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Bambini adottati: a Milano la scuola è d'obbligo

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Vietato restare alla materna un anno in più

Come (e soprattutto quando) inserire il proprio figlio adottivo a scuola? Il tema è particolarmente delicato, se solo si pensa al tempo necessario per un piccolo, proveniente da un altro paese, di metabolizzare le tante novità che incontra: una nuova famiglia, una nuova lingua, un passato da rimarginare, nuove consuetudini da acquisire. Gli psicologi e gli esperti consigliano sempre le famiglie di dare tempo ai loro bambini di "consolidare" il senso di appartenenza verso la famiglia e la casa prima di farli affacciare al mondo esterno, quello dell'asilo o della scuola.

Tutto questo spiega la necessità di moltissime famiglie che adottano bambini tra i 5 e i 6 anni di "allungare" di un anno la permanenza alla scuola materna prima di tuffarli nella novità (e nelle regole) del sistema scolastico. Tutto questo, però, a Milano non è possibile. Una circolare emanata dall'Ufficio Scolastico Provinciale nel febbraio scorso ha infatti stabilito che soltanto i bambini disabili (la cui disabilità sia stata certificata) possono rimanere nella scuola dell'infanzia oltre il limite d'età consentito. La sfera delle problematiche di un bambino adottivo - generalmente - esula dallo stato di disabilità. Pertanto, l'obbligo appare insuperabile.

Un'associazione di genitori al servizio dei genitori
A segnalare il problema, che ha costretto numerose famiglie adottive di Milano e provincia ad adeguarsi a malincuore all'obbligo di inserimento alle elementari oppure alla scelta di una scuola privata (se non, in casi estremi, a farsi fare una certificazione di disabilità non proprio necessaria), è l'Associazione Genitori Si Diventa Onlus, che ha ricevuto numerose lettere di famiglie in difficoltà e ora sta raccogliendo centinaia di adesioni per l'apertura di un tavolo di confronto con istituzioni ed esperti sul tema dell'inserimento scolastico dei bambini adottati. 
"Vorremmo aprire un dialogo su questo tema, che è molto sentito dai genitori perché le difficoltà nell'ambiente scolastico si ripercuotono inevitabilmente in famiglia", sottolinea Anna Guerrieri, vicepresidente GSD. "Non vogliamo assolutamente creare l'ennesima "categoria protetta", ma soltanto chiedere che ci sia flessibilità, che la situazione di ogni bambino possa essere valutata in modo personalizzato".
La Guerrieri sottolinea infatti che il caso Milano ha aperto un ulteriore paradosso: una disparità di trattamento tra grandi e piccini. "Mentre nel passaggio tra materna e scuola dell'obbligo c'è questo rigido sbarramento, per cui o c'è una certificazione di disabilità oppure si deve per forza passare alla scuola primaria", spiega,  "per i bambini in età scolare c'è la più ampia flessibilità: possono essere iscritti a qualsiasi classe a seconda del grado di preparazione. Non si capisce perché sia possibile inserire un bambino di 8 anni in prima elementare, oppure un bambino di 11 anni in quinta elementare, e invece non si possa trattenere un anno alla materna un bambino di 6 anni".

L'Associazione Genitori Si Diventa ha scritto una nuova lettera all'Ufficio Scolastico Provinciale milanese e ora sta valutando la situazione con un gruppo di esperti legali. Nella prossima newsletter presenterà il caso di una famiglia milanese che ha vissuto questa difficoltà e continuerà nell'azione di sensibilizzazione delle istituzioni sul tema dei bambini adottati. 

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