuito il 17 dicembre alle 18 a Piano C)

RM: Fin qui il bilancio, il futuro?
Riccarda Zezza: Stiamo per entrare nell’anno europeo per la conciliazione tra la vita lavorativa e la vita familiare, quindi il futuro di Piano C lo vedo roseo... Per noi sarà l’anno decisivo.

Di Cristina Colli

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