A scuola si va senza zaino

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Tra pochi giorni al Thouar-Gonzaga un metodo di insegnamento che rivoluziona le aule e libera le spalle degli alunni

Fra qualche giorno, quando suonerà di nuovo la campanella, niente zaino per 75 bambini milanesi. Arriva anche a Milano, alla primaria Thouar-Gonzaga, il progetto “scuola senza zaino”. E’ un metodo di insegnamento nato in Toscana e già sperimentato in 81 scuole in Italia. Tra gli ideatori c’è Marco Orsi, dirigente scolastico a Lucca: “Mamma e papà quando vanno in ufficio non si portano dietro gli strumenti del mestiere no? E perché invece gli alunni devono farlo? Lo zaino, se cerca sul vocabolario, è definito oggetto usato per affrontare luoghi inospitali, dato in dotazione a alpinisti e soldati. Invece in tutto il mondo gli studenti lo usano per portare a scuola e riportare a casa il proprio materiale. Noi proponiamo di metterlo da parte”, racconta Orsi.

Iniziamo dal progetto, in cosa consiste, semplicemente nel non portare lo zaino sulle spalle?
I bambini non avranno lo zaino, ma una leggera valigetta per i compiti a casa. Nelle classi ci sono i banchi, le sedie, la cattedra e armadietti a volte. La scuola viene arredata e resa operativa grazie a quello che i bambini hanno nello zaino: matite, biro, quaderni, strumenti didattici. Nelle nostre scuole lo zaino non è necessario, perché gli ambienti sono risistemati. Si parte dall’aula, che viene divisa in aree di lavoro: tavoli, computer, discussione, angolo docente, mini laboratori. Nelle classi si trovano schedari, computer, giochi, enciclopedie, libri, materiali per scrivere e ascoltare, disegnare e dipingere, modellare e costruire, registrare e riprodurre, strumenti didattici per le varie discipline di studio, materiali di cancelleria. Il problema spesso sono le dimensioni limitate delle aule in Italia e questo ci porta a fare salti mortali e a usare anche i corridoi e gli spazi appena fuori dalla classe.

Classi rivoluzionate negli spazi, questo aiuta a non avere lo zaino, ma da un punto di vista pedagogico cosa succede?
La riconfigurazione dell’ambiente è la prima cosa che colpisce, ma dietro questo c’è una chiara metodologia didattica. Si seguono i programmi ministeriali ovviamente, ma il punto focale è che si utilizza la differenziazione dell’insegnamento, creando (grazie agli spazi) diverse opportunità di lavoro e apprendimento. Sono tre i valori su cui si basa il metodo. Primo, la responsabilità: in queste classi gli alunni si abituano a lavorare anche da soli e in piccoli gruppi. Le attività si svolgono in contemporanea (proprio perché lo spazio lo consente) così un gruppo può lavorare al computer mentre un altro fa il laboratorio d’arte e l’altro una ricerca sull’enciclopedia. Secondo, la comunità: alunni e docenti imparano a lavorare insieme, a un progetto condiviso. Terzo, l’ospitalità: gli ambienti sono colorati, belli, divisi per tema. E in questi ambienti c’è ospitalità per le diversità, di genere, di cultura, d’intelligenza. I diversi strumenti didattici, sviluppati nelle scuole senza zaino, stimolano vari stili e metodi di insegnamento e l’attenzione agli spazi rende autonomi gli alunni.

Come si preparano gli insegnanti?
C’è un gruppo nazionale di formatori. Il nucleo promotore è in Toscana.  Ora stiamo creando un gruppo anche al sud. Ci sono corsi di formazione, ma anche di aggiornamento periodico per gli insegnanti e un monitoraggio.

I genitori partecipano?
Sono coinvolti a tutto tondo. Spieghiamo in cosa consiste la metodologia, poi sono coinvolti nell’attività didattica e ci danno una grossa mano nella sistemazione degli ambienti. E poi c’è la fabbrica degli strumenti didattici, dove studenti e genitori insieme fabbricano gli strumenti didattici da mettere nelle classi, per rendere l’apprendimento più efficace.

I soldi per tutto questo?
Ci vuole l’autofinanziamento delle scuole (sostenute spesso dalle amministrazioni comunali), in più noi da quest’anno abbiamo il sostegno e finanziamento della regione Toscana.

Avete già dei risultati scientifici?
Abbiamo fatto un’indagine con l’Università di Firenze e l’European School of Economics di Firenze.  Sono stati analizzati 250 alunni di classi “normali” e 250 di classi “senza zaino”. I dati (scientifici) hanno rilevato che negli alunni senza zaino si è sviluppata maggiore autonomia, indipendenza, consapevolezza degli obiettivi di apprendimento, coinvolgimento nelle scelte didattico e un apprendimento più profondo ed efficace.

In Italia ci sono 81 “scuole senza zaino”, a Milano fra qualche giorno partirà la prima scuola
Partirà in tre classi della primaria Thouar-Gonzaga, in due prime e una seconda. Cominciamo gradualmente. Si parte da poche classi e pochi docenti e poi ci si allarga. Da settembre saranno 75 i bambini coinvolti

Se genitori o dirigenti scolastici sono interessati e vogliono provare a portare il metodo “senza zaino” nella propria scuola cosa devono fare?
Devono scrivere al mio istituto (Istituto comprensivo Lucca 5). Normalmente ci s’incontra, si porta a visitare una scuola “senza zaino”, s’incontrano i docenti della scuola interessata, si studia una revisione degli ambienti e si parte con la formazione degli insegnanti e la riorganizzazione degli spazi.

Info: www.lucca5.it, luic843006@istruzione.it  0583 57488. www.senzazaino.it/

Sulla pagina facebook di Radiomamma è partito il dibattito, tu cosa ne pensi?

Anche io sono una docente,

Anche io sono una docente, tra l'altro collega di quella che ha scritto precedentemente. Viviamo e lavoriamo in Toscana. Mi sono trovata come la mia collega in una scuola senza zaino. Tante procedure, i bambini hanno sempre cose da fare, tutto molto organizzato. Mi pare una modalità da manager. La cosa bella, per noi docenti, è che ti ritrovi in un ambiente a lavorare con colleghe che usano modi e procedure che tu non hai scelto. Alla faccia della libertà di insegnamento che ormai rimane un paradigma. Sono molto preoccupata per come andrà questo nuovo anno scolastico, visto che molti dei miei alunni di terza hanno problemi di lettura e scrittura. Sto facendo un rinforzo, ma tra l'agorà, ovvero il momento della mattina dove ci si siede e si parla su un tappetino, che prende almeno 1 ora di tempo, visto l'enorme difficoltà nell'affrontare questa attività, imposta tutte le mattine, faccio anche fatica a capire di cosa devo parlare ogni giorno. Poi una collega mi dice che devo parlare del "planning" e mi sbatte lì una lavagnetta con un cavalletto. Dovrei cioè anticipare ora per ora ai bambini cosa farò ogni mattina. Mi fanno anche vedere che tutti i giorni della settimana fanno determinate cose, per esempio tutti i martedì mattina si fa il dettato. E io che ero abituata a trattare argomenti, a lavorare sugli spunti dei miei allievi... Mi trovo a lavorare con dei bambini come se fossi in banca. Poi ci sono centinaia di attività già impostate che devono fare in gruppi quando hanno finito. Ogni bambino può farne una a scelta. Quindi mi trovo a girare per a classe e a seguire chi fa scienze, chi fa matematica, chi legge e fa grammatica. Tutto questo da sola come insegnante unica. Mi fanno, infine, leggere un libro dove mi trovo di fronte a cose inaudite. Per esempio le 10 regole di un dovente verso la scuola senza zaino e le 10 regole per il dirigente. Mi pare siano come i 10 comandamenti. Al sabato il mio interclasse, cioè le colleghe, scelgono in mattinata di andare in giro per reperire materiali da portare a scuola. Pare ci sia una sorta di artigiano che fabbrichi gli strumenti di un tempo. Ho rifiutato, visto che sabato non lavoriamo. Ma qui pare che si lavori anche d'estate a costruire atelier, manufatti, attività... L'anno prossimo cambio scuola. Penso che ci si debba credere a queste cose e non doversele subire. Mi tocca anche fare formazione. Ma io qui ci sono capitata per caso. Se andavo in una scuola montessoriana avrei dovuto fare prima di tutto un corso. Nel senza zaino ti prendono e poi ti costringono a formarti. Penso che la scuola debba essere libera e creativa e non impostata come un ufficio. Mi piacerebbe che lavorassero loro con 6 bambini adhd, e dop durante il senza zaino, con cose che volano e bambini che devi inseguire perchè hanno problemi comportamentali e, chiramente, in questo sistema di schemi e procedure non ce la fanno.

Sono capitato per nomina del

Sono capitato per nomina del provveditore in una scuola dove per alcune classi si applica il metodo senza zaino. sono un insegnante, Anzitutto chiarisco che il progetto, che puo' piacere o meno, ha senso se tutta la scuola lo attua. Nella scuola dove insegno però non è così. Detto questo e avendo lavorato anche in scuole tradizionali posso dire che questo metodo mette a fuoco tematiche pedagogiche non nuove: cooperative learning, movimento cooperazione educativa e tutoring per dirne alcune. Credo che le famiglie debbano informarsi bene,su internet se ne parla solo bene e non ci sono ancora dibattiti veri che analizzino anche gli aspetti dubbiosi e poco efficaci. Parliamo di un metodo, quindi di qualcosa che si deve applicare. Detto questo la classe diventa un ufficio con angoli di lavoro e i banchi sono rigorosamente in gruppo. Il materiale è condiviso in modo comunitario. Questo sistema è ricco di procedure da rispettare. In pratica mi trovo in un ambiente con norme, regole e discipline che non danno molto spazio alla creatività ne mia ne dei bambini. Scopro che senza zaino è anche un marchio registrato, con borse alternative allo zaino che, non certo economiche, portano il logo e il marchio. Pensiamo alle scuole montessoriane, staineriane o reggio children. Nessuna ha marchi o loghi. Inoltre scopro che un'associazione senza zaino viene a osservare come lavoro e cosa faccio oltre a istituire una giornata detta della Responsabilità dove dovremmo fare lavori e lavoretti in stile marketing con le famiglie. Tutte le scuole che adersicono al progetto devono spendere 300 euro solo per iscriversi a questo sistema. Soldi che potremmo spendere per fare uscite e gite, visto i grandi problemi di tagli nelle scuole pubbliche e non solo. Credo che questa metodologia sia molto aziendalistica e poco chiara ai genitori che non riescono a capire esattamente a che punto sono i loro figli con l'apprendimento,visto che i quaderni devono rimanere a scuola e viaggiano avanti e indietro solo fogli. Noto una maggiore ansia nei genitori. Oltre a ciò i bambini sembrano poco autonomi e parlano in continuazione. Quindi molta distrazione. Pensiamo che nelle scuole aumentano le problematiche legate ai disturbi dell'attenzione, ai comportamenti oppositivi e provocatori e questo metodo si limita solo a lavorare sugli arredi ma non sa dare chiavi di lettura psicologiche pratiche di intervento. Secondo loro basterebbe appendere un disegno di un pesce sul muro per far capire ai bambini che devono stare zitti. In pratica le mie colleghe passano molto tempo a tenere i bambini zitti, anche alzando la voce più volte.
Concludendo credo che la scuola abbia bisogno di orientamenti, cioè più punti di vista che interagiscano tra loro, e non metodi che fissano, standardizzano e definiscono.

mio figlio frequenta la

mio figlio frequenta la scuola senza zaino (Seconda elementare, ma non riesco a verificare l'andamento scolastico e contenutistico dei programmi ministeriali. Poesie (allenamento memonico) nullo, regole gramamticali sconosciute. Ho potuto constatare che alla fine dell'anno scolastico non ha acquisito competenze specifiche come il progetto prevede.Non riesco e seguirlo ed aiutarlo.Le prove invalsi .......Gradirei se possibile avere un consiglio o chiarimenti per poter meglio valutare il metodo e capire se è valido per tutti i bambini. grazie

Mio figlio andrà a

Mio figlio andrà a settembre alla primaria e sono alquanto perplessa sulla preparazione di fondo dei bimbi. Secondo me troveranno poi problemi alle medie senza una buona base. Qualcuno può darmi informazioni in base alle proprie esperienze. ?

Mmm!? "Prima scuola a

Mmm!? "Prima scuola a Milano" ma alla Rinnovata Pizzigoni di MI è da parecchio che lo zaino non fa avanti e indietro...errore o "business"!?!?

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