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A scuola di Non - violenza

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Alle medie dell’Istituto Narcisi per due anni ragazzi, genitori e prof dietro i banchi

Arriva l’ora della Nonviolenza a scuola. Succede all’istituto comprensivo Narcisi. Una seconda media, dal 15 ottobre a giugno 2017 ha una nuova materia. “Un’ora la settimana in classe con i 25 alunni, 30 ore di formazione per i docenti e 30 per i genitori”, spiega Simona Pavesi del Centro di Nonviolenza Attiva, formato da due associazioni che, con il patrocinio del Comune, gestiscono il progetto. Tutti liberi professionisti volontari e il progetto è gratuito per le famiglie.

Mondo Senza Guerre e Senza Violenza ha portato le sue lezioni di nonviolenza nelle scuole e tra i bimbi di Milano anche in passato. E’ successo al Parco Trotter, all’Istituto Scarpa e all’alberghiero Vespucci. “Erano percorsi di tre, quattro incontri. Invece all’Istituto Narcisi il progetto dura due anni con molti incontri, coinvolge ampiamente genitori ed insegnanti, quindi è una vera e propria scuola di nonviolenza”

Con la classe dell’Istituto Narcisi da dove siete partiti?
Individuata la classe, dove si registravano problemi di integrazione e difficoltà di relazione, come ormai in molte classi, a maggio 2015 è stato distribuito un questionario per raccogliere alcuni dati significativi sullo stato di disagio e sulle relazioni all’interno della classe. Lo stesso questionario verrà poi proposto anche a fine progetto per misurare le differenze attitudinali e valutare l’incidenza sulla classe dei laboratori effettuati. Ai ragazzi si sono fatte domande tipo: quanti amici hai nella tua classe? Più maschi o femmine? Se ho problema lo dico a genitori o a nessuno? Per i genitori le domande erano: aiuto mio figlio a fare compiti (mai spesso o qualche volta), mangiamo tutti insieme, conosco altri genitori e compagni… L’analisi dei questionari ha fatto emergere la mancanza di una ‘Comunità classe’, sia per i ragazzi sia per i genitori.

Come lavorerete con i ragazzi, i genitori e gli insegnanti in questi due anni?
Il primo passo è il riconoscimento della violenza. Anche con genitori e insegnanti si parte dal riconoscimento della violenza. Si cerca di far capire a tutti che la violenza non è solo fisica e che individuare ‘chi ha iniziato’ è molto importante, di solito non si considerano gli aspetti verbali o para verbali (lo sbuffare o il non rispondere o screditare è un campanello d’allarme), e spesso sono proprio gli adulti che non se ne rendono conto.

Come è strutturata la lezione?
All’inizio di ogni incontro, si riepilogano sempre le regole che stabilite insieme e si fanno 5 minuti di meditazione attraverso la respirazione e la concentrazione. Alla fine si chiude con un circle time su ‘cosa mi porto a casa?’ e rielaborazione scritta su quaderno personale di appunti.

Nel concreto cosa fanno i ragazzi?
Il riconoscimento della violenza avviene attraverso la sperimentazione laboratoriale dei meccanismi della violenza: escalation, catena, interiorizzazione. Vengono inizialmente spiegati molto sinteticamente adoperando alcuni schemi, e poi si chiede di riprodurli con il metodo del teatro-forum mettendo in scena delle situazioni di vita quotidiana.  Vengono poi svolti alcuni esercizi esperienziali per prestare attenzione ai punti di tensione data dalla violenza, al momento del disagio, alla ‘registrazione’ della sofferenza nel momento in cui viene subita violenza, ma anche quando si osserva o quando si agisce in prima persona con violenza.

Una volta imparato a riconoscere la violenza, si insegna a rispondere? Come?
Il 70% del programma è orientato a sviluppare una risposta nonviolenta in ogni partecipante. Le basi sono comuni ma ognuna/o deve trovare la propria risposta creativa. Le basi principali sono due: riuscire a sperimentare e mantenere una direzione coerente tra pensare, sentire e agire e trattare gli altri come si vuole essere trattati. Il tutto appoggiandosi ad alcuni strumenti: il riconoscimento delle proprie virtù e di quelle degli altri, la fiducia in sé e negli altri, gli esercizi di meditazione e riflessione, la riconciliazione con se stessi e con chi consideriamo nemici, l’esercitazione della solidarietà, il tentativo di avvicinarsi a tre caratteristiche fondamentali, la bontà, la saggezza e la forza. Abbiamo creato un decalogo di come dare una risposta Nonviolenta e lo insegniamo.

Chi tiene le lezioni?
Volontari di Mondo Senza Guerre e da La Comunità per lo Sviluppo Umano, che da anni si occupano di formazione alla Nonviolenza nelle scuole di Milano. Le teorie di riferimento sono quella dell’equivalenza dell’antropologa belga Pat Patfoort e quella dell’Umanesimo Universalista del filosofo argentino Mario Rodriguez Cobos. L’insegnante è presente in classe con un ruolo diverso, il suo compito è quello di annotare quanto succede, un osservatore attento. 

Il progetto è replicabile in altre scuole e classi?
Noi cerchiamo scuole che vogliono costruire una ‘rete di scuole senza violenza’, che adottino il protocollo. Lo insegniamo a insegnanti e a genitori per un anno e poi loro lavorano con i ragazzi direttamente.

Info:www.centrononviolenzattiva.org


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