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2013 anno europeo dei cittadini: siamo il 20% meno felici e ottimisti

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I problemi dei genitori single. E di chi non riesce a gestire lavoro e famiglia

Terzo sondaggio europeo sulla qualità della vita, famiglie monparentaliIl 2013 è l’anno europeo dei cittadini che, complice la crisi economica, segnalano un calo del 20% nel loro livello di felicità e di ottimismo.

 

A fotografarci così è il terzo sondaggio europeo sulla qualità della vita nei 27 Stati membri (EQLS) condotto nel 2011 da Eurofound e pubblicato  a fine 2012, che dedica grande attenzione al tema della conciliazione tra lavoro e famiglia e ai nuovi tipi di famiglia. I risultati principali del sondaggio?

I problemi, non solo econimici, delle famiglie monoparentali
Per cominciare, le difficoltà delle famiglie monoparentali che appaiono svantaggiate nella maggior parte degli aspetti relativi alla qualità della vita. Solo i due terzi dei genitori single interpellati hanno un lavoro, e di questi un terzo è impiegato per meno di 35 ore a settimana. Col risultato che quasi la metà delle famiglie monoparentali (il 48%) si trova nella fasciata di reddito più bassa del Paese in cui abita e che un terzo di loro (il 32%) dichiara di non guadagnare abbastanza per vivere. Situazione in cui, secondo il sondaggio, si trova solo il 9% delle coppie con figli in cui entrambi i genitori lavorano. Inoltre, mentre le coppie con figli hanno un livello di soddisfazione per la vita familiare di 8.4, i genitori single sono a quota 7.1 seguiti da chi vive solo che ha il livello di soddisfazione più basso di tutti, 6.9. Il numero di bambini che vivono con un solo genitore? Dei circa 15mila minori “catturati” dal sondaggio attraverso le risposte delle loro mamme e papà, più di due terzi vive in famiglie con due genitori, il 7% vive con famiglie monoparentali e un quarto in famiglie allargate e multi generazionali.
 

Conciliazione lavoro-famiglia: se il 53% degli europei torna a casa troppo stanco per occuparsi di casa e figli
Sul fronte della conciliazione lavoro famiglia, a cui il sondaggio dedica un intero capitolo, si registrano grandi differenze tra gli Stati membri. A cominciare dalla flessibilità degli orari lavorativi: se oltre il 60% dei danesi, dei finlandesi e degli svedesi dichiara di poter variare a piacimento l’ora in cui inizia e finisce di lavorare, solo il 30% dei bulgari, degli ungheresi, degli sloveni e degli slovacchi a questa libertà. E se i lavoratori che si dichiarano insoddisfatti della loro conciliazione sono solo 1 su 10 in Danimarca e Olanda, la proporzione sale a 1 su 3 in Grecia e in Spagna. In generale, il 22% degli europei intervistati che ha un lavoro non è soddisfatto della sua conciliazione lavoro famiglia, con un maggior grado di insoddisfazione per chi è impegnato nel settore privato (24%) rispetto al settore pubblico (17%). Interessante è il fatto che conciliare la vita famiglia con il lavoro sembri più difficile che il contrario. Il 53% degli intervistati dichiara di aver avuto difficoltà “diverse volte al mese” a svolgere compiti familiari perché torna a casa dal lavoro troppo stanco contro il 4% che “diverse volte al mese” ha avuto difficoltà a concentrarsi sul lavoro a causa di responsabilità familiari. Tra chi “diverse volte al mese” arriva troppo stanco a casa dal lavoro, prevalgono le donne: sono il 27% contro il 23% degli uomini.

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