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Bimbi disabili: un aiuto ai fratelli

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Al via gruppi di gioco e di sostegno de L’abilità onlus

Quando in famiglia c’è un bimbo con disabilità, si pensa subito a lui e ai suoi genitori. E ai fratelli e alle sorelle? “Stiamo arrivando, anche se in ritardo, rispetto ad altre paesi del mondo. Capendo che i fratelli non hanno necessariamente bisogno di supporto, ma sicuramente devono avere l’occasione di essere aiutati, l’offerta sul territorio deve esserci”, spiega Carlo Riva, direttore della onlus L'Abilità, che ha organizzato un percorso di ascolto e attività educativa per fratelli e sorelle di bimbi con disabilità.

Ora e poi ancora a gennaio. Dieci incontri gratuiti, a cadenza quindicinale, divisi per età: 3-5 anni, 6-9 anni, 10-13 anni e 14-18 anni. “Abbiamo moltissime iscrizioni e in ogni gruppo ci sono al massimo 8 partecipanti, quindi ci sono liste d’attesa e le iscrizioni sono sempre aperte”.

Chi guida gli incontri?

I gruppi sono coordinati da un nostro educatore o arte terapeuta e da uno psicologo dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico. I due professionisti preparano 10 attività ludico-educative diverse, per i 10 incontri, con un unico filo conduttore: far star bene i partecipanti.

Ma è un gruppo di aiuto come siamo abituati a pensare? Tutti seduti, ognuno a turno parla e ci si confronta?
No, non è un gruppo di cura, non si va in cura perché si ha un fratello disabile, e non si è obbligati a parlare di sé. E’ un gruppo preventivo, un’occasione di spazio e tempo per questi fratelli. Si fa un’attività di gioco, dai fumetti al gioco dell’oca, insieme ad altri coetanei che condividono l’esperienza di vivere con un fratello disabile. Se durante l’attività vengono fuori, spontaneamente, le emozioni e i bisogni, bene....

Avete risposto a un bisogno espresso dalle famiglie?
Da anni sosteniamo le famiglie quando nasce un bimbo con disabilità. Abbiamo sempre lavorato con gruppi di sostegno e mutuo-aiuto per i genitori. Poi abbiamo pensato che però c’erano anche fratelli e sorelle. Da lì ci siamo accorti che mentre ne parlavamo, dalle famiglie usciva l’esigenza. E così siamo partiti, dalla letteratura australiana e americana che da anni affronta questa tematica. La premessa è che non è detto che i fratelli abbiano bisogno di essere supportati, è soggettivo, dipende da come vivono la disabilità i genitori, dal clima famigliare, dalla patologia del bambino. Ma è necessario creare sul territorio l’offerta, la disponibilità del gruppo....

Quali sono le difficoltà maggiori dei fratelli?
Spesso si va incontro a due processi: da piccoli cercano di eccellere molto nelle aree scolastica, sociale e sportiva, come per compensare, e da adulti cercano professioni socio educative. Questi percorsi vogliono invece dare identità a sorelle e fratelli. Come a dire: “puoi fare l’ingegnere e non devi vincere per forza la maratona, non è necessario, puoi fare quello come vuoi, sei una persona”.

Per informazioni e iscrizioni: 02 66805457 info@labilita.org

Di Cristina Colli


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