Babyblues: Alina Marazzi lo racconta in un film

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"Tutto parla di te" affronta fa fatica, la malinconia e lo spaesamento delle mamme

Tutto parla di te, Alina Marazzi, fil, babybluesAbbandonereste mai la carrozzina con il vostro bimbo per strada? Emma, giovane neo mamma che si sente sola e inadeguata, lo fa. E’ una delle protagoniste del film Tutto parla di te, in uscita nelle sale l’11 aprile, girato da Alina Marazzi per raccontare la complessità dell’essere madre. Ed è proprio la scena dello spaesamento di Emma, con la carrozzina lasciata sul marciapiede, che Alina, 2 figli, ha scelto per parlarci di un film che arriva 10 anni dopo il suo acclamatissimo Un’ora sola ti vorrei in cui la regista affrontava il tema della depressione di sua madre.

 
Partiamo da Emma, cosa vuoi dirci?
Che nella maternità ci sono delle ambivalenze, che parlarne è difficile perfino tra donne. C’è la conflittualità madre-figlio, la fatica e la malinconia che un giorno, una donna, vedendomi per strada con il mio bimbo in braccio, sintetizzò così: “Che belli i bambini quando sono in braccio agli altri”. Ecco, ho cercato di raccontare la complessità del sentimento di essere mamma, di come, prima o poi, ci siamo tutte sentite infelici.
 
In che modo hai affrontato il tema?
Integrando la fiction, la trama, con elementi documentari, filmati d’archivio e interviste a mamme vere che fanno risuonare i sentimenti dietro ai fatti di cronaca. Ho cercato una dimensione di coralità in cui mi auguro di coinvolgere anche gli spettatori: sul sito www.tuttoparladivoi.com possono raccontarsi e condividere gli aspetti difficili, ma anche ironici e divertenti, dell’essere madri.
 

Parli di spettatori, speri che siano anche gli uomini a vedere Tutto parla di te?
Certo. Il film racconta dei rapporti tra donne, ma apre anche all’altro, a chi sta loro vicino. A chi può e deve saper cogliere segnali e richieste di aiuto che, se trascurati, possono diventare fatti di cronaca. Nel film ascoltiamo anche la voce di una mamma che ha annegato il suo bimbo, mi interessa raccontare le zone d’ombra ma anche dare un messaggio positivo su come fare comunità e rete ti aiuti. Oggi ci sono associazioni e realtà capaci di sostenere le madri che, città per città, mi accompagnano nella presentazione del film e nel dibattito sulla depressione e sulla difficoltà dell’essere mamma.

Perché, secondo te, è tanto difficile essere madre?
Perché chiediamo moltissimo a noi stesse, ci mettiamo addosso una pressione fortissima e se non riusciamo a essere perfette entriamo in crisi.

Dieci anni fa, in Un’ora sola ti vorrei, hai racccontato la depressione della tua mamma. Ora sei tu ad essere madre..
In qualche modo ho sentito di dover aggiornare il tema, di riaffrontarlo avendo capito cosa si prova ad essere mamma, in un momento in cui il babyblues non è più un tabù ma resta, comunque, un tema difficile da affrontare.

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