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Babbo Natale: ma li porta lui i regali?

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Come fai davanti ai primi dubbi, quando dire la verità e perché non sentirti mai in colpa. I consigli della psicoteraputa Simona Speluzzi

Ma quando aiutiamo il nostro bambino a scrivere la lettera a Babbo Natale gli stiamo raccontando una bugia? E quando, un po’ più grande, ci chiede “ma esiste davvero Babbo Natale?”  Dobbiamo continuare a “mentire”? A che età si può dire “basta” alla slitta con le renne? Abbiamo chiesto aiuto alla psicoterapeuta dell’età evolutiva family friendly Simona Speluzzi.

RADIOMAMA: La storia di Babbo Natale è una bugia a fin di bene?
SPELUZZI: Babbo Natale non è una bugia, è una grande verità, perché è una fiaba. Le fiabe raccontano verità psicologiche, anche dure, in un linguaggio che il bimbo può comprendere e sono necessarie a infondere forza di fronte alle difficoltà della vita. La favola di Babbo Natale è tutto questo. Dà ai bimbi la speranza di un papà (mamma) buono, che esaudisce i suoi desideri. E ha un gran potere di consolazione. Perché questo genitore buono c’è per tutti i bambini, li fa sentire speciali e appagati. Ed è una favola (speranza) nella quale anche gli adulti si riconoscono…essere i genitori che vorrebbero essere.

RADIOMAMMA: Quindi i nostri bimbi non ci accuseranno di aver loro mentito?
SPELUZZI: Ai bambini non si deve mentire mai, si può dire sempre la verità, basta usare un linguaggio a loro adatto. Dire loro bugie mina la loro fiducia nei confronti dei genitori, i loro fari, i loro riferimenti principali. E questo ha effetti negativi. Ma Babbo Natale è una favola…come Cappuccetto Rosso e Pinocchio.

RADIOMAMMA: Qual è il momento giusto per dire “la verità” su Babbo Natale?
SPELUZZI: Di solito scoprono che non esiste alle elementari, ma ogni bimbo abbandona questa fiaba quando è pronto. Te lo possono anche dire (fratelli maggiori o amici), ma ci credi finché vuoi crederci e finché sei pronto a passare dal pensiero magico a quello concreto.  E’ un po’ come rinunciare all’essere bambino, il dover crescere, è il bambino a decidere quando è il momento giusto per lui.

RADIOMAMMA: E ai primi dubbi come rispondere?
SPELUZZI: Se chiedono bisogna dire la verità. Ma mai anticipare. E’ un po’ come la copertina di Linus, il bimbo se ne deve staccare da solo. Di solito quando chiede allora è pronto per sentirselo dire. A volte lo sanno già e continuano a fare come se non lo sapessero e in questo caso vanno assecondati. A volte iniziano a incrinare le proprie certezze e chiedono una “spintarella” ai genitori. Altre volte ci affrontano solo quando hanno già deciso che sono cresciuti. Ogni genitore capisce, parlandoci, quando il bimbo è pronto. L’importante è avere fiducia nei bambini, nei loro tempi. Il genitore fa un torto solo quando continua a raccontare cose in cui il bimbo non crede più, perché non vuole che il figlio cresca.

RADIOMAMMA: E’ la prima grande delusione?
SPELUZZI: Ci rimangono male, perché devono salutare il bimbo piccolo che non so no più, ma di delusioni ce ne sono tante anche prima. E soprattutto non è traumatico come tanti genitori credono. Quello che conta del Natale è l’atmosfera, se è magica per i bambini non ha importanza aver scoperto che Babbo Natale non esiste. E ‘l’atmosfera familiare che conta.

RADIOMAMMA: Un consiglio finale a tutte le mamme e i papà alle prese con Babbo Natale esiste o no?
SPELUZZI: C’è film bellissimo, Le 5 leggende. Parla di Babbo Natale, dei coniglietti di Pasqua, della fata dei dentini. Spiega bene e fa “vedere” come il credere in qualcosa infonde speranza, nei bimbi e nei grandi.

Di Cristina Colli


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