Biblioteca del Confine: benvenuti vicini di quartiere

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Libri da leggere e pc da usare, gratis. Prove pratiche di integrazione a La Casa della Carità

Quando entri alla Biblioteca del Confine è il tavolo per la lettura a dire tutto di questo posto. Non tavoli singoli sparsi qua e là, ma un grande tavolone tondo in legno. “Un unico tavolo, una pangea per rappresentare il mondo, senza confini. Qui ci si trova tutti insieme a fare corsi di italiano, a consultare testi, a studiare, a sfogliare un libro”, racconta Cecilia Trotto, responsabile della Biblioteca del Confine.

E’ dentro la Casa della Carità, una fondazione che persegue finalità sociali e culturali e che ospita persone in difficoltà (famiglie senza casa, giovani migranti, mamme con bambini e persone con problemi di salute mentale), per accompagnarli nella riconquista dell’autonomia. E da sempre qui c’è grande attenzione alla cultura. Proprio con e grazie ai libri la Biblioteca lavora sull’accoglienza e l’integrazione dei bambini che abitano la casa (“ora sono una quindicina, ma il turn over è continuo”, spiega Cecilia) e frequentano le scuole del quartiere. Quest’anno il progetto con la scuola di via San Mamete, l’anno prossimo si sta lavorando per coinvolgere più scuole e quindi più famiglie.

Ma partiamo dalla Biblioteca. E’ una biblioteca vera e propria?
Sì, è divisa in due sezioni. Una è per un pubblico di addetti ai lavori, con atti di convegni, pubblicazioni specialistiche ecc... L’altra è dedicata ad un pubblico generalista, adulti, bambini e ragazzi, ospiti della Casa e non. C’è anche una sezione per i bimbi da 0 a 15 anni. Ci sono libri, dvd, videocassette, quotidiani e riviste. Il tutto in italiano, arabo, cinese, swahili, tailandese. “In questa casa sono passate più di novanta nazionalità e quindi cerchiamo di rappresentare nella Biblioteca tutta questa ricchezza. Due anni fa abbiamo anche fatto su face book il progetto “chi va in vacanza adotta due libri del luogo dove vai e così abbiamo ampliato la biblioteca” continua Cecilia.

Possiamo dire che è una biblioteca del quartiere?
Abbiamo lavorato proprio per questo, per aprirci al quartiere. Alla Biblioteca si accede gratuitamente e gratuitamente si fa la tessera e si può venire a consultare libri, a usare un computer, a studiare, a leggere. All’inizio La Casa era vista con diffidenza, quando abbiamo aperto. Proprio per questo la Biblioteca si è voluta aprire, far conoscere e proprio per questo proponiamo progetti alle scuole. L’idea di lavorare con i bambini e i ragazzi, oltre promuovere lettura è anche un modo perché le famiglie percepiscano questo posto come aperto e non pericoloso da frequentare.

Quest’anno avete collaborato con la scuola elementare di via San Mamete ed ora, dopo questa “sperimentazione”, l’idea del progetto più esteso La lettura per nutrire il pianeta e dare energia alla vita....
Da anni “usiamo” i libri e gli incontri con gli scrittori per l’infanzia per favorire l’accoglienza dei bimbi che vivono qui e aprire la Casa al territorio. Abbiamo organizzato feste in biblioteca con cacce al tesoro, spiegazioni di cosa fa un bibliotecario, incontri con autori. Quest’anno poi abbiamo fatto il progetto con la scuola di via San Mamete. Abbiamo scelto tre testi, sulla base di tematiche sociali. Tre classi (terza, quarta e quinta) li hanno letti con le insegnanti e poi abbiamo fatto un lavoro insieme con laboratori, letture, discussioni, per arrivare “preparati” all’’incontro con l’autore alla Casa della Carità. Questo è il nocciolo del progetto, che dall’anno prossimo, potrebbe essere più esteso, se, e lo sapremo a giorni, il Comune parteciperà. 

In che modo si estenderà il progetto?
Vorremmo aprirci alla scuola elementare di via Bottego, a quella del Parco Trotter e anche la scuola materna di via Adriano. Sarà possibile un progetto su più ore, con più interventi nostri nelle scuole, più letture animate, laboratori, incontri con gli autori, con la collaborazione di mediatori culturali e linguistici. L’idea comunque è di continuare sulla scia del progetto, nato per avvicinare i bambini alla lettura, favorire un'apertura culturale e promuovere la coesione sociale. La filosofia di fondo è di lavorare a stretto contatto con le maestre. Lavorare insieme, in un territorio dove nelle classi a volte ci sono bimbi che parlano appena l’italiano e bimbi con difficili situazione alle spalle.

di Cristina Colli

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