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800mila mamme lavorano grazie ai nonni

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L'aiuto ai nipoti incide sul Pil del paese

nonni e nipotiConsentono a 800mila mamme di continuare ad andare al lavoro. Si dedicano ai nipoti per oltre 2milioni di ore, pari a 13 miliardi di euro. Il loro contributo sull’economia del nostro paese, tra attività di volontariato e cura parentale, è pari a 18,3 miliardi di euro, circa l’1,4 del Prodotto interno lordo.

Sono i nonni italiani, protagonisti della ricerca “Il capitale sociale degli anziani” presentata ieri dall’Ires-Istituto di Ricerche Economiche e Sociali, che ha eseguito una stima sul valore delle attività non retribuite svolte dagli anziani nell’ambito familiare e cittadino.

Emerge che se i nonni non sono un pilastro dell’economia familiare, poco ci manca: basta valutare il rapporto tra occupazione femminile e contributo all’accudimento dei nipoti nelle varie zone del paese. Nel Nord-Ovest lavora il 56,1% delle donne e il 28,5% dei nonni si prende cura dei nipoti; nel Nord Est abbiamo un 58,1% di occupazione femminile e un 27,5% di impegno dei nonni; nel Centro un 53,3% e un 26,7%; al Sud un 30,7 e un 16,6%.

Complessivamente, in Italia, gli over 54 assolvono a circa l’80% delle ore di aiuto destinate all’assistenza dei bambini. Nel nostro paese, secondo l’Ires, sono presenti circa 6.911.000 nonni e di questi, quasi 6 milioni si occupano della cura dei nipoti, in misura e modalità diverse. Il valore – in termini di equivalente retributivo – del “lavoro dei nonni” potrebbe ammontare a una cifra compresa tra 566.600.094 (minimo) e 1.063.541.378 di euro (massimo) per quattro settimane. Un valore stimato assolutamente attendibile anche se, ricorda l’Ires, le “prestazioni” erogate dai nonni, sebbene non formalmente “qualificate”, incorporano un sapere pratico, relazionale, affettivo, comunicativo difficilmente quantificabile e commensurabile, né totalmente sostituibile da risorse e servizi reperibili sul mercato.

I nonni si prendono cura dei nipoti (under 13) mentre i genitori lavorano per un minimo di 10 fino a un massimo di 20 ore alla settimana. Si prestano da 2 a 4 ore alla settimana in caso di impegni occasionali dei genitori e durante le vacanze sono “precettabili” da 20 a 40 giorni l’anno. Il supporto dei nonni al reddito e al benessere familiare si realizza sia in termini di sostegno all’impiego, sia in termini di risparmio del costo di eventuali servizi alternativi di cura per l’infanzia, siano essi pubblici o di mercato. 

Carenza di nidi
E’ noto d’altronde che l’attività di cura garantita dai nonni offre una risposta indispensabile ai bisogni familiari, data la carenza di servizi rivolti a questo tipo di bisogno, ricorda ancora l’Ires. Sappiamo che la percentuale di accoglienza degli asili nido pubblici e privati rispetto all’utenza potenziale è pari al 9,9% (con variabilità altissima che va dal 23,9% dell’Emilia-Romagna all’1% della Puglia). Altri servizi di supporto alla cura dei bambini, come il baby-sitting, sono accessibili esclusivamente sul mercato privato (diversamente da altri paesi europei).
In assenza del “lavoro dei nonni” le famiglie sarebbero perciò obbligate a scegliere tra due opzioni: ricorrere a servizi di mercato (se il reddito familiare lo consente, e se il mantenimento dell’occupazione femminile risulta comunque “vantaggioso”), oppure rinunciare a una retribuzione – quella della madre – per poter sostenere direttamente la cura dei figli.

Considerando che a ogni nonno corrispondono in media 2,7 nipoti nel Centro e 4,4 nel Mezzogiorno e che la loro attività di cura possa essere sostituita da un asilo nido o da un servizio di baby-sitting, secondo le stime di Cittadinanzattiva, ci sarebbe un risparmio tra 300 (utilizzando solo nidi pubblici) ed 800 euro mensili (con baby-sitting privato) per ciascun nucleo familiare.

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