Sotto il temporale

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Dieci favole per famiglie in trasformazione

Famiglie. Meglio parlare al plurale. Oggi i format sono tanti. Avete visto l’ultimo rapporto Censis? Tra il 2000-2010 sono diminuite le coppie coniugate con figli (-739.000), mentre sono aumentate quelle non sposate con figli (+274.000) e le famiglie con un solo genitore (+345.000). Le famiglie formate da partner con un matrimonio alle spalle hanno superato il milione.
Ma la separazione di mamma e papà come viene presa dai bimbi? “Quando mia figlia aveva poco più di un anno mi separai da suo padre, che era stato, oltre che mio marito, anche l'unico fidanzato da quando ero adolescente. Sono cresciuta con un'idea romantica del matrimonio e con il sogno di una famiglia tradizionale e forte: quella decisione fu dunque traumatica perché vidi la mia vita d'un tratto stravolta, e con la mia, soprattutto, quella di mia figlia”. Inizia così il suo racconto di Manuela Mareso, direttrice del mensile Narcomafie, mamma di due bambini e autrice di Sotto il temporale.Fiabe ombrello per famiglie in trasformazioni (illustrato da Elena Tammaro, edizioni Gruppo Abele). “Mi sentii travolta dai sensi di colpa e in dovere di correre ai ripari per quanto fosse possibile, e per questo mi misi a studiare gli scritti dei più grandi divulgatori in materia psicopedagogica, in modo da potermi costruire un bagaglio per aiutare la mia bambina. Cercai il metodo migliore per comunicare profondamente con una bambina molto piccola” continua Manuela.
E così è nato il libro?
Lo strumento del racconto fantastico o metaforico mi sembrò il più adatto e con mia figlia ottenni grandi risultati. Pensai allora che si potesse creare a uno strumento più universale, per tutti quei bambini che si trovano ad attraversare questi momenti difficili, e da lì dunque il progetto del libro, a cui ho lavorato oltre sei anni.
Una raccolta di favole, ognuna con un suo argomento, spiegato nel sottotitolo: i genitori separati, la scomparsa di un genitore, la formazione di una nuova famiglia ecc…
In queste dieci storie c'è un elemento in cui chiunque può identificarsi. E' stato un percorso tortuoso, cui sono arrivata dopo lo studio di decine di volumi. Ogni fiaba risponde a un problema diverso. La più difficile, senza dubbio quella sull’arrivo del fratello figlio della mamma e del nuovo fidanzato… Non riuscivo a trovare l’aspetto positivo per il bambino, in una fase che è critica per qualunque piccolo: anche nelle famiglie più felici l’arrivo di un nuovo nato è sempre foriero di momenti difficili, per la gelosia che si nutre, per la nuova collocazione che si deve trovare nella famiglia…In una famiglia allargata è tutto più delicato. Ma alla fine credo che sia la storia più riuscita tra tutte, ed è in assoluto quella che amo e che mi commuove di più.
Come sono strutturate le fiabe?
Sono frutto della mia immaginazione, ma con un’impostazione di tipo classico. In ognuna c'è l'eroe in difficoltà, la prova da superare, l'aiutante che arriva a sbloccare una situazione e, soprattutto, il lieto fine. E' questo l'intento del mio libro, dire al bambino, “guarda, adesso stai male, ma vedrai che poi le cose, un giorno, andranno meglio”.
Dunque c’è il “e vissero felici e contenti”?
Il lieto fine pieno sarebbe stato quello di vedere la famiglia ricomposta, mamma e papà che si riabbracciano. Ma questo nella realtà non accade quasi mai, e illudere di questo i bambini sarebbe a mio avviso dannoso, oltreché crudele. Il mio lieto fine invece è più difficile, è su piani diversi, ma credo che sia altrettanto bello e, soprattutto, capace di dare speranza ai piccoli, di rassicurarli che un giorno anche loro, che in questo momento stanno patendo, supereranno i problemi e ritroveranno la serenità. Da quello che mi hanno raccontato molti genitori, alla conclusione del racconto i bambini sorridono e sono soddisfatti.
Quindi il libro è stato “messo alla prova”?
Prima di pubblicarle le ho “testate” solo su pochi amici di mia figlia per vedere che effetto facessero, e ho visto che erano apprezzate. Mi sono voluta però confrontare con esperti della materia. E a quattro mesi dall’uscita del libro devo rilevare un dato importante: sto ricevendo moltissimi messaggi da genitori che hanno letto il libro e che ne sono entusiasti: mi raccontano le reazioni dei loro bambini, molti dei quali ogni sera, come è tipico, chiedono di riascoltare la stessa storia. Mi ha stupito poi ricevere lettere in cui mi si racconta che bambini di 9-10 o anche 12 anni stanno con il libro in mano o si mettono al fianco del fratello minore per ascoltare il genitore che racconta. Per me un dato assolutamente inaspettato perché ho scritto questo libro pensando a bambini di età prescolare, o al massimo primi anni della primaria. Più di tutto mi hanno commosso i commenti di alcuni adulti che da piccoli hanno vissuto la separazione: mi hanno confidato le loro sofferenze di bambini, ancora non superate nonostante i decenni passati: “Se avessi avuto un libro così, forse mi sarei sentito meno solo”, mi hanno scritto.

di Cristina Colli


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